Tempismo perfetto per Alitalia che ha pubblicato i conti del 2012 proprio mentre il Paese è concentrato sui risultati elettorali. Come non comprendere? La compagnia di bandiera ha chiuso il 2012 con un rosso di 280 milioni di euro, che significa una perdita quotidiana vicina agli 800mila euro. Quattro volte tanto l’andamento del 2011, quando la società aveva chiuso il bilancio con un rosso di 69 milioni di euro.

A poco è valsa, quindi, la crescita dei ricavi a 3,594 miliardi (+3,3%): il risultato operativo, infatti, è negativo per 119 milioni e si confronta con i -6 milioni del 2011. A pesare sul risultato netto sono stati anche accantonamenti ed oneri straordinari, tra i quali vanno segnalati circa 91 milioni euro dovuti a svalutazioni, manutenzioni e vendite di aerei, nell’ambito del rinnovamento della flotta conclusosi a dicembre 2012. 

Ma il dato più allarmante è quello del debito che al 31 dicembre 2012 ammontava a 1,028 miliardi di euro, in aumento di 175 milioni rispetto al 2011, con una quota per l’indebitamento sulla flotta di aerei di proprietà pari a 612 milioni (675 milioni). Al termine del 2012, la disponibilità liquida totale, comprendente le linee di credito non utilizzate , ammontava a circa 75 milioni (326 milioni nel 2011).

Tirando le somme sul piano Fenice elaborato da Banca Intesa, gestione Corrado Passera, nel 2008, Alitalia Cai in quattro anni ha totalizzato perdite per 843 milioni di euro: 326 milioni nel 2009, 168 milioni nel 2010, 69 milioni nel 2011. E ora i 280 milioni del 2012. Ma oltre ai conti, c’è un altro aspetto che sembra accomunare vecchia e nuova Alitalia, è cioè il record degli avvicendamenti al vertice.

Oggi, infatti, sono state confermate le dimissioni di Andrea Ragnetti che ha retto il timone di Alitalia per meno di un anno. Nei giorni scorsi le indiscrezioni avevano parlato di una trattativa in corso su una buonuscita vicina ai 2 milioni. Fino alla nomina di un nuovo ad, il consiglio di amministrazione ha attribuito ad interim le deleghe al presidente Roberto Colaninno. Il quale, coadiuvato dai due vice presidenti Elio Catania e Salvatore Mancuso, curerà il processo di ricerca del nuovo amministratore delegato.

Prima di Ragnetti, Rocco Sabelli, primo amministratore delegato dell’Alitalia privata, ha lasciato dopo un solo mandato triennale. Negli ultimi due decenni, il mandato più lungo è stato quello di Domenico Cempella, alla guida della compagnia per cinque anni dal 1996 al 2001; il suo successore, Francesco Mengozzi, ha ricoperto l’incarico per tre anni. Una parentesi di soli tre mesi è stata quella di Marco Zanichelli (febbraio-maggio 2004).

Anche il regno di Giancarlo Cimoli, presidente e anche ad, non è andato oltre un triennio (maggio 2004- febbraio 2007). Per pochi mesi è stato presidente Berardino Libonati che si dimise dopo il fallimento della procedura di privatizzazione di Alitalia. Al suo posto venne chiamato, nel luglio 2007, Maurizio Prato, che ha guidato la compagnia nella burrascosa trattativa, fallita, con Air France. E dopo il nulla di fatto con i francesi, anche Prato gettò la spugna, nell’aprile del 2008. Brevissima anche la stagione di Aristide Police, ultimo presidente e ad, prima dell’amministrazione straordinaria.

Per Alitalia, si apre, dunque, un nuovo capitolo. Dal board di oggi non sono emerse indicazioni sull’evoluzione della gestione dell’esercizio in corso. Nel cda di fine gennaio, erano state confermate le previsioni di budget con l’obiettivo di un pareggio operativo nel 2013. Intanto i soci della compagnia, i “21 patrioti” di Silvio Berlusconi, non hanno trovato un accordo neanche sul prestito ponte da 150 milioni deliberato venerdì 22 febbraio. ”E’ stata raggiunta la soglia minima, 95 milioni di euro, di sottoscrizione”, ha infatti comunicato Alitalia a proposito del del prestito convertibile-convertendo in azioni Alitalia.