Performance molto deludente per il processo di innovazione nel settore della banda larga in Europa, che si accompagna a una crescita sempre più preoccupante del gap con gli Stati Uniti. È il quadro che emerge dall’ultimo rapporto della Gsm Association, un’organizzazione di settore di base a Bruxelles e Londra, in cui, peraltro, si rimarca la necessità di un cambio di rotta politico, fondamentale nel complicato percorso ad ostacoli tracciato dalla stessa agenda digitale europea.

“Nonostante la nostra apprezzata leadership nello sviluppo dei servizi di seconda generazione, diamo ormai l’impressione di essere rimasti indietro nell’espansione delle reti mobili” avvertiva già nel maggio 2008 il commissario Ue Viviane Reding. Un allarme giunto per tempo ma evidentemente non ascoltato, come dimostrano le cifre raccolte dai ricercatori a cinque anni di distanza. Le connessioni sulle reti statunitensi, ricorda il rapporto, sono più veloci del 75% rispetto a quelle rilevate sulle reti europei e “il gap dovrebbe aumentare” visto che gli americani stanno sviluppando la tecnologia di ultima generazione, ovvero la Lte 4G, ad un ritmo assai più rapido.

“Alla fine del 2013 – si legge nel rapporto – le connessioni Usa Lte saranno il 19% del totale contro una percentuale inferiore al 2% in Europa”. In questo contesto, gli utenti europei finiscono per pagare tariffe più basse rispetto ai loro omologhi statunitensi ma questi ultimi “hanno a disposizione un ammontare di minuti cinque volte superiore e una quantità doppia di dati” nella connessione. Il problema, nota la ricerca, si colloca nella struttura stessa del mercato europeo e nel peso delle differenze nazionali. Ciascuno dei 27 Paesi Ue, infatti, ha un diverso regime regolamentare che ancora sconta i retaggi della transizione al mercato degli ex monopoli nazionali. Un problema rilevante in un segmento in cui le economie di scala e di scopo (che implicano la necessità di regole omogenee tre le varie aree territoriali) sono assolutamente decisive per lo sviluppo del mercato.

“La mancanza di certezza nelle previsioni e l’assenza di omogeneità e sincronia determinata dalla presenza di molteplici regimi normativi assume la capacità di inibire l’innovazione” nota ancora la ricerca. L’esempio più immediato potrebbe collocarsi, forse, nella celebre questione delle emissioni elettromagnetiche. Nel luglio del 2011, l’allora ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani rassicurò tutti affermando che l’Italia avrebbe potuto “recuperare velocemente il ritardo strutturale in fibra con l’ampliamento della 4G”.

Un anno più tardi, il direttore Network Development di Wind, Nicola Grassi, avrebbe segnalato i ritardi nello sviluppo della nuova tecnologia in relazione alla presenza di norme particolarmente restrittive sui limiti di emissione delle onde che imponevano soglie decisamente più basse rispetto a quelle fissate da altri Paesi Ue. La questione ha sollevato un dibattito anche in Francia dove lo scorso gennaio il ministro delegato all’Innovazione e all’economia digitale Fleur Pellerin ha preso parte a un test sull’esposizione alle onde nel cuore di Parigi per rassicurare i francesi sull’assenza di rischi connessi alla concentrazione delle antenne. Parigi prevede di investire 3 miliardi di euro nei prossimi 5 anni per lo sviluppo della tecnologia 4G.

Ad oggi, ricorda la ricerca, quattro Paesi Ue (Spagna, Irlanda, Slovacchia e Bulgaria) non dispongono ancora dell’infrastruttura per le reti di ultima generazione mentre in 9 dei 23 Paesi che hanno già introdotto la tecnologia avanzata (tra cui Francia, Italia e Olanda), la percentuale delle connessioni Lte attive nell’ultimo trimestre dell’anno scorso totalizzava un perfetto zero per cento. Non troppo distante, peraltro, dalle percentuali minime registrate altrove. Alla fine del 2012, ha ricordato martedì il Wall Street Journal, gli utenti Lte in Germania erano 570 mila (lo 0,6% della popolazione), i britannici appena 41 mila. Negli Stati Uniti si arriva a 31 milioni di persone, in Corea del Sud a 16 (su una popolazione di 50 milioni di abitanti). Interpellato sul tema dallo stesso quotidiano finanziario Usa, il vice presidente esecutivo di France Télécom, Pierre Louett, non ha esitato a parlare di situazione “umiliante” per il Vecchio continente.