Esattamente dieci anni fa, il 3 marzo del 2003, atterravo a Kabul, in un aeroporto in cui non esistevano ancora i nastri scorrevoli e per recuperare le valigie si andava all’arrembaggio. Iniziava il lavoro di Pangea accanto alle donne afgane con il progetto Jamila, che ancora oggi prosegue la sua mission. Esattamente dieci anni dopo, il 3 marzo 2013, atterro a New York per un incontro internazionale alle Nazioni unite, il Csw, (Commissione sulla condizione delle donne), in cui organizzazioni da tutto il mondo, agenzie e governi, discutono sulle pratiche e le politiche da adottare per contrastare la violenza sulle donne.

Questa volta Pangea sarà qui per parlare delle donne in Italia. Sono ormai quattro anni che lavoriamo con diversi centri antiviolenza in varie regioni d’Italia: Lombardia, Lazio, Campania, ma anche in Abruzzo, Regione in cui abbiamo cominciato a operare proprio dopo il terremoto per finanziare la riapertura del “centro antiviolenza Melusine dell’Aquila”. Un progetto sul quale non possiamo restare in silenzio. Ed ecco perché allora la voce di Pangea onlus si è unita a quella di altre associazioni per lavorare alla scrittura e alla presentazione alle Nazioni unite del rapporto ombra Cedaw e in Italia alla”Convenzione NoMore!“, un testo finalizzato a chiedere a chi governa di agire con politiche immediate e chiare per prevenire e contrastare la violenza.

Se ci penso è così breve la distanza tra le donne rispetto alla violenza e alle discriminazioni che vivono! Qualsiasi paese, in Afghanistan come in Italia, in India come in Congo, negli Usa, come in Sud Africa. Non si tratta di quanto siamo sviluppati o meno, ma di come la violenza sulle donne sia presente e radicata in ogni società e di come i nostri diritti e libertà non siano considerati al pari di quelli degli uomini.

La cosa che mi sconforta di più è sapere che il lavoro culturale da fare è ancora moltissimo: basti pensare a chi ancora nega l’esistenza del fenomeno della violenza sulle donne. A chi nega dati, fatti, a chi li manipola o a chi li sminuisce. L’agenzia Unodoc (l’Ufficio delle Nazioni unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine, ndr) è stata chiara a questo proposito: gli omicidi di uomini su uomini sono maggiori nel mondo rispetto a quelli di uomini sulle donne, ma c’è una particolarità nei numeri sugli omicidi delle donne nel mondo: il 70-80% avviene all’interno delle mura domestiche.

Ecco perché non si può più aspettare e rimanere a guardare. Il 5 marzo Pangea sarà alle Nazioni unite negli eventi paralleli alla Csw e parlerà della violenza in Italia con altre realtà della piattaforma Cedaw in un incontro speciale sulla condizione delle donne nel nostro Paese. Speriamo che le istituzioni  ci ascoltino e inizino ad applicare la “Convenzione NoMore!”