Fabri Fibra non canterà al concertone del Primo Maggio, a Roma, organizzato da Cgil Cisl e Uil. I sindacati hanno fatto marcia indietro ed hanno escluso il cantante rap dalla manifestazione per le proteste dei centri antiviolenza aderenti a D.i.Re (di cui fa parte anche il mio centro antiviolenza). In una lettera inviata il 9 aprile e firmata dalla presidente Titti Carrano, era stata  ritenuta  inopportuna la  partecipazione del rapper al concerto per la festa dei lavoratori. I motivi sono nei testi delle sue canzoni che lanciano messaggi omofobi, esaltano la violenza sulle donne, e tirano in ballo anche Pietro Pacciani facendo un ritornello di quella vicenda tragica che costò al vita a sedici persone e che è rimasta una ferita ancora aperta nella storia italiana. Le due canzoni che hanno destato sconcerto sono state Su le mani e Venerdì 17 dove è cantato lo stupro il massacro di una bambina di dodici anni.

Dopo che si è diffusa la notizia dell’esclusione del rapper, sul web già si sono levati i commenti con accuse di bacchettonismo o moralismo. E i richiami all’ironia (l’ironia mai parola è stata più abusata e usata a sproposito).

Quando sento rivolgere  accuse di bacchettonismo mi domando che tipo di trasgressioni voglia inseguire chi accusa. Anche se sulla trasgressione in relazione alla rappresentazione e allo spettacolo della violenza sulle donne avrei qualcosa da dire, perché mi pare sia frutto paradossalmente di un conformismo di cattivo gusto. Un banale e  scontato conformismo. Con il racconto dei corpi violati e straziati delle donne ci si fanno programmi spazzatura in televisione a delizia del voyeurismo e del bisogno di eccitazione e morbosità del pubblico; con i corpi violati delle donne ci si scrivono articoli di cronaca nera che hanno lo stesso linguaggio delle trasmissioni televisive trash. Con la violenza contro il  corpo delle donne si fanno cartelloni o spot pubblicitari, e che dire delle serie tv? Siamo circondati, subissati da messaggi che rappresentano, raccontano, riproducono in immagini o nel  linguaggio la violenza contro le donne come uno spettacolo a cui assistere. Lo scopo è sempre quello: creare eccitazione, calamitare attenzione, e fare spettacolo con la violenze contro le donne  che è un format che ancora non mostra ruggine  come il corpo delle donne è un “prodotto abusato” per la pubblicità.

Viviamo in una realtà schizofrenica dove si denuncia il problema della violenza contro le donne ma poi la si rappresenta costantemente col solo fine di farne uno spettacolo.

Che Fabri Fibra canti  pure nei suoi concerti, tra i fan che lo apprezzano. Il Primo Maggio no. Quel concerto lasciamo lo spazio a chi canta fuori dal coro e non fa spettacolo, almeno in quella occasione, con la violenza contro le donne.

Nadia Somma