Al Comune di Roma l’iter per i concorsi, in piena campagna elettorale, per l’inserimento in organico di centinaia e centinaia di precari dell’amministrazione capitolina, prosegue senza sosta e con procedure che lasciano interdetti gli addetti ai lavori che ipotizzano, che dietro questa operazione, vi siano “saldi elettorali di fine stagione”. “Vi sono una serie di procedure – ironizza Gianni Carravetta, responsabile Cobas in Campidoglio – che lasciano sospettare che dopo Parentopoli si stia concludendo la legislatura con Bandopoli…”. Come sottolineano dal sindacato in alcuni casi si arriva a dare un punteggio maggiore a un corso di informatica certificato che non a una laurea conseguita secondo il vecchio ordinamento.

Dopo i 4 bandi di concorso per contratti di lavoro a tempo determinato ne spuntano, a pochi giorni dal voto, altri due per contratti di lavoro a tempo indeterminato per altri 126 posti complessivi. “A parte la tempistica sospetta – spiega Carravetta – sono le procedure, le modalità, i contenuti di questi bandi che fanno pensare che la partita possa essere truccata. Nel 2012 è stata introdotta per legge la possibilità di stabilizzare, mediante procedure selettive pubbliche, il personale precario che ha il requisito dei tre anni di servizio alle dipendenze dell’amministrazione. Qui invece, in barba alle regole, è stata fatta una grande ammucchiata, offrendo la possibilità di concorrere sia ai precari che lavorano anche da 6 anni negli uffici comunali sia agli interinali e stagisti chiamati in questi ultimi due anni da Roma Capitale: personale reclutato senza procedure selettive pubbliche e assunto attraverso contratti di lavoro diversi dal tempo determinato”.

Nel 2011, secondo quanto riferisce il sindacalista, proprio mentre Alemanno annunciava di aver risolto definitivamente il problema del precariato al Comune di Roma, “l’amministrazione decideva di assumere decine e decine, numero che è cresciuto nel tempo, di interinali senza dare alcuna pubblicità alle procedure e con un iter assai poco trasparente. La gran parte di questi lavoratori ‘in affitto’ veniva poi inserita quasi totalmente all’interno dei dipartimenti centrali, in uffici che rispondono direttamente al controllo degli assessori”. La decisione di inserire in organico questa quota di personale, che giustificherebbe i 4 concorsi a tempo determinato, è stata arricchita dall’idea di creare un’ulteriore opportunità: allineare i requisiti di interinali e stagisti a quelli del personale precario “storico”, in modo da garantirgli la possibilità di partecipare alle selezioni pubbliche per un posto di lavoro a tempo indeterminato (gli ultimi due concorsi in questione). Una confusione che potrebbe generare un vizio di forma impugnabile davanti al Tar – per violazione della legge sopra menzionata – mettendo a rischio anche la stessa validità dei concorsi in questione.

“Altra confusione – continua Carravetta – o contraddizione inspiegabile, è la modalità di valutazione dei titoli. Per i 4 bandi per impieghi a tempo determinato un corso di informatica certificato vale più di una laurea vecchio ordinamento e, guarda caso, gli interinali chiamati dalla giunta Alemanno hanno svolto, su input dell’amministrazione, proprio corsi di questo tipo. Per i 2 bandi inerenti il lavoro a tempo indeterminato, invece, la regola è stata modificata attribuendo un valore più alto, seppure di poco, al titolo universitario, assegnando comunque un valore superiore ai corsi di formazione certificati rispetto, ad esempio, alle specializzazioni post laurea. Un vero florilegio di regole contraddittorie”.

A suggellare il tutto, secondo il Cobas, ci sarebbe anche una regola che stabilisce che, in caso di superamento della soglia di mille domande, verranno ammessi alle prove solo i candidati utilmente collocati nelle graduatorie formate sulla base della preselezione informatizzata per titoli. “Si tratta di una forzatura – denuncia Carravetta – ai limiti della truffa, perché è una regola che non era richiesta in quanto la legge di stabilità autorizza le amministrazioni ad avviare procedure di reclutamento esplicitamente riservate al personale precario con un’anzianità di servizio consistente, almeno 3 anni, nel tentativo di sanare una lunga stagione di abusi commessi nell’ambito di tutti i comparti della pubblica amministrazione. La pretesa arrogante di inserire in queste processi di stabilizzazione anche il personale assunto con procedure diverse, interinali e stagisti, legate peraltro anche a meccanismi clientelari, ha determinatola necessità di forzare e rendere opache le regole, creando un danno ulteriore alla collettività”. Così molte persone presenteranno la domanda di partecipazione a questi bandi, apparentemente aperti a tutti, senza poter accedere neanche alle prove, rimanendo con un pugno di mosche in mano e anche con un portafoglio più leggero, visto che ogni candidato per iscriversi dovrà versare circa 10,33 euro.