Non piace ai Fratelli Musulmani e non piace al partito islamico Nour il nome di Mohamed el Baradei. Sull’incarico di premier ad interim, dato quasi per scontato nel tardo pomeriggio di sabati, si sono addensati molti no e così un portavoce del neo presidente della Repubblica, Adly Mansour, ha fatto sapere che bisogna considerare l’opposizione suscitata dal possibile incarico al leader dell’opposizione.

Consultato nei gironi scorsi durante diverse riunioni dalle forze armate il premio Nobel per la Pace sembrava aver rifiutato l’incarico di formare un nuovo governo temporaneo dopo lo scioglimento del Parlamento. Il politico, sentito dalla tv satellitare al Hayat, aveva detto di avere accettato “in via di principio” l’incarico ponendo come condizione di avere piene prerogative e la nomina era stata confermata anche da Tamarod, i ribelli che in questi gironi hanno condotta la battaglia anti Morsi. Dal 1997 al novembre 2009 è stato direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e dal dicembre 2012 è diventato il coordinatore del Fronte di Salvezza Nazionale, la coalizione che raggruppa i principali partiti d’opposizione. Ma pochi minuti dalla manifestazione di disponibilità del politico, la Fratellanza ha espresso un “no categorico” alla sua nomina, perché così facendo il premio Nobel “accetta il golpe”, e perché El Baradei “è l’uomo degli Usa in Egitto” per Mohamed el Khatib, dirigente della confraternita, che ha anche aggiunto che il movimento rimarrà in piazza fino al ritorno di Morsi. 

In Egitto, dopo il colpo di Stato che ha portato alla destituzione di Mohamed Morsi e alla presidenza il giudice Adly Mansour, non si fermano gli scontri e le violenze: almeno 37 morti e più di mille feriti è il bilancio degli scontri delle ultime 24 ore in Egitto secondo il ministero della Salute e la sicurezza. “Trentasette persone hanno perso la vita e altre 1.079 sono rimaste ferite”, ha indicato il ministero. Tra le vittime anche un prete copto ucciso da uomini non identificati nel Sinai. Il bilancio comprende le 30 persone morte ieri negli scontri fra sostenitori del deposto presidente Mohamed Morsi e i suoi oppositori e i cinque poliziotti e un soldato uccisi nel Sinai.  I blindati dell’esercito hanno raggiunto Piazza Tahrir, nel centro del Cairo, bloccando le principali arterie che conducono alla moschea di Rabaa el Adaweya e alle strade che portano al ministero della Difesa. La procura intanto ha avviato gli  interrogatori di alcuni dei vertici della Fratellanza, arrestati con l’accusa di avere incitato all’uccisione di nove persone negli scontri al quartier generale della confraternita.

Gli scontri, iniziati venerdì, sono proseguiti anche sabato, con la polizia egiziana che ha circondato un sit-in di sostenitori del presidente deposto Mohamed Morsi in corso da giorni all’università del Cairo. E’ nato, intanto, Ansar al-Sharia in Egitto, una formazione islamica armata che promette di lottare a sostegno di Morsi, cacciato nei giorni scorsiIl nuovo gruppo afferma che la destituzione è “una dichiarazione di guerra contro l’Islam” e accusa i militari, i cristiani copti e i sostenitori dell’ex regime di Hosni Mubarak di voler fare dell’Egitto una “creatura mostruosa, crociata e laica”.

La cacciata del presidente e il giuramento del nuovo capo di Stato Adly Mansour non hanno quindi ancora pacificato l’Egitto. Anzi, l’hanno spaccato in due: i ribelli di Tamarod hanno indetto una manifestazione per proteggere gli esiti della rivoluzione, mentre i sostenitori di Morsi ne hanno convocata un’altra contro il colpo di stato militare. E tra i due gruppi è scoppiata la violenza: ‘pro’ e ‘anti’ Morsi si sono scambiati colpi di arma da fuoco davanti al quartier generale al Cairo della Guardia Repubblicana.

”L’Egitto sta attraversando un momento critico e l’imperativo per tutte le parti è di lavorare insieme per ripristinare l’ordine costituzionale e la governance democratica”, ha commentato il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, affermando di seguire “con crescente preoccupazione” gli sviluppi della crisi in corso e sottolinea come siano “allarmanti” le notizie di violenti scontri. E ha aggiunto: “Affinché un dialogo pacifico abbia successo non c’è posto per la vendetta, per l’esclusione di alcuni dei partiti maggiori o della comunità”.

L’escalation di violenza ha portato il premier italiano, Enrico Letta, ad annunciare su twitter una “riunione di urgenza con Emma Bonino sulla situazione in Egitto”. A seguire, la nota di Palazzo Chigi sulla “grande preoccupazione” espressa dal premier e dal ministro degli Esteri. “Da parte italiana – si legge nella nota – si auspicano l’immediata fine di ogni violenza e l’avvio di una transizione rapida e inclusiva”. Mentre la stessa Bonino ha poi aggiunto: “Siamo sull’orlo di un non ritorno ed è questo il messaggio da far passare”, precisando che “il movimento molto composito sceso in piazza è un movimento abbastanza acefalo e comunque con moltissime componenti”.

Fratelli Musulmani hanno annunciato di avere intenzione di restare in piazza fino a quando Morsi non tornerà ad essere presidente: “Non lasceremo le strade di tutto l’Egitto – ha scritto su Twitter il portavoce della Fratellanza – finché non porteremo sulle spalle fino al suo ufficio il presidente legittimamente eletto”. Intanto, però, il nuovo presidente, Adly Mansour, ha sciolto la camera alta del parlamento. Sembra essere caduto nel nulla, quindi, l’appello all’unità e alla riconciliazione, lanciato ieri dall’esercito egiziano attraverso Facebook, rispondendo a distanza all’annuncio dei Fratelli Musulmani per una grande manifestazione in segno di protesta contro la deposizione di Morsi.