Le ultime dichiarazioni prima di tornare a Firenze. Il sindaco Pd Matteo Renzi in diretta tv a Bersaglio Mobile su La7 parla di governo, politica e futuro, assicurando “visto che ormai tutti mi accusano per le mie parole, da domani torno a fare il sindaco a Palazzo Vecchio e il partito non avrà nessun alibi”. In un clima di tensione, prima del voto di sfiducia al ministro dell’interno Angelino Alfano, il politico espone la sua posizione. ”Se sapeva”, dice in merito alla vicenda dell’espulsione della famiglia del dissidente del Khazakistn, “ha mentito e questo è un problema, se non sapeva è anche peggio. Se si è sbagliato qualcuno si assuma la responsabilità”. E aggiunge: “Parliamo di una vicenda molto grave solo dal punto di vista politico delle ripercussioni che può avere sul congresso del Pd o sul governo. Dimentichiamo che parliamo di due esseri umani”.

Una posizione diversa da quella ufficiale del Partito Democratico: “Quando si arriva alla politica nazionale sono sempre tutti non responsabili. Il Pd ha fatto una discussione con il segretario e ha deciso di non chiedere le dimissioni”. La rottura con la linea del partito non è ufficiale, ma fatica a nascondere i malumori: “Io non mollo, sappiano solo questo“. E sulla probabile candidatura a segretario del partito? “Vinco io se non ci sono loro… Non può funzionare che candidano uno, un utile idiota che porta voti, e poi governano loro, non esiste! Mi chiamano solo in campagna elettorale e poi mi dicono vattene. Basta! Da domani non esisto più per loro”. Il sindaco di Firenze evita le dichiarazioni ufficiali, ma non esclude l’impegno in prima persona: “La discussione di queste ore del Pd è puro politichese. Devono decidere se: il Pd fa i respingimenti o si apre. Si devono cambiare le regole. Se ci sono le primarie aperte mi candido, altrimenti no”.

L’immagine, secondo Renzi, è quella di un governo che “si sta logorando da solo”. “Io ho solo detto: “Facciamo le cose che dobbiamo”. Il governo vive una fase un po’ difficile. Si è presentato come governo del fare, spero che non diventi il governo del rinviare e si smetta di discutere sul durare. La voce del verbo durare non si addice al governo”.