“I quattro anni trascorsi sono stati molto difficili, è stata colpita la mia famiglia e la mia dignità personale e professionale”. Sono le parole dell’ex governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo, sentito per la prima volta come testimone nel processo a quattro carabinieri infedeli accusati di aver organizzato un ricatto ai suoi danni. Lo scandalo e la polemica che lo travolsero, a seguito del blitz illegale che subì il 3 luglio 2009 quando era in compagnia di una trans, lo portarono alle dimissioni da presidente della Regione Lazio. L’ex governatore era tornato a partecipare ad una manifestazione pubblica solo nel settembre del 2011 quando accettò l’invito dell’Idv ad un dibattito con Francesco Storace. ”Con i problemi morali – disse – ciascuno fa i conti con sé stesso. Ma io ero un uomo pubblico, per questo mi sono dimesso. Ma non ci si può dimettere dalla vita”. Secondo la Procura di Roma Testini, Simeone e Tagliente minacciarono Marrazzo perché firmasse e consegnasse loro tre assegni per un totale di di 20 mila euro, altrimenti avrebbero rivelato quello che accadeva in casa del trans.

A processo i militari Nicola Testini, Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Antonio Tamburrino (solo ricettazione) per il video girato nell’appartamento di via Gradoli quel 3 luglio 2009. Cessione di sostanza stupefacente è invece il capo d’accusa per il trans Natali, il cui vero nome è Alexander Josè Vidal Silva. Il pusher Massimo Salustri era stato invece prosciolto dall’accusa di violazione della legge sugli stupefacenti, mentre altri due spacciatori avevano patteggiato: per Bruno due mesi di reclusione in continuazione con altra pena per una vicenda analoga, mentre per Emiliano Mercuri inflitti un anno e quattro mesi. I ministeri dell’Interno e della Difesa sono a processo nella doppia veste di responsabile civile e di parte civile.

“Berlusconi mi informò del video” – “Dell’esistenza di un video che riprendeva quanto accadeva fui informato qualche settimana dopo il fatto dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Fu lui a telefonarmi. Mi sembra di ricordare che disse che il direttore di una rivista del gruppo Mondadori, Signorini, aveva visto un video che mi riguardava”, ha detto Marrazzo nel corso della deposizione. “Signorini – ha aggiunto – aveva visto un video che mi riguardava e che però secondo lui era inutilizzabile perchè non si capiva bene che cosa riprendesse. Berlusconi aggiunse che questo filmato lo aveva anche un’agenzia di Milano. Ricordo che mi diede il numero telefonico e che parlai con una donna. Mi confermò d’avere quel filmato. Io dissi che avrei mandato qualcuno di mia fiducia per vederlo. Ma poi dopo qualche tempo mi richiamò Berlusconi per informarmi che il video era stato sequestrato dai Ros. Quando fui sentito in Procura ebbi modo di vedere quel video, forse era stato girato in modo farraginoso e si era anche tentato di fare un montaggio. Oggi ripensando a questa storia e al comportamento dei carabinieri che mi impedirono di lasciare la casa di Natali penso che l’abbiano fatto perchè stavano girando il video”.

Il carabiniere Testini dovrà rispondere anche della morte del pusher Gianguarino Cafasso, avvenuta in una stanza dell’hotel Romulus tra l’11 ed il 12 settembre 2009: il capo d’imputazione nei confronti del militare era stato derubircato da omicidio volontario pluriaggravato a morte come conseguenza di altro delitto. Secondo il gup che aveva disposto il giudizio, infatti, la droga ceduta da Testini a Cafasso non aveva lo scopo di favorirne la morte. Circostanza, questa, contestata dai difensori del carabiniere e basata sui risultati di una consulenza di parte che attribuiva alle precarie condizioni di salute, e non ad un mix di droga, il decesso dello spacciatore.

“Qualcuno voleva tendermi un agguato” – Nella seconda parte della sua deposizione Marrazzo ha ricordato che il trans Natali gli aveva parlato della possibilità che qualcuno intendesse organizzare un agguato ai suoi danni. In quel momento non ritenne di doversi allarmare ma poi, dopo quanto accadde, ha ripensato alle parole del trans. L’ex governatore ha anche parlato del ricatto subito da parte dei due carabinieri entrati nell’appartamento di via Gradoli. “Mi chiesero una somma elevatissima per me -ha detto- Volevano 80mila euro ma io dissi che non avevo tanto denaro. Alla fine consegnai tre assegni per un importo tra i 15 e i 20mila euro. Ricordo che la stessa Natali mi aveva consigliato di dare il denaro così sarei tornato libero e andarmene”.

L’ex governatore poi rispondendo alle domande dei difensori dei quattro carabinieri imputati ha detto che i due uomini entrati nell’appartamento presero tutti i suoi documenti e anche il portafogli. Quando li riebbe guardò nel portafoglio e scoprì che mancavano circa 2mila euro. A Natali aveva dato invece tra gli 800 e i mille euro per la sua prestazione. Fu sempre Natali a confermargli che le due persone erano carabinieri. “Io avevo paura, loro mi dicevano che attendevano ordini da parte del comando… Poi se ne andarono via e anch’io fu libero di lasciare l’appartamento. Con la coda dell’occhio notai che c’era sul tavolo un piatto con della polvere bianca. Quando lasciai l’appartamento di Natali ero confuso. Poi rientrato a casa mia presi contatto ancora con lui chiedendogli di venire da me perchè volevo essere rassicurato che i due fossero effettivamente appartenenti all’Arma”.

Le conseguenze personali – Marrazzo ha spiegato che questa vicenda lo ha portato “a separarsi dalla moglie. Mi sono dimesso dall’incarico di governatore del Lazio era giusto fare così e sono tornato a non fare il mio lavoro”. Per il giornalista Rai questo fatto gli ha “provocato dolore anche per colpa di una campagna mediatica micidiale, molto aggressiva e diffamatoria, che ha fornito spesso alla pubblica opinione notizie non vere”. Il giornalista ha ammesso di avere avuto “negli anni passati sporadici incontri con transessuali, se ne contano sulle dita di una mano, qualche volta si è consumata della cocaina che non portavo certo io. Non ho mai usato l’auto di servizio per questo tipo di incontri né ho mai portato trans negli uffici della Regione”.

“Quel 3 luglio del 2009, nell’appartamento di Natalì in via Gradoli, ho avuto molta paura. Mi sono reso conto di aver compiuto il più grande errore della mia vita” dice in aula. Marrazzo, rispondendo al pm Rodolfo Sabelli ed Edoardo De Santis davanti ai giudici della IX sezione penale, ricorda che “fu sottoposto da quei due carabinieri in borghese entrati nell’appartamento ad una violenza psicologica molto forte, mi trovai in stato di restrizione, mi sentivo sotto sequestro. Volevo uscire a tutti costi da quella casa ma non mi fu consentito neppure di rivestirmi. Non mi resi conto che stavano girando un video con il cellulare”.