Da centoventi giorni un gesuita e un salesiano governano la Chiesa universale. Dopo quasi due secoli e undici pontificati dalla fumata bianca che annunciava l’elezione di un Papa appartenente a un ordine religioso, da quattro mesi gli esponenti di due potentissime congregazioni hanno in mano il timone della barca di Pietro. Da un lato il Pontefice gesuita “preso quasi dalla fine del mondo” che ha voluto chiamarsi come il fondatore dei francescani; dall’altro il Segretario di Stato salesiano Tarcisio Bertone. Una convivenza forzata quella tra Bergoglio e il “premier” ereditato da Benedetto XVI. Tra i due, infatti, c’è un rapporto totalmente diverso da quello che il Segretario di Stato di Sua Santità aveva con il predecessore di Papa Francesco. Come ha svelato il vaticanista de La Stampa Andrea Tornielli, Bergoglio tallona il suo Segretario di Stato per verificare se le sue richieste, o per meglio dire i suoi ordini, vengono eseguiti in tempi rapidi. Pur non essendo mai stato da cardinale di Buenos Aires un assiduo frequentatore della Curia romana, Papa Francesco sta dimostrando di conoscere fin troppo bene i difetti della macchina vaticana e di riuscire, con i suoi modi cortesi ma decisi, a fare in modo che non siano altri a comandare al suo posto.

In Vaticano, infatti, come ha raccontato lo stesso Bergoglio in una telefonata al suo ex alunno Jorge Milia, i cui contenuti sono stati pubblicati sul sito Terre d’America del giornalista Alver Metalli, “ci sono molti ‘padroni’ del Papa e con molta anzianità di servizio”. Nello stesso colloquio Francesco ha rivelato che ogni cambiamento che ha introdotto in Vaticano gli è costato degli sforzi e la cosa più difficile è stata quella di non accettare che altri gli gestissero l’agenda. Per questo non ha voluto vivere nel Palazzo Apostolico perché molti Papi hanno finito col diventare “prigionieri” dei loro segretari. “Sono io – ha detto Francesco – che decido chi vedere, non i miei segretari… a volte non posso vedere chi vorrei perché devo vedere chi chiede di me”.

Bergoglio non si fida del suo Segretario di Stato e lo ha estromesso fin da subito anche dalla gestione dello Ior. Prima di lasciare il pontificato, infatti, Benedetto XVI aveva rinnovato per un quinquennio, ovvero fino al 2018, a Bertone il suo ruolo di presidente della commissione cardinalizia di vigilanza sulla banca vaticana. Francesco non solo ha preteso che il nuovo prelato dello Ior, la cui nomina spettava unicamente alla commissione, fosse una persona di sua fiducia, ma ha anche esautorato di fatto Bertone dal suo ruolo di vigilanza sulla banca vaticana nominando una commissione d’inchiesta sullo Ior di cui fa parte il cardinale Jean-Louis Tauran che è anche membro della commissione cardinalizia di vigilanza presieduta dal porporato salesiano.

Sul nuovo prelato dello Ior, monsignor Battista Ricca, direttore di Casa Santa Marta, ovvero “padrone di casa” di Papa Francesco, si è scatenata una campagna diffamatoria tesa a ridimensionare una delle prime scelte importanti di Bergoglio. La pagina buia della vita di Ricca risalirebbe al suo tempo di lavoro in Uruguay con il nunzio polacco Janusz Bolonek. C’è chi ha dipinto quel periodo con due espressioni: “pink power” e “conducta escandalosa”. Chiaro riferimento alla “lobby gay” condannata proprio da Papa Francesco. Ma in realtà non c’è nulla di vero: tra il nunzio Bolonek e Ricca ci fu un semplice litigio che provocò il trasferimento di quest’ultimo presso la nunziatura di Trinidad e Tobago per poi essere richiamato in Vaticano.

Molti, nella Curia romana e non solo, speravano che Bergoglio avrebbe portato con sé a Rio de Janeiro, nel suo primo viaggio internazionale per la Giornata Mondiale della Gioventù, il suo nuovo Segretario di Stato. Il nome che è in pole da diverse settimane è quello del nunzio apostolico in Venezuela, monsignor Pietro Parolin. Ma Francesco sarà accompagnato in Brasile da Bertone. E non è difficile immaginare che quello sarà l’ultimo viaggio del porporato salesiano nelle vesti di Segretario di Stato di Sua Santità.

Due i cambiamenti principali voluti da Papa Francesco per il suo primo viaggio internazionale: niente conferenze stampa con i giornalisti del volo papale durante il viaggio di andata, ma un semplice e familiare saluto con ognuno dei cronisti accreditati, e l’utilizzo della sola jeep scoperta per gli incontri con i fedeli e non della papamobile blindata. “Che sia una decisione del Papa non ci piove”, ha spiegato ai giornalisti il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. Bergoglio vuole replicare anche nella sua America latina il bagno di folla che si concede ogni mercoledì in piazza San Pietro con i fedeli che partecipano alla consueta udienza generale. Lo stile Bergoglio non cambia neanche in trasferta. “Io ho necessità di vivere fra la gente, e se io vivessi solo, forse un po’ isolato, non mi farebbe bene”, ha spiegato il Papa.

Tre, invece, sono i cambiamenti che Francesco ha voluto apportare al programma del viaggio in Brasile. Nessuna modifica alla presenza del Pontefice agli eventi della Giornata Mondiale della Gioventù, ma un pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Aparecida, patrona del Brasile, previsto per mercoledì 24 luglio. E nel pomeriggio dello stesso giorno la visita all’Ospedale San Francesco d’Assisi di Rio. E poi un incontro voluto fortemente dal Papa, prima di ripartire per Roma domenica 28 luglio, con il comitato di coordinamento del Consiglio episcopale latinoamericano. Qui Francesco pronuncerà forse il discorso più importante del suo viaggio in Brasile nel quale molto probabilmente detterà le linee programmatiche per l’episcopato del suo continente e non solo.

Twitter: @FrancescoGrana