La spartizione delle 40 poltrone tra viceministri e segretari del nuovo governo Letta ha già creato malcontenti. Nel Pd, visto che si è dimesso dal ruolo di segretario piemontese del partito Gianfranco Morgando per protestare contro l’assenza di rappresentanti della sue regione nell’esecutivo. Un dissenso che trova sponda anche nel Pdl: anche la responsabile della propaganda Laura Ravetto lamenta infatti l’esclusione di uomini del suo partito che provengano dal nord-ovest, Piemonte e Liguria. 

”Sono senza parole – scrive Morgando -. Viene penalizzata in modo indegno l’unica grande regione del nord in cui il Pd ha conquistato il premio di maggioranza al Senato, e che ha contribuito con 34 eletti alla composizione della nostra rappresentanza parlamentare”. Nella lettera delle dimissioni inviata al presidente dell’Assemblea regionale del Partito democratico del Piemonte, Andrea Giorgis, osserva che con tale esclusione “si impedisce al Pd del Piemonte di dare il suo contributo, nell’azione di governo, alla soluzione dei problemi drammatici della nostra Regione. Lo giudico un atto di insipienza politica gravissimo, oltreché un oltraggio alla nostra dignità ed al nostro impegno di questi anni”. “Adesso capisco – aggiunge Morgando – le difficoltà di interlocuzione di questi giorni, gli imbarazzi dei colloqui, i telefoni che suonavano a vuoto e i messaggi senza risposta. Abbiamo pagato un percorso decisionale tutto centrato su logiche spartitorie, proprio in un momento in cui le tensioni e il dibattito sul territorio richiedevano particolare cautela ed attenzione. Un vulnus che, almeno per quanto mi riguarda, sarà difficile da sanare”.

Le dimissioni di Morgando sono “pienamente condivisibili” secondo il dirigente del Pd Giorgio Merlo: ”Il duo Franceschini-Zanda, con l’avallo tacito del partito romano, hanno umiliato il Pd piemontese nella rappresentanza nel governo Letta. Un fatto di inaudita gravità che non meriterebbe alcun commento”. Secondo Merlo sono state inventate “regole all’ultimo minuto, come l’incompatibilità dei non parlamentari con ruoli di governo, poi puntualmente smentite per difendere gli amici di cordata o di filiera”. Conclude il dirigente del Pd: “Di fronte alla cinica conduzione nella composizione del Governo e ad una dirigenza di partito nazionale latitante e disinteressata, se non per tutelare cricche di potere e cordate personali e di piccolo cabotaggio, viene messa a rischio la stessa permanenza in un partito”.

I malumori interni al Pd danno il la alle recriminazioni anche della Ravetto che dal fronte opposto afferma: “Bene squadra Pdl al Governo ma rammarico che il nord-ovest sia drammaticamente scoperto. Come è possibile che il partito non abbia espresso, ad esempio, neppure un rappresentante del Piemonte o della Liguria a fronte di un’amplissima rappresentanza del centro-sud?”. Per questo Ravetto chiede al coordinatore Enrico Costa “di aprire una riflessione all’interno del partito in merito. Da piemontese, mi avrà al suo fianco in questa battaglia se vorrà”.