Italcementi dimezza gli stabilimenti. Il direttore generale del gruppo ha annunciato durante l’assemblea degli azionisti in corso a Bergamo che gli impianti produttivi italiani saranno ridotti da 17 a 8. Il piano di razionalizzazione dei costi prevede quindi “efficienze per 110 milioni” per far fronte al crollo dei mercati, ha aggiunto Giovanni Ferrario. “Il piano continua e stiamo aumentando rispetto agli obiettivi che ci siamo dati”.

Il mercato italiano del cemento, hanno detto i vertici della società in una lettera agli stake holder, “continua a essere caratterizzato da una sovracapacità produttiva rispetto a una domanda che si è allineata ai livelli della fine degli anni Sessanta”. Il presidente di Italcementi, Giampiero Pesenti, e il figlio Carlo, consigliere delegato, hanno spiegato che “l’anno scorso le aspettative di un’inversione della tendenza negativa che aveva caratterizzato il settore delle costruzioni a partire dal 2008 si sono allontanate a causa dell’aggravarsi dello scenario congiunturale, soprattutto in Europa, in alcuni fasi entrato in una fase di recessione, spostando l’attesa di segnali concreti di ripresa sono nel prossimo futuro”.

Il gruppo bergamasco punta ora ad incrementare il tasso di utilizzo degli impianti, ha spiegato il consigliere delegato di Italcementi Carlo Pesenti, “e ad aumentare il piano di riduzione dei costi fissi attraverso gli interventi sulle strutture centrale e sulla rete commerciale”. L’azienda si sta apprestando, per esempio, a investire fino a 150 milioni di euro per la cementeria di Rezzato, a Brescia. “Costruiremo impianti nuovi e sofisticati – ha spiegato Pesenti – e si tratta di investimenti che avranno un impatto sul margine operativo lordo di circa 30 milioni a regime”.

La società guidata da Ferrario ha chiuso il 2012 con un rosso di 362,4 milioni di euro e un debito di 1,998 miliardi. Soltanto tre mesi prima, a fine 2012, l’azienda dei Pesenti aveva svelato il Progetto 2015 con un taglio dei costi di circa 40 milioni di euro all’anno e alla cassa integrazione per 665 dipendenti su 2.500, che potrà poi trasformarsi in mobilità per circa 330 persone. In Italia, in particolare, è previsto un “ridimensionamento definitivo” del personale per almeno la metà di quel terzo di dipendenti attualmente in cassa integrazione straordinaria. Ma per il presidente Giampiero Pesenti è in arrivo un assegno da oltre 7 milioni.