Pdl sulle barricate? Assedio ai tribunali? Marce sullo scalone del Palazzaccio? Finale da Caimano? No, per il Pdl comunque vada sarà un successo. Perché Silvio Berlusconi, condannato o assolto dalla Cassazione per il processo per frode fiscale in Mediaset, resterà il leader del partito, la figura di riferimento, con o senza un casellario penale “macchiato”. Franco Coppi spegne solo per il momento le residue tentazioni dei berlusconiani di andare a fare manifestazioni di piazza degli ultras: Santanchè, Biancofiore, Verdini. Ma per il resto è un florilegio di inviti alla calma. A partire dai “governisti”, come vengono chiamati da giorni dagli stessi giornali di famiglia, cioè i ministri: De Girolamo, Lorenzin, Quagliariello, Lupi, lo stesso Angelino Alfano (in silenzio perfetto da giorni, se non settimane, e non solo per l’imbarazzo del caso Ablyazov). Perfino Daniela Santanché sembra anestetizzata: “Cosa farò in caso di condanna di Berlusconi? Non lo so – risponde – Aspetto la sentenza e poi deciderò”. Bisogna “attendere la sentenza con serenità” aggiunge Antonio Leone. “Escludo colpi di testa ed escludo cedimenti” afferma Mariastella Gelmini.

Quindi non solo il governo dovrà andare avanti. Ma anche il Pdl potrà incassare dalla sentenza della Suprema Corte. Se dovesse uscire una sentenza di assoluzione il Popolo delle Libertà avrebbe buon gioco per rafforzarsi e questo si capisce da sé. Se il Cavaliere fosse invece condannato nessuno si sognerebbe di mettere in dubbio la sua figura di guida del partito e chi se ne frega se sarà ritenuto un frodatore del fisco. Di più: anche gli ultras, a quel punto, conquisteranno il loro spazio. Avranno la loro piazza, libereranno le loro bandiere per gridare al complotto, alla reazione popolare, alla solidarietà al capo, all’unione del “popolo dei moderati”. I sondaggi daranno i relativi frutti. Tanto che Libero legge in modo ben preciso il sì alla procedura d’urgenza per la discussione di una nuova legge elettorale: “Il Pd teme che salti tutto: sprint contro il Porcellum”. Come diceva già Fabrizio Cicchitto, il Pd pare avere voglia di andare a votare. E’ bene mettere le cose al loro posto (cioè abolire il Porcellum) per non ritrovarsi alle elezioni con un Cavaliere rafforzato – perché ha “resistito” ai tribunali o perché “martire” – e ancora con il sistema di voto pensato da Roberto Calderoli

E poi – e lo racconta sempre Libero – comunque ci potrebbe essere un Berlusconi a capo del Pdl, Marina. Così avrebbe detto, secondo il giornale diretto da Maurizio Belpietro, lo stesso Cavaliere. Un modo per far capire all’interno e all’esterno del partito che il capo rimane lui. All’interno avvertendo chi avrebbe voglia di sfilarsi nel caso la situazione cominciasse a precipitare. All’esterno come segnale per gli elettori. 

La partita sembra più aperta, dal punto di vista del Pdl, per quanto riguarda il governo. I berlusconiani si sentono prudere le mani e infatti in queste ore – a fronte del silenzio quasi tombale degli esponenti vicini al Cavaliere – si registrano le ripetute dichiarazioni preoccupate del Pd: “Nessun effetto sul governo” (Ettore Rosato), “Ci aspettiamo Pdl responsabile comunque” (Stefano Fassina), “Pdl separi effetto sentenza da politica” (Anna Finocchiaro), “Ottimo segno niente manifestazioni Pdl” (Sandro Gozi). 

E che la tensione all’interno della maggioranza resta alta lo dimostra il fatto che la scelta delle delegazioni internazionali (questione di per sé importante, sì, ma non fondamentale) è visto come “la prima avvisaglia di un disegno per rompere il patto che tiene in vita il governo Letta-Alfanocome dice il vicecapogruppo del Pdl a Palazzo Madama Giuseppe Esposito. E’ successo infatti che il Popolo delle Libertà dice che è saltato l’accordo e il Pd ha eletto da solo i vertici delle commissioniFederica Mogherini sarà presidente della delegazione italiana all’assemblea Nato, mentre Sandro Gozi sarà presidente della delegazione al Consiglio d’Europa. Ma “l’elezione dei presidenti senza il voto del Pdl e quindi senza l’accordo tra le forze della maggioranza è un segnale molto negativo”, spiega Esposito. Al termine del voto sul decreto Ilva, il capogruppo Renato Schifani ha pertanto convocato “d’urgenza il gruppo” per fare chiarezza sulla rottura degli accordi di maggioranza sulle presidenze delle delegazioni internazionali e di altre commissioni bicamerali.