Cristo non abita più quiUn mio amico che in meno di un’ora era giunto a pag. 45 mi ha inviato un sms con queste parole: «scorre come un treno su una rotaia magnetica». Se un libro preso in mano scorre, è segno che parla e se parla colpisce, come la meteora che atterra il papa, bardato con tutte le sue cianfrusaglie.

Certo, non spetta a me dire se il libro è riuscito o meno, se vale o non vale; una cosa è certa leggendo oggi il resoconto di Papa Francesco sui «cristiani da salotto» e l’intervista al vescovo di Chieti, il teologo Bruno Forte, mi viene voglia di dire: ora tutti sono buoni a dire certe cose, perché si allineano con la direzione ufficiale impressa da questo Papa. Ieri il Forte si arrampicava sugli specchi per difendere la teologia indifendibile di Ratzinger Joseph. Pazienza, così va il mondo, così vanno i clericali. L’intreccio tra attualità e storia, da un respiro ampio al testo e tesse le relazioni tra passato e presente perché tutto si tiene nella sintassi della logica che presiede le premesse e le conseguenze.

Con questo libro, per me si aprono solo due strade: o la segreteria di Stato in Vaticano o la scomunica per averlo solo pensato e scritto. Nell’uno e nell’altro caso, io sono pronto.
Un abbraccio molto affettuoso a tutte e a tutti.

Quarta di copertina

«Abiuro il Dio del Vaticano, dio di comodo, dio denaro, dio strumento di ignominia e corruzione. Credo il Dio povero, nudo, forestiero e crocifisso, Padre dei poveri, dei nudi, dei crocifissi e dei senza dimora.» 

Risvolto di copertina 

«Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te.»  Se si sostituisce Gerusalemme con Vaticano, il vangelo di Matteo fila con una coerenza feroce. Parola di Paolo Farinella, prete. Il Vaticano, sempre, da sempre, uccide i profeti. Il Vaticano, sempre, da sempre, ha mandato Cristo in esilio. Cristo non abita più qui. E, forse, non ci ha mai abitato. Da mille anni, sin dai tempi della lotta delle investiture,e dunque del conflitto tra papa Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV, il Vaticano è terra di tutti, tranne che di Dio. È stato governato da una lunga fila di papi re, portatori di un potere assoluto, sia spirituale sia temporale. Il papa, per dogma, è infallibile: ai tempi di Benedetto XVI, anche la Santissima Trinità cede il passo alla gloriosamente regnante Sua Santità. Il Papa – come ai tempi del dictatus papae – non può essere giudicato da alcuno. Ha il diritto di deporre gli imperatori. Il Papa impera oltre l’impero. Dove impera il Papa, in Vaticano, Dio non c’è. Nel Vaticano, Dio viene mandato in guerra: i cappellani militari disconoscono la pace e abbracciano la guerra. I cappellani militari stringono alleanze con il ministero della Difesa: sono dentro lo Stato, sono lo Stato. Qui, in Vaticano, si dà morte ai profeti, vita ai banditi. Ci si dimentica per decenni di martiri come monsignor Romero, ucciso perché osteggiava la dittatura salvadoregna; si proteggono per anni uomini come padre Marcial Maciel Degollado, protagonista di atti di pedofilia, e non solo. Qui, in Vaticano, si dà spazio ai neocatecumenali, ai lefebvriani, all’Opus Dei, a Comunione e Liberazione. Qui, in Vaticano, da sempre, chi pensa muore. In Vaticano non c’è Cristo. Se un prete avesse il dono della profezia, se conoscesse tutti i misteri, se possedesse tanta fede da trasportare le montagne, ma non avesse Cristo, no: non sarebbe nulla.

In Cristo non abita più qui, Paolo Farinella, prete genovese, prete laico, prete ateo per grazia di Dio, tesse un arazzo appassionato, fondendo esperienze personali, teologia, storia e narrazione. Esplorando i testi sacri, e le storie umane edecclesiastiche da Adamo ed Eva a papa Francesco, chiede a voce alta una radicale riforma della Chiesa Cattolica nel solco del Concilio Vaticano II. E lancia un grido d’amore: non dimentichiamoci di dio.

Paolo Farinella, Cristo non abita più qui. Il grido d’amore di un prete laico. Per Gesù, contro il VaticanoilSaggiatore, Milano 2013, pp. 310 € 16,00.