“Grazie per il vostro amore e il vostro sostegno. Possiate sperimentare sempre la gioia di mettere Cristo al centro della vostra vita”. E’ un semplice tweet l’ultimo scritto di Papa Benedetto XVI. Un cinguettio papale di 140 caratteri sull’account @pontifex prima di salire sull’elicottero che lo ha portato, poco dopo le 17 di oggi, a Castel Gandolfo. Qui il Papa emerito trascorrerà due mesi in attesa di rientrare in Vaticano dove dimorerà nell’ex monastero Mater Ecclesiae ristrutturato ad hoc per l’occasione. Con lui vivrà il suo segretario particolare monsignor Georg Gänswein.

“Cari amici – ha detto il Papa parlando ai fedeli presenti a Castel Gandolfo – sono felice di essere con voi circondato dalla bellezza del creato e dalla vostre simpatia che mi fa molto bene. Grazie per la vostra amicizia e per il vostro affetto. Questo giorno per me è diverso da quelli precedenti. Dalle 20 sono un pellegrino che inizia l’ultima tappa del suo pellegrinaggio su questa terra. Ma vorrei con tutte le mie forze interiori lavorare per il bene della Chiesa e dell’umanità”. “W il Papa. W il Papa Benedetto”, è stata la risposa calorosa dei numerosissimi fedeli presenti (si parla di 10mila persone).

Quella che inizia alle ore 20 di oggi è la settima Sede Vacante da quando esiste lo Stato della Città del Vaticano. Il tempo che intercorre tra la fine del regno di un Papa e l’elezione del suo successore, è sempre considerato, sopratutto dai cardinali, un vero e proprio “trauma” per la vita della Chiesa. In questo periodo di assenza del sovrano, o a causa della sua morte o per la sua rinuncia al pontificato, come è avvenuto con Benedetto XVI secondo quanto disposto dal paragrafo 2 del canone 332 del Codice di Diritto Canonico, è il Collegio Cardinalizio a governare la Chiesa. Esso non può prendere decisioni che spettano unicamente al Pontefice regnante, ma deve esclusivamente condurre la Chiesa verso l’elezione del nuovo Papa, nel tempo minore possibile.

Una delle figure più importanti durante questa fase di transizione è il cardinale decano, carica oggi ricoperta da Angelo Sodano, che, primus inter pares, guida i lavori delle congregazioni generali, ovvero delle riunioni di tutti i porporati, elettori, ovvero non ancora ottantenni, e non, che si tengono tutte le mattine nell’aula nuova del Sinodo in Vaticano. E’ il decano, infatti, che stabilisce i temi all’ordine del giorno e affida ai confratelli l’incarico di relazionare tutti i cardinali sulle questioni più importanti della vita della Chiesa. Lo scopo di queste riunioni quotidiane è duplice: da un lato prendere delle decisioni abbastanza concrete (quando inizierà il conclave, sorteggiare le stanze che avrà ciascun cardinale elettore durante il periodo di clausura nella Casa Santa Marta in Vaticano, l’albergo fatto risistemare da Giovanni Paolo II proprio per questa evenienza), e dall’altro lato tracciare un profilo del futuro Papa.

Per questo secondo aspetto sono importantissimi i contributi dei porporati ultra ottantenni perché spesso dai loro interventi, molto meno politically correct dei loro confratelli elettori, emergono valutazioni molto concrete dei problemi che la Chiesa oggi è chiamata ad affrontare. A volte essi si sbilanciano persino a pronunciare il nome di colui che risponde al loro identikit di papabile ideale. Ciò avvenne, nel 2005, proprio durante le congregazioni generali che seguirono alla morte di Giovanni Paolo II. L’Arcivescovo emerito di Bologna, il cardinale Giacomo Biffi, allora settantasettenne e quindi ancora elettore, ma già da due anni in pensione dal governo della sua diocesi, si lasciò andare a un apprezzamento esplicito nei confronti di Joseph Ratzinger. “Vorrei segnalare al nuovo Papa (che mi sta ascoltando) – è il passaggio più importante dell’intervento che tenne Biffi in quell’occasione – la vicenda incredibile della ‘Dominus Iesus‘: un documento esplicitamente condiviso e pubblicamente approvato da Giovanni Paolo II; un documento per il quale mi piace esprimere al cardinal Ratzinger la mia vibrante gratitudine”.

E’ noto che il porporato tedesco ricambiò lo spot di Biffi votandolo in tutte le quattro votazioni del conclave del 2005. Assieme al decano del Collegio Cardinalizio, un’altra figura chiave della Sede Vacante è quella del camerlengo di Santa Romana Chiesa, che oggi ha il volto di Tarcisio Bertone. Sarà lui, infatti, lasciati gli abiti del Segretario di Stato di Sua Santità, almeno fino alla fumata bianca, a occuparsi degli affari ordinari della Santa Sede. Una piccola curiosità: dalle 20, ora di Roma, di oggi nella preghiera eucaristica di tutte le Messe che saranno celebrate nelle chiese cattoliche del mondo non si pregherà più per Papa Benedetto XVI, ma soltanto per il vescovo della propria diocesi.