Un assegno di 150 euro a ogni residente, pagabile in caso di vittoria della candidata. È questa la promessa fatta da Alessia Bellon, 40 anni, in corsa per la poltrona di sindaco di Treviso per Indipendenza veneta. L’idea ha lusingato molti elettori. Tant’è che venerdì al suo gazebo, vicino al Battistero, sono stati ritirati 12 mila assegni, per ora non coperti da nessun conto bancario. “Voglio compensare i cittadini dall’esasperata pressione fiscale comunale” si giustifica l’aspirante sindaco.

Conti alla mano, la candidata si impegna a restituire in caso di vittoria un milione e 800 mila euro. “È come la restituzione dell’Imu sparata da Berlusconi prima delle elezioni” commenta Alessandro Gnocchi, lo sfidante dei Cinque stelle. Altra promessa: 4 mila euro all’anno a tutte le 38 mila famiglie trevigiane. Come? “Attingendo dal residuo fiscale verso lo Stato, cioè 20 miliardi di euro ogni anno” spiega Bellon. Certo per attingere a quel fondo il Veneto dovrebbe separarsi dallo Stato italiano.

Ma Indipendenza veneta con il referendum del prossimo 6 ottobre punta proprio a questo. A poche ore dalle urne , poi, Massimo Zanetti (lista civica), il patron del caffè Segafredo, l’altro ieri ha annunciato l’acquisto del Treviso calcio. Basterà? I sondaggi per adesso danno Bellon e Zanetti sotto il 10 per cento dei consensi. In vantaggio per arrivare al ballottaggio sono il sempiterno leghista Giancarlo Gentilini (83 anni, appoggiato anche dal Pdl) e Giovanni Manildo (Pd-Sel).