”Così com’è l’Europa non vola, le mancano le ali. La speranza è che le nuove generazioni siano capaci di fare quel salto che occorre per arrivare ad avere le ali e volare come continente e non come singole nazioni”, ha detto oggi Carlo De Benedetti a 200 studenti di 94 Paesi intervenuti a una conferenza al Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico, a Duino (Trieste).

Speranze analoghe, evidentemente, l’ingegnere le ripone anche nei suoi figli, ai quali, dando seguito a quanto annunciato lo scorso ottobre, ha trasferito oggi a titolo gratuito  il controllo del gruppo Cir-Cofide ai tre figli Rodolfo, Marco ed Edoardo. Il trasferimento è avvenuto con la modalità del cosiddetto patto di famiglia: i tre eredi, che ora detengono la totalità del capitale della Carlo De Benedetti & Figli Sapa che a sua volta controlla le attività della famiglia nei media (Espresso) componentistica auto (Sogefi), energia (Sorgenia) e sanità (Kos), hanno deciso di mantenere l’attuale denominazione della società e di alternarsi alla presidenza con mandati triennali.

Complessivamente il pacchetto delle società quotate in Borsa attualmente ha un valore di mercato che sfiora il miliardo e mezzo. Un impero di tutto rispetto, insomma, nonostante i conti di Cir del 2012 abbiano virato in rosso per 33,1 milioni di euro sotto il peso delle svalutazioni nelle attività delle energie rinnovabili di Sorgenia. Di tutto rispetto anche il lascito alla vecchia generazione. Della donazione, infatti, non fa parte Romed, la cassaforte non quotata che Carlo De Benedetti, proprietario al 100%, usa per le sue operazioni finanziarie. E della quale, con atto assembleare datato 23 maggio 2012, l’ingegnere è stato confermato amministratore unico per i successivi tre esercizi, con uno stipendio annuo lordo di 2,5 milioni di euro.