Il sindaco di Bologna Virginio Merola chiude le porte alla protesta. O meglio i cancelli, visto che 200 maestre delle scuole d’infanzia comunali che da settimane protestano contro il loro cambio di inquadramento contrattuale, hanno trovato sbarrate davanti a loro le inferriate della scalinata che porta all’aula del consiglio comunale. Non era mai successo che un sindaco chiedesse ai vigili di impedire la salita di chi protestava durante i lavori dell’assemblea cittadina. ‘‘Non potevano entrare tutti in consiglio comunale, è una questione di sicurezza, dunque, quando la polizia municipale ha visto un corteo così grande scortato dalle Forze dell’ordine, ha valutato di chiudere i cancelli’’, si è difeso il sindaco. Dopo una mediazione di alcuni consiglieri del Movimento 5 stelle e di Sinistra ecologia e libertà, alla fine i cancelli sono stati riaperti. Una volta arrivate su le maestre hanno intonato una specie di canto di battaglia: ‘‘Tremate, tremate, le maestre son tornate!’’. (video)

Già due settimane gli aderenti all’Adi, l’Associazione docenti italiani, avevano organizzato una grande manifestazione terminata con la salita nel palazzo del municipio e con la richiesta di parlare con il padrone di casa. Allora però i 300 manifestanti erano stati ricevuti nella sala antistante quella del consiglio da tre assessori comunali che avevano promesso a breve un incontro di una delegazione con il sindaco. Le docenti protestano contro il progetto del Comune di Bologna di spostare le 500 maestre delle scuole d’infanzia bolognesi, attualmente dipendenti comunali, alle dipendenze della futura Asp unica, l’Azienda per i servizi alla persona in mano al pubblico ma con una piccola partecipazione dei privati.

Secondo le maestre il rischio di questa operazione, oltre a quello economico (più ore di lavoro a parità di stipendio) è quello di non essere, di fatto, più delle dipendenti della scuola, ma diventare assistenti sociali e non più delle insegnanti. Questo potrebbe avvenire in una città, Bologna, pioniera in Italia delle scuole per l’infanzia, fiore all’occhiello del sistema educativo italiano. Merola ha promesso di nuovo che riceverà una delegazione: ‘‘Non possono entrare tutti in sala, sono troppi e così si esasperano i toni e nessuno ci ha chiesto un incontro. Se compongono una delegazione e i capigruppo li vogliono incontrare, per me va benissimo’’. I cancelli, ha poi concluso Merola ‘‘andavano chiusi perché serviva un filtro, nessuno ha intenzione di tagliarli fuori’’.

La mossa dell’amministratore ha creato non pochi malumori nella maggioranza e all’interno dello stesso Partito democratico. ‘‘Non sono un cardinale, non sono in conclave. Chiudere il Palazzo e l’accesso alla seduta pubblica del Consiglio comunale in corso senza avvisare la presidente è gravissimo’’, ha scritto su Facebook il consigliere Pd Benedetto Zacchiroli. A dare sostegno alla protesta sono arrivati anche i consiglieri del Movimento 5 stelle ‘‘Così si tratta la professionalità delle maestre. Ieri orgoglio della città. Oggi chiuse fuori’’, ha scritto il consigliere Marco Piazza.

Sarà una settimana di passione quella che attende Merola sul fronte della scuola. Il 26 maggio è infatti in programma il referendum sul sistema di finanziamento comunale alle private attualmente vigente a Bologna. Un gruppo referendario, che ha come padre nobile Stefano Rodotà, ha infatti indetto un referendum comunale consultivo chiedendo l’abolizione di quel fondo. Dirigenza Pd e Pdl si sono trovate fianco a fianco nel difendere il sistema. Ma la base democratica potrebbe riservare sgradevoli sorprese alle urne.