Cresce la tensione diplomatica tra Italia e India per il caso dei marò. Gli aeroporti indiani sono stati allertati per impedire all’ambasciatore italiano Daniele Mancini di lasciare il Paese. Secondo l’agenzia stampa Press trust of India, il provvedimento è stato assunto dal ministero degli Interni all’indomani della decisione della Corte Suprema di ordinare all’ambasciatore italiano di non lasciare l’India senza il suo permesso. E il ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid ha dichiarato che l’ordine imposto a Mancini verrà fatto rispettare da tutte le agenzie del governo. Lo stesso Khurshid ha precisato che l’ambasciatore italiano “si può muovere liberamente e non può essere arrestato in quanto gode di immunità diplomatica”.

E mentre l’Unione Europea auspica “una soluzione consensuale” della vicenda attraverso un negoziato e il segretario dell’Onu Ban Ki-moon, rivolge un appello a Italia e India affinché “risolvano pacificamente” i contrasti “rispettando il diritto internazionale”, la Farnesina  raccomanda “prudenza” agli italiani in India. In un avviso sul sito Viaggiaresicuri il ministero degli Esteri ricorda ai connazionali che si trovano o hanno intenzione di andare nel Paese che “in relazione ad eventuali manifestazioni di protesta, in particolare nello Stato del Kerala, legate alla vicenda dei due marò, si raccomanda di mantenere un atteggiamento sempre vigile e prudente e di tenersi lontani da eventuali assembramenti”. L’avviso, aggiornato l’altro ieri, è “ancora valido”.

Il sindacato dei diplomatici: “Mancini tenuto in ostaggio”
Il Sndmae, il sindacato più rappresentativo dei diplomatici italiani, attacca duramente la decisione della Corte Suprema indiana. Un provvedimento che viola la Convenzione di Vienna e in particolare l’art.44 che ha la funzione di evitare che gli agenti diplomatici “siano presi in ostaggio nell’adempimento del proprio dovere, come sta accadendo all’Ambasciatore Mancini”. “La presa di posizione delle autorità indiane, volta a limitare le sue possibilità di movimento – prosegue la nota del sindacato – contrasta palesemente con quanto stabilito dagli articoli 29, 31, 44 della Convenzione di Vienna sulle Relazioni Diplomatiche, ratificata dall’India in data 14 novembre 1965”. Il Sndmae “esprime la sua piena solidarietà all’ambasciatore d’Italia in India, Daniele Mancini” e precisa: “Non a caso il citato articolo 44 della predetta Convenzione stabilisce che ‘anche in caso di conflitto armato’ lo Stato di accreditamento debba agevolare l’agente diplomatico che intenda lasciarne il territorio. Tale previsione, come tutte le immunità diplomatiche, ha la funzione di evitare che gli agenti diplomatici vengano ritenuti personalmente responsabili delle azioni dei rispettivi governi e che siano magari presi in ostaggio nell’adempimento del proprio dovere, come sta accadendo all’ambasciatore Mancini”.

“La funzione diplomatica – ricorda il Sndmae – comporta spesso rischi e disagi. Ogni diplomatico ne è ben cosciente quando sceglie di servire il proprio Paese all’estero. Ammettere, tuttavia, che lo Stato di accreditamento possa addirittura limitare la libertà personale dell’ambasciatore significa minare alla radice uno dei principi fondamentali delle relazioni tra gli Stati e compromettere seriamente la funzione diplomatica in generale. Il Sndmae si aspetta, pertanto, che la questione venga risolta nel pieno rispetto del diritto internazionale”.

Le reazioni della stampa indiana
L’avvio di un procedimento della Corte Suprema contro l’ambasciatore d’Italia campeggia sulle prime pagine di tutti i quotidiani indiani. Il Times of India titola “La Corte Suprema impedisce al diplomatico indiano di lasciare l’India senza il suo consenso” e poi cita le parole del procuratore generale G.E. Vahanvati secondo il quale la decisione della Farnesina “è una rottura della promessa data al tribunale di più alto livello del Paese e il governo è seriamente preoccupato per questo”. A pagina 12 il quotidiano rivela i retroscena della controffensiva di New Delhi che è stata studiata in una riunione tra il primo ministro Manmohan Singh e il ministro degli Esteri Salman Khurshid ieri mattina prima della seduta della Corte Suprema. Simile il titolo di The Hindu (“La Corte Suprema impedisce al diplomatico di partire mentre il governo si mobilita contro l’Italia”) dove si legge che “il governo sta pensando anche a un’espulsione dell’ambasciatore” ma soltanto dopo il giudizio della Corte Suprema che ha fissato una udienza per il 19 febbraio.

In un articolo firmato da Chennai (“La nostra decisione è basata sulla vostra sentenza”) The Hindu espone poi la posizione di Roma. The Indian Express ricorda che Delhi ha informato l’ambasciatore dell’Unione Europea a New Delhi, Joao Cravinho, sulla “retromarcia” dell’Italia. E poi svela un giallo sul nuovo ambasciatore indiano a Roma, Bansant K. Gupta, che era stato designato il 29 gennaio, ma che misteriosamente non era mai partito nonostante la sua presenza fosse necessaria in Italia per coordinare la missione della polizia indiana a febbraio durante la ricerca di documentazione sulle presunte tangenti per gli elicotteri Finmeccanica. Più aggressivo invece il titolo di The Hindustan Times, “La Corte Suprema usa la frusta”, sotto il quale sono anche elencate le opzioni (“What next”) per l’Italia e per l’India tenendo in considerazione le garanzie che la Convenzione di Vienna stabilisce per il personale diplomatico.

I due fucilieri dovrebbero tornare presto al lavoro
Massimiliano Latorre
 e Salvatore Girone, intanto, restano in Italia e dovrebbero tornare presto ai loro ruoli operativi alla Brigata San Marco. “Li accoglieremo dandogli un abbraccio di ‘bentornati’ e rimettendoli subito a svolgere il loro dovere di Fucilieri di Marina”, dichiara il contrammiraglio Pasquale Guerra, comandante della Brigata Marina San Marco. Gli incarichi che saranno affidati ai fucilieri saranno “quelli connessi al loro grado, anzianità e specializzazione. In particolare con la riorganizzazione della Forza da Sbarco, Latorre è stato assegnato al Battaglione Combat Service Support del 1° reggimento San Marco, mentre Girone al Battaglione Operazioni Navali del 2° Reggimento San Marco”.

Riguardo a un eventuale impiego in Afghanistan da parte dei due marò, Guerra precisa: “Non è possibile la partecipazione in Afghanistan come Brigata, è possibile invece come 1° Reggimento San Marco (e quindi per Latorre), che è il reparto proiettabile nei teatri operativi. Il 2° Reggimento San Marco (quello di Girone) fornisce invece il personale Nmp (Nuclei militari di protezione) e i team che imbarcano sulle unità della Marina impiegate sia in antipirateria che nelle attività di vigilanza pesca e controllo dei flussi migratori”.