In Italia per il secondo anno consecutivo sono state vendute più biciclette che automobili: più di 1 milione e 600mila bici contro 1 milione e 400mila auto, secondo i dati forniti dal ministero dei Trasporti. Un fatto clamoroso, soprattutto perché è la conferma di un trend positivo. Non succedeva da mezzo secolo. Sono cinquant’anni che nel Paese europeo che detiene il record europeo per “densità automobilistica” snobba il mezzo a due ruote e, a cominciare dal boom economico degli Anni ’60, la motorizzazione italiana non mai subito rallentamenti.

Oggi abbiamo 61 macchine ogni cento abitanti, più della ricca Germania che si ferma a 57 e quasi il doppio della Polonia, ultima in classifica con 35. Naturalmente in parte (o in gran parte) è l’effetto della crisi generale che ha fatto drasticamente calare la vendita di automobili. Un disastro per il settore confermato anche dai dati di maggio: solo 136.000 circa immatricolazioni contro le 148.000 dello stesso periodo del 2012, con un calo circa dell’8 per cento, che si aggiunge alle perdite percentuali dei mesi scorsi. Calano le auto, crescono le bici: il sorpasso è avvenuto. Oggi contro le 61 auto si calcola che nelle famiglie italiane ci siano 44 bici: siamo ancora lontani dalla virtuosa, e piatta, Danimarca che denuncia 38 auto contro 98 biciclette. Noi abbiamo Alpi ed Appennini e migliaia di chilometri di salite, che certo non favoriscono la diffusione della bici, ma nelle città, nei trasferimenti casa lavoro e casa scuola, gli italiani che usano il mezzo a due ruote sono sempre di più. Lo rivela l’Osservatorio Audimob dell’”Istituto superiore di formazione e ricerca per i trasporti” che ha calcolato un aumento del 400% negli ultimi dieci anni, fino al 2010.

Si è cominciato a lasciare a casa la macchina per ovviare agli inconvenienti del traffico delle ore di punta e negli ultimi tre anni si è aggiunta la crisi e l’esigenza del risparmio. Una scelta non così difficile quella di lasciare l’auto in garage se pensiamo che gli spostamenti urbani nella maggior parte sono di pochi o pochissimi chilometri soprattutto per quanto riguarda scolari e studenti: quasi il 90% delle famiglie italiane abita a distanze perfettamente percorribili a piedi, o in bici, in un tempo ragionevole da asili e scuole, ma l’abitudine di portare e andare a riprendere i bambini a scuola in macchina è fortemente radicata e muove più di dieci milioni di persone al giorno. Con le conseguenze che conosciamo negli orari di punta nelle città. Se il totale dei ciclisti abituali supera oggi i 7 milioni (e quelli occasionali hanno passato gli 11 milioni) i dati di Legambiente rivelano che si pedala di più al Nordest (nel 2012 sono state vendute oltre 535 mila biciclette tra i quasi 12 milioni di abitanti), meno al Nordovest (con 425 mila bici per  oltre 16 milioni di abitanti), ancora meno al Centro e da ultimo al Sud, ma l’aumento dei ciclisti non ha confini regionali: è comune a tutto il Paese.

Storicamente la città più “ciclistizzata” è, storicamente, Ravenna dove si stima che ogni abitante, neonati compresi, abbia la propria bici e dove da anni esiste un collaudato servizio di bike sharing. Città dove andare in bicicletta è un fatto del tutto normale come ad Amsterdam, sono Reggio Emilia, Parma, Ferrara, Padova dove almeno il 30-40% dei cittadini usa la due ruote per gli spostamenti quotidiani. Anche nelle stagioni fredde e anche in caso di maltempo (per ripararsi dalla pioggia in fondo basta uno spolverino), tanto che ci vogliono ordinanze comunali che vietano l’uso della bici in caso di neve.

Un altro dato interessante è quello dei consumi. Città come Parma e Ferrara superano la media nazionale del possesso di auto, Ravenna addirittura arriva a 66 auto per cento abitanti ma hanno medie di consumo di carburante tra le più basse del Paese. Come dire che non è obbligatorio non comprare l’auto, ma lasciarla in garage quando di può, fa bene. Al portafoglio e anche alla salute. Anche se con la maggior diffusione delle bici aumenta anche il numero di incidenti e sempre ad avere la peggio nel traffico urbano sono i ciclisti. E non tutte le città italiane possono contare sui 90 chilometri di piste ciclabili protette che vanta Ravenna. Un loro incremento inevitabilmente dovrà essere preso nella dovuta considerazione da tutti i sindaci davanti a questa rivoluzione epocale a due ruote.