Beppe Grillo accusa Pd e Pdl di aver fatto un accordo di palazzo contro la volontà degli italiani, un golpe bianco. La piazza è piena di cittadini che protestano, anche tanti militanti del Pd assediano Montecitorio. Ma i ruoli si ribaltano e i partiti dell’inciucio presidenziale accusano lui di voler sovvertire l’ordinamento democratico. Un colpo di Stato ordito da un ex comico. Non ci crede Stefano Rodotà che pure prende le distanze dall’ipotesi di una marcia su Roma che lo stesso Grillo ha poi deciso di non fare.

Ma la tromba dei partiti è inarrestabile. Gridano all’allarme generale proprio gli esponenti di quei partiti che hanno fatto dell’Italia il Paese del golpe. Per vent’anni si sono accusati a vicenda di ordire attacchi al cuore dello Stato pur di fomentare la lotta politica.

Iniziò Silvio Berlusconi nel 1994, per denunciare l’alleato leghista che gli fece cadere la maggioranza sotto i piedi. Pochi mesi dopo additerà il pericoloso complotto ordito da un manipolo di magistrati sovversivi in mondovisione, quando osarono notificargli un avviso di garanzia alla conferenza internazionale di Napoli.

Ma non passa molto che lo Stato è di nuovo messo in pericolo. E il 26 gennaio del 2000 arriva un altro temibile attacco. Tocca a Enrico La Loggia, al tempo presidente di Forza Italia, denunciarlo (26/1/2000). A ordirlo, stavolta, sono i pericolosi parlamentari del centrosinistra. Vorrebbero approvare, nientemeno, una norma antidemocratica come la par condicio per inibire lo strapotere mediatico del padrone di Mediaset. Anche Renato Schifani urla al golpe (3/1/2001). E’ così convinto che di questo si tratti da denunciarlo in sede internazionale. L’attacco, si scoprirà a breve, non è nient’altro che il processo Sme. Dall’Europa, non si sa perché, non sono arrivati rinforzi.

Ma il golpe agita anche i sonni della sinistra, eccome. Lo denuncia ad esempio Nichi Vendola (8/10/2005). In realtà si trattava di tagli lineari di Tremonti, certo dannosi, ma elevati a golpe per licenza poetica. Nel 2006 ancora di conti si parla ma ad allertare la Patria è An per bocca di Maria Grazia Siliquini. Stavolta il sovversivo è l’esecutivo di Prodi. Nel lessico politico da emergenza la sua manovra economica diventa subito “l’ennesimo golpe del governo” (1/8/2006). Il professore è un pericoloso golpista proprio per tutti, anche per Gianfranco Rotondi, segretario della Democrazia cristiana per le autonomie (12/9/2006). Lo vede armato fino ai denti mentre tenta di riformare la legge elettorale. Ma già tre anni prima aveva intravisto nell’avviso di garanzia al presidente della Sicilia Cuffaro (26/6/2203). Finalmente si arriva al cuore dello Stato. Ma attenzione, parla Rocco Buttiglione: “Il capo dello Stato ha il dovere di formare un governo sennò è un colpo di Stato” (2/2/2008). Ma di che parla? A minare la democrazia, siamo nel 2008, è niente meno che il sovversivo Luciano Violante che oggi è indicato come ministro anche coi voti del centrodestra. Come uno delle Br l’ex magistrato aveva scritto allora una lettera a Il Corriere per sollecitare i referendari a coinvolgere la Consulta. Guai, temibile attacco. Il golpe non poteva risparmiare la Chiesa che sta pur sempre nel Paese del golpe.

Nel pieno del caso Englaro, siamo già nel 2009, è Oliviero Diliberto, segretario Pdci, a commentare lo scontro istituzionale in atto innescato dalla furibonda lite tra governo e opposizione. Nel merito, l’attacco era un decreto incostituzionale sul fine vita che Napolitano non firmerà, forse sentendo anche lui odore di golpe, ma firmerà identico come disegno di legge. Nel 2010 Storace tenta, con poca fortuna, di fare chiarezza sulla toponomastica di cui sopra tra piazza e palazzo. “E’ chiaro che chi sta al governo non va in piazza. Ma è doveroso farlo se chi sta al governo viene battuto da un golpe di palazzo” (14/8/2010). Ma ecco che irrompe sulla scena un altro sovversivo che attenta al cuore dell’Italia. Veste i panni del Professore ma è una copertura. Secondo Roberto Calderoli l’attentatore è Mario Monti. Non crede affatto che abbia lasciato l’arsenale alla Bocconi. Così, quando prende corpo l’ipotesi del governo tecnico, Calderoli sbotta: “Se lo fanno premier è come un colpo di Stato” (11/5/2011). Anche Bersani agita lo spettro della sovversione. Chiede al centrodestra di “rendere conto del suo colpo di Stato” per spiegare come Berlusconi abbia tenuto in piedi un governo pur avendo perso per strada i parlamentari di Fli . Non userà però toni tanto allarmati quando Napolitano concederà un mese di tempo a Berlusconi per rinforzare l’arsenale di parlamentari con ingressi a pagamento.

Nella primavera del 2011 ripartono i processi a B. Su tutti il caso Ruby: “Oggi un tentativo di golpe come nel ’92” tuonerà l’imputato che andrà di persona da Napolitano per confidare quanto lo Stato sia a rischio per i suoi processi. Tocca poi a tutto il Pd ammettere che siamo tutti in pericolo nell’autunno del 2012. Ancora si ragiona (inutilmente) di una riforma della legge elettorale che alza l’asticella del premio di maggioranza (di cui beneficerà in modo importante la primavera successiva). Visti i risultati economici del governo tecnico, è Paolo Ferrero di Rifondazione a imputare al governo intenti sovversivi. L’arma letale, il fiscal compact (2/3/2012). E arriviamo all’oggi. Il 23 marzo scorso Berlusconi tuonava contro il Pd accusandolo di realizzare “un golpe” qualora avesse messo uno della sinistra sul Colle. Poi ci resterà l’ex Pci Napolitano (23/3/2013). Ma non avrà nulla da dire, anzi gli offrirà tutti i voti del centrodestra. Perfino Renato Brunetta pensa di chiamare l’esercito quando (il 26 marzo scorso) spunta l’ipotesi di uno slittamento del voto su richiesta di Bersani. E un mese dopo rilancia il “gioioso tentativo di golpe del Pd” che osa candidare al colle un candidato di parte. Nulla di strano, poi, se attentatori e vittime alla fine votano insieme Napolitano.

di Thomas Mackinson