E’ in atto da tempo, come hanno evidenziato anche recenti indagini giornalistiche, una pesante  azione  di “annullamento del diritto” alla maternità libera responsabile e consapevole. Tale diritto è messo i pericolo dalla crescita dell’obiezione di coscienza, oggetto di ben sei recenti mozioni parlamentari che impegnano il governo a una maggiore attenzione alla 194,ma anche da uno smantellamento silenzioso dei servizi pubblici.

Si pone quindi con urgenza un problema di “tutela delle tutele” .

Questa la situazione:

1) Nel nostro paese rispetto all’ivg ( interruzione volontaria di gravidanza) sembra essere in atto un fenomeno di “terzo mondismo di ritorno” che ci allinea regressivamente ai paesi  in via di sviluppo. Da noi, come nei paesi del terzo mondo, si registra un complessivo stallo del numero di aborti causato principalmente da una serie di limitazioni ai servizi a discapito della sicurezza e a favore della clandestinità e della speculazione;

2)  La tendenza alla diminuzione dell’ivg a pieno regime delle norme e dei servizi poteva essere interpretato come una crescita dei comportamenti consapevoli quindi come un risultato positivo dei servizi pubblici, ma ora che i servizi pubblici sono in via di crescente ridimensionamento questa diminuzione diventa sospetta;

3) Dopo l’introduzione della legge 194 il ricorso all’ivg ebbe un’ovvia impennata per poi stabilizzarsi con un costante decremento via via sempre più simile ad un plateau, che era l’evento atteso dagli epidemiologi per dimostrare che la legge, dove applicata correttamente, funzionava;

4) Difatti a provare che il trend di diminuzione delle ivg dipende dalla funzionalità dei servizi e quindi dall’assunzione di comportamenti contraccettivi adeguati da parte delle donne, è il fatto che nelle regioni dove i servizi non funzionano la riduzione del ricorso all’ivg avviene più lentamente che nelle Regioni in cui i servizi funzionano meglio e più efficacemente sulla pianificazione familiare;

5)  Stabilire una relazione di proporzionalità inversa tra riduzione delle ivg ed incremento degli aborti clandestini sembra quindi essere l’esito perverso delle legge disattese che se fossero applicate  al contrario mostrerebbero di  funzionare benissimo;

Ma oggi  qualcosa si è come inceppato o meglio le condizioni minime per far funzionare leggi e servizi stanno venendo sempre meno. E’ in corso in modo silenzioso da anni in un contesto finanziario decisamente ostile (post welfarismo) un progressivo smantellamento dei servizi pubblici dovuto principalmente a pesanti politiche di definanziamento della sanità pubblica e che ha gravemente accentuato un bisogno di servizi già carente (nel 2008 il ministero della Salute calcolò un sottodimensionamento di oltre il 30% di consultori). La questione dei servizi non è legata solo al venir meno del vecchio parametro 1 consultorio per  20000 abitanti, ma ad un loro progressivo depauperamento  organizzativo e all’essere in molti casi  ancora fermi a concezioni culturali e organizzative anacronistiche (“materno-infantile”). Nel nostro paese parallelamente all’impoverimento dei servizi aumentano le pratiche illegali di violazione della legge 194 per scopi speculativi, quindi il numero degli aborti non sicuri, quelli clandestini, il commercio ramificato (ambulatori fuorilegge, spaccio di farmaci abortivi, privatizzazione dell’ivg ecc). Per tutte queste ragioni tanto nel nostro paese che nei paesi in via di sviluppo, si pone paradossalmente la necessità di ridurre l’incidenza di gravidanze indesiderate e il numero di aborti non sicuri tramite la diffusione di servizi pubblici di sostegno alle donne alla coppia e alla famiglia.

Il problema più inquietante è che cresce e si estende l’obiezione di coscienza che rende in molti casi arbitrariamente e pseudo legalmente, indisponibile l’offerta legittima di servizi pubblici nei confronti della domanda. Si tratta di un fenomeno variegato, in parte legato a rispettabilissime convinzioni etiche personali, in parte ad una esecrabile doppia morale professionale pubblico/privato e in parte a problemi di organizzazione e di depauperamento professionale dei medici. E’ probabile  che vi sia un uso strumentale e distorto di almeno una parte dell’obiezione di coscienza cioè che in molti casi (non in tutti) l’obiezione di coscienza sia un comportamento opportunistico del tutto simile alla medicina difensiva. Sembrano prevalere le ragioni legate al bisogno di salvaguardare l’integrità professionale dal momento che chi è disposto a praticare l’igv in genere si ritrova a fare prevalentemente ivg per tutta la vita. Gli effetti dell’uso opportunistico dell’obiezione di coscienza sono devastanti: si allungano le liste d’attesa, si supera il numero di settimane di gravidanza in cui è consentita l’interruzione, si obbligano le donne alla clandestinità per cui in Italia si torna a morire di aborto, e ad avere complicazioni cliniche importanti ma quel che più conta viene meno il progetto di accrescere  attraverso i servizi il ricorso ai comportamenti consapevoli. Se le donne per tante ragioni sono respinte dal servizio pubblico come pare o se il loro accesso è ostacolato in tutti i modi allora il tasso di abortività che in Italia è “formalmente” tra i più bassi di quelli osservati nei paesi industrializzati si spiega prevalentemente con la crescita dell’aborto clandestino causato da un sabotaggio ad una normativa che pur funzionando  è sottoposta a continua violazione.

Alla luce di questa realtà si tratta di definire una contro prospettiva quindi un progetto in grado di tutelare i diritti delle donne, delle coppie applicando le leggi sulla materia che non sono poche.

La “maternità libera consapevole e responsabile” è stata  negli anni 70, il risultato di una mediazione politica felice tra i movimenti di emancipazione delle donne, la cultura laica e quella cattolica. Questa mediazione va difesa e rilanciata. Speriamo che le politiche contro la violenza di genere siano una spinta. In fondo l’inapplicazione della 194, l’assenza di servizi a sostegno delle donne, cosa sono se non violenza sociale di genere?