Aeroporto di Forlì, adesso è davvero finita. Il 15 maggio entro la mezzanotte Enac si pronuncerà formalmente per la chiusura della storica pista, inaugurata il 19 settembre 1936 per volere del Duce, e dal 1957 divenuto scalo commerciale. Dopo l’uscita di scena qualche settimana fa del liquidatore del vecchio gestore Seaf, il bolognese Riccardo Roveroni, in tribunale si è aperta la via del fallimento considerata l’impossibilità per i soci pubblici di versare altri soldi a fronte di bilanci costantemente in ‘profondo rosso’.

Pochi giorni dopo la decisione del giudice Alberto Pazzi di affidare la curatela fallimentare alla commercialista Enrica Erani, l’annuncio finale dell’ente dell’aviazione civile non è stato accolto come una sorpresa. Sarà Enac a dover decidere ora il livello di funzioni (non commerciali) da integrare con Enav Academy per mantenere al Ridolfi la scuola di volo nell’ambito del polo tecnologico-aeronautico che negli anni, pur in un aeroporto in evidente declino, si è mantenuto ben conosciuto non solo in Italia.

Dunque, mentre tra il centinaio di lavoratori dello scalo e del primo indotto continua a proliferare la cassa integrazione concordata con la Regione, e sono pronti ad andarsene anche la cinquantina di agenti di polizia di frontiera presenti e il presidio dei vigili del fuoco, resta in città l’amarezza dopo anni di letale concorrenza con gli scali di Rimini e Bologna, in barba ai tanto sospirati progetti di integrazione annunciati a più riprese dalla giunta di Vasco Errani. Seaf, solo dal 2004 al 2011, è costata alla collettività circa 50 milioni di euro. Di pari passo ai passeggeri cresciuti grazie ai discussi contributi di co-marketing e di pre-acquisto biglietti pompati dal pubblico su richiesta delle compagnie low cost (su questo la procura  forlivese aveva aperto un’inchiesta poi archiviata) sono cresciuti anche i debiti, fino ai 10 milioni di passivo solo nel 2010.

Dopo il clamoroso trasloco di Ryanair nel 2008, Forlì, già azzoppata dalla fuga di Wind Jet a Rimini nel 2010, ha dovuto prendere atto proprio recentemente dell’ultimo colpo inflittole da Bologna, che due mesi fa le ha soffiato Wizz Air. Nel frattempo, i chiacchierati investitori “russi”, “arabi” e “cinesi” che in Romagna avrebbero dovuto salvare la baracca sono rimasti tali. L’ultima mazzata l’ha data l’ex ministro alle Infrastrutture Corrado Passera, che poco prima di lasciare l’incarico a Roma ha promosso a “scalo nazionale” Rimini, ma non Forlì e Parma.

Se Forlì dovrà farsene una ragione, i riminesi non stanno meglio. A giorni il tribunale dovrà esprimersi sul concordato di continuità chiesto dalla società di gestione Aeradria per cercare di salvarsi da qualcosa come 50 milioni di euro di debiti, complessivamente accumulati a vario titolo negli ultimi esercizi. La procura, che nel frattempo sta indagando i vertici della società per violazione delle leggi fallimentari, ha già bocciato il piano di concordato e dunque anche il “Fellini” è appeso a un filo. Il piano prevede un dimezzamento secco dei passeggeri, dal milione sognato fino a tempi recenti a 550 mila, e un ulteriore stralcio delle compagnie più costose.

Anche qui l’ombra di Bologna si allunga dato che il “Marconi”, dicono da Rimini, da mesi sta mettendo le mani sulle compagnie ex Urss sui cui passeggeri si regge da anni il turismo della riviera.