Nel film Sogni d’oro, Nanni Moretti dice a una platea di spettatori: “siete un pubblico di merda”, al che tutta la sala si alza in piedi gridando entusiasticamente: “pubblico di merda, pubblico di merda”. Una scena che ne ricorda un’altra, quella vista ieri a Montecitorio con Napolitano bis che mazzolava a tutto spiano parlamento e partiti con accuse di inettitudine e corruzione mentre dall’emiciclo si levavano (con la sola eccezione di M5S) festosi e prolungati applausi. Tutto come previsto. Giù in basso, adorante e con lunga coda di paglia la peggiore classe politica del globo, incapace perfino di eleggere un nuovo capo dello Stato. Lassù (dopo aver detto no infinite volte alla rielezione), l’anziano capo dello Stato che sfodera il suo diktat, così riassumibile: o si fa il governo delle grandi intese con Berlusconi o si va a nuove elezioni, ma in questo caso io mi dimetto subito e vi lascio in un mare di guai.
 
Napolitano ha avuto anche parole di apprezzamento per la scelta che ha portato il movimento di Grillo nelle istituzioni parlamentari. Ma il successivo monito sul ricorso alla piazza non è piaciuto affatto ai 5Stelle che ora parlano di un presidente “non più arbitro”. Non sorprende invece l’euforia di Berlusconiche si vede servire su un piatto d’oro un governo su misura, con ministri di sua proprietà e un programma già incardinato dai famosi saggi intorno alla riforma della giustizia modello Arcore, a cominciare ovviamente dal bavaglio sulle intercettazioni. Ben al coperto dietro Napolitano, il Caimano potrà contare sulla assoluta benevolenza di quasi tutta l’informazione che difficilmente oserà criticare gli atti del nuovo governo che il monarca del Colle ha già solennemente battezzato di “salvezza nazionale”, come se fossimo in guerra.

In questo un po’ sconcio coro di alleluja noi, inutile dirlo, non ci saremo. Troviamo indecente che i dirigenti Pd abbiano accettato al Quirinale il presidente dell’inciucio con la destra piuttosto che far convergere i voti su Rodotà, la personalità giusta per aprire la strada a una maggioranza del vero cambiamento che M5S non avrebbe potuto rifiutare. Troviamo insopportabile che sempre grazie a Napolitano venga steso un tappeto rosso ai piedi dell’uomo del bunga bunga che ha sputtanato l’Italia nel mondo portandola quasi al fallimento. No, non ci sentiamo soli perché contro la restaurazione della politica più marcia c’è una ripulsa che si allarga a macchia d’olio e che già mobilita la base del Partito democratico e dei sindacati non gialli.

Pensiamo che oggi più soli e più isolati dal mondo reale dovrebbero sentirsi piuttosto i pretoriani dell’informazione, sentinelle dell’eterna casta. Affidandosi con i loro padroni a un signore di 88 anni a cui tremava la voce per l’enorme responsabilità che si è preso.

Il Fatto Quotidiano,  23 aprile 2013