Bersani dovrà tornare al Quirinale e ammettere che ha fallito. A quel punto può nascere un governo di larghe intese e una discussione sul Quirinale, dove potrebbe andare Massimo D’Alema. Vittorio Feltri, editorialista del Giornale, disegna lo schema politico migliore per il Popolo della libertà.

Oggi Silvio Berlusconi scenderà in piazza a Roma, nel momento più delicato delle trattative, costretto a togliersi i panni da Caimano e indossare quelli da statista. Feltri, non ci voleva questa manifestazione.

A me la piazza non piace. Per carità, le manifestazioni sono tutte legittime, anche quelle del Pdl, ma non portano nulla.

Berlusconi non potrà fare uno show, come piace a lui.

Da qualche giorno stanno lavorando per dare alla giornata una connotazione positiva e un po’ retorica. Lui dovrà sottolineare che il Pdl è disposto a collaborare contro la crisi e per cambiare la legge elettorale, che tra l’altro hanno fatto loro. Altrimenti in piazza che ci vanno a fare? I voti ora non servono.

Non si torna alle urne?

Non per adesso.

Quindi che succede?

Bersani dovrà presentarsi al Quirinale e ammettere che ha fallito.

Poi cercheranno una figura super partes?

Ma chi la vota? A quel punto bisogna pensare alla stabilità, a un governo di larghe intese.

L’ipotesi D’Alema di un governissimo con un passo indietro di Berlusconi?

Non credo che lo faccia. In cambio di cosa?

Un salvacondotto?

Non esiste in Costituzione, servirebbe un’amnistia, ma un voto di due terzi del Parlamento non è possibile.

Se verrà condannato?

Siamo ancora lontani. Il processo Mediaset è alla sentenza di primo grado e quello più pericoloso, a Napoli, (compravendita di senatori, ndr) non avrà il giudizio immediato. C’è tempo.

Ci vuole un annetto anche per stabilire la sua ineleggibilità.

Questo non credo succederà. Non ha ruoli legali a Mediaset, solo azioni, lui non decide nulla.

Non esageriamo.

Dico davvero. Una volta mi ha chiamato per fare un programma come Il Fatto di Enzo Biagi su Canale 5. Sa com’è finita?

Prego.

Ho fatto delle pillole da 5 minuti alle otto di sera su Italia1 dove mi dovevo sistemare la telecamera da solo, e anche per farmi pagare ho dovuto tribolare.

La giunta per le elezioni le crederà?

Non a me, ma leggerà le carte e non lo potrà espellere, non si va per sentito dire.

Quindi non farà la fine di Craxi?

Non penso. Anche se la giustizia è di certo il fronte più rischioso. E la gente non ne può più dell’accanimento della magistratura.

Ci risiamo, i magistrati. Meglio una fuga all’estero?

Non è questo il momento. Berlusconi ha ancora parecchie carte da giocarsi.

Quali?

Non mi pare che dal Colle non abbia ricevuto credito. Napolitano non lo sta ignorando.

Quindi via libera a un governo Grasso, come ha detto Giuliano Ferrara?

A me personalmente il presidente del Senato non piace. Ma il Pdl è di certo disposto ad accettare, in cambio di garanzie.

Ovvero riaprire i giochi al Quirinale.

Anche.

Chi ci vuole mandare Berlusconi? Nomi seri, che possono avere la maggioranza.

Massimo D’Alema. O Giuliano Amato, che non amo.

Meglio il primo?

Certo, con D’Alema tratti sempre. Si conoscono bene, sanno come prendersi, ci hanno già provato con la Bicamerale.

Renato Brunetta capogruppo le piace o preferiva Mara Carfagna?

Dal punto di vista estetico di sicuro lei. Brunetta ha carisma, non so se è adatto al ruolo, aspettiamo di vederlo all’opera.

E di Renzi che ne pensa?

Lo ascolto volentieri, è portatore di un nuovo linguaggio, lo apprezzo più dei vecchi rottami del Pci. Ma non so cosa ha fatto da sindaco, non vado a Firenze da cinque anni.

Lo proverebbe al governo?

Certo, abbiamo avuto tanti scarafaggi, uno più uno meno.

da il Fatto Quotidiano del 23 marzo 2013