La sentenza della Cassazione sembrava aver confermato quel principio di uguaglianza alla base di qualunque democrazia. Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, ricchi e potenti compresi. Questo in sintesi, al di là del merito della vicenda giudiziaria, il lascito della decisione della Suprema Corte e questo era il commento prevalente degli organi di informazione internazionale: “in Italia l’ex Presidente del Consiglio non è riuscito a fermare il corso della giustizia”.
Ma appena letta la sentenza è iniziata una campagna mediatica che nessun imputato o condannato avrebbe potuto innescare per sovvertire la verità e per delegittimare la magistratura. Si dirà: “cose già viste”, si ma questa volta c’è di mezzo una condanna definitiva. Eppure nulla cambia, reti pubbliche e reti di proprietà del diretto interessato montano la scena per un’apoteosi di insulti e di sovvertimento dei fatti. Inizia il servizio pubblico che dà ampio spazio al video prontamente confezionato dal condannato, per passare all’azione delle cannoniere Mediaset, la cui tesi è: “condanna ingiusta di una magistratura sovversiva che è il vero problema del Paese”. Tutto ovviamente in assenza di contraddittorioo di una straccio di richiamo da parte degli organi preposti (impegnati invece in questi giorni sull’esposto Brunetta contro Fazio e l’Annunziata).

Sarebbe dunque il caso che quelli che dicono che le sentenze vanno rispettate facciano uno sforzo in più, accendano la televisione e si rendano conto della gravità di quello che accade in queste ore. Ma si sa il migliore difensore di Berlusconi è il centrosinistra che a chiacchiere si mostra rigoroso sugli effetti della sentenza (alcuni, altri sono più spudorati o forse più coerenti e non parlano), mentre tace di fronte a questo ennesimo colpo mediatico, trepidante in attesa di capire se le roboanti minacce della Pdl metteranno sul serio a rischio il cd governo di servizio.

Intanto, la televisione non parla più del merito gravissimo della vicenda che è bene ricordarlo riguarda una grande evasione fiscale (alla faccia dei fessi che pagano le tasse) nella quale poi, come hanno detto le sentenze di Milano, si è resa evidente la  forza del conflitto di interessi (concetto sparito dall’agenda politica dei migliori amici di sinistra di Silvio). Le notizie di queste ore sono tutte sulla riforma della giustizia, sulla vita privata dei magistrati chiamati a decidere sul caso del Cavaliere, sulla richiesta di grazia al Colle, atto obbligato per colmare il misfatto.

Si è evidenziato come, dopo la condanna irrevocabile, Berlusconi non possa più candidarsi. Vero, però dentro o fuori dalle liste con l’informazione ridotta in questo stato poco cambierebbe. Grazie alle Tv e all’impero mediatico, con figlia o altri a capi formali, sarebbe sempre lui a fare il bello e cattivo tempo.