Impressionata dalla piazza, e ancor più dai sondaggi che la vedono sprofondare, la ‘presidenta’ brasiliana Dilma Rousseff dà il via ufficiale al piano di risalita nei consensi. Consapevole di doversi difendere su più versanti politici da qui alle prossime elezioni, la Rousseff sta puntando ad accontentare più di tutti i suoi concittadini. Prima che il fumo dei lacrimogeni si dissolvesse nelle strade infiammate della protesta delle scorse settimane, l’ex guerrigliera, economista e politica di razza, è immediatamente andata in televisione annunciando di aver recepito il messaggio e di voler approntare una risposta immediata. Poche settimane, e parte di quelle promesse fatte in diretta tv prendono forma in Parlamento. Seppur con alcune modifiche. Le prime tre disposizioni già arrivate alle Camere e in via di approvazione, sono quelle relative alla distribuzione delle risorse provenienti dall’estrazione petrolifera, una norma sull’ineleggibilità dei condannati e una anti corruzione. La sfida più grande di Dilma sarà però riuscire a far sottoporre a referendum il piano in cinque punti sulla riforma della politica e delle legge elettorale, elaborato dal governo. Una corsa contro il tempo che la vede osteggiata dai suoi stessi compagni di coalizione oltre che dalle opposizioni.

Nel corso delle manifestazioni nelle quali si invocavano più educazione e salute, punti critici del sistema sociale verdeoro, Dilma promise che il 100% delle risorse petrolifere sarebbero andate in favore della formazione. Alla fine, nonostante le pressioni del governo, in Parlamento nel corso del dibattito la cifra è scesa fino al 75%. Il restante 25% finirà nella colonna relativa alla salute. Saranno però così destinate, solo le royalties dei contratti sottoscritti a partire dal 3 dicembre 2012, il che significa per guadagni futuri. Quanto al presente ciò che si è spuntato è un 50% ripartito tra le due voci, di tutti i diritti di estrazioni del petrolio pre-sal. Con impatto certamente inferiore. Nella stessa seduta, il Senato ha anche approvato all’unanimità l’estensione della norma ‘Ficha limpa’ su incandidabilità e ineleggibilità di condannati per reati dolosi, applicabile d’ora in avanti oltre che ai politici, anche ai consulenti e funzionari di fiducia nominati in seno agli organi dello Stato. Il testo era già stato presentato, ma era fermo da un anno. Ora, dopo le proteste, è arrivato l’appoggio. La legge prevede incandidabilità per condannati per reati dolosi, e ineleggibilità per 8 anni per chi si sia macchiato di reati che vanno dagli illeciti amministrativi all’abuso di ufficio, dalla corruzione al voto di scambio. Sempre nell’ambito dell’agenda elaborata dopo le manifestazioni, è stata messa ai voti anche un’altra norma ferma dal 2010 in Parlamento. Una legge anticorruzione che prevede responsabilità civile diretta per le aziende e società che offrono favori ad amministratori pubblici per ottenere un ritorno.

Nonostante questi parziali successi già ottenuti, la presidente Dilma procede a testa bassa nel tentativo di riuscire a ottenere un referendum sulla riforma elettorale. E oltre che dai detrattori, il governo dovrà difendersi anche dal tempo. Perché diventino applicabili già per le prossime elezioni di ottobre 2014 infatti, le riforme dovrebbero essere votate entro un anno prima. La presidentessa del Supremo Tribunale Elettorale, dopo aver consultato i presidenti dei Tribunali Elettorali di ciascuno Stato dell’Unione, ha ipotizzato come data possibile quella del prossimo 8 settembre. In questo caso Camera e Senato dovrebbero approvare il piano in meno di un mese. La bagarre politica è forte. Non solo le opposizioni ma anche molti alleati di Dilma sembrano infatti voler evitare il plebiscito su questioni così delicate. Il primo quesito infatti riguarderebbe il finanziamento dei partiti. Si chiederebbe ai cittadini se preferiscano che sia pubblico, privato o misto. Un secondo quesito riguarderebbe la legge elettorale. Si chiederebbe se i cittadini preferiscano che si mantenga il sistema proporzionale, o si passi a un maggioritario su base distrettuale. Terzo quesito riguarderebbe l’elezione dei Senatori. Attualmente i cittadini votano per un rappresentante, il quale però nomina altri due suoi supplenti, che non passano per il voto. Quarto punto riguarderebbe il meccanismo di apparentamento dei vari partiti in coalizione. Il quinto, l’abolizione del voto segreto nelle aule per una maggiore trasparenza. Questioni molto delicate, che molti partiti ed esponenti politici non gradiscano vengano sottoposte a referendum.