Due poltrone rosse su di un palco spoglio, dove a riempirlo sono solo le parole. Marco Travaglio arriva al Teatro Europauditorium di Bologna con il suo spettacolo “E’ stato la mafia”, e fa il tutto esaurito. Lo accolgono oltre mille spettatori per quella che vuole essere una serata all’insegna dell’informazione in vista del voto. È un pubblico di applausi che ascolta con il fiato sospeso fino alla fine. Si battono le mani due volte, il tempo di respirare e capire quello che è successo. Capitoli che corrispondono a periodi della storia italiana a cui seguono gli interventi di Isabella Ferrari, lettrice d’eccezione di brani di personaggi che hanno raccontato la buona politica italiana, da Pier Paolo Pasolini fino a Sandro Pertini, per concludere con Piero Calamandrei e il discorso sulla Costituzione.

Lo spettacolo, per la regia di Stefania De Santis, vede sul palco anche Valentino Corvino con musiche dal vivo che accompagnano l’esibizione. Si replica il 5 febbraio a Bologna e poi la tournée continua in giro per l’Italia: 6 febbraio: Trieste, teatro Rossetti;
 8 febbraio: Pescara, teatro Massimo;
9 febbraio Roma: Gran Teatro;
22 febbraio: Taneto di Gattatico (RE), circolo Fuori Orario;
23-24 febbraio: Torino, teatro Colosseo; 26 febbraio: Firenze, teatro Obihall;
 27-28 febbraio: Genova, teatro Politeama;
1 marzo: Bergamo, teatro Creberg; 
2 marzo: Varese, teatro Apollonio; 
10 marzo: Padova, Palateatro Geox; 22 marzo: Modena, PalaPanini.

Ad aprire la scena all’Europauditorium, il giornalista vice direttore de Il Fatto Quotidiano che parla dei politici impresentabili. Prima che la tornata elettorale venisse indetta per il 24 e il 25 febbraio 2013, Travaglio aveva promesso una serata di informazione sulle liste elettorali e i candidati che si presentano alle prossime consultazioni. Poi l’annuncio delle date di metà febbraio e la paura di non avere abbastanza tempo: “L’anticipo delle elezioni mi ha dato un’idea forse migliore, – aveva scritto il giornalista su Facebook annunciando il lancio del nuovo spettacolo, – raccontare per filo e per segno la trattativa Stato-Mafia”. 

“Vota Gaber, vota Pertini, vota Calamandrei”, sono gli affissi elettorali creati ad hoc per lo spettacolo e che vengono fatti entrare nel corso dell’esibizione per accompagnare le letture di Isabella Ferrari. Si leggono parole di buona politica, di mani che si sono rifiutate di firmare provvedimenti scomodi e che avrebbero contribuito alla relazione stato mafia. 

Qualche foglio di appunti e per il resto il giornalista racconta e segue la storia così come tante volte l’ha scritta e commentata, partendo da Paolo Borsellino e dalla strage di Via d’Amelio del 19 luglio 1992, quando il giudice diceva alla moglie “il mio tempo sta per scadere”. È in questi anni che si fa risalire l’inizio di una trattativa stato – mafia per fermare le stragi, in cambio di altro. La contrattazione sarebbe partita dopo la strage di Capaci e via D’Amelio ne sarebbe la prova, perché Borsellino era esponente di quel partito contro la trattativa. L’episodio poi è quello dei 334 detenuti che il 5 novembre 1993 uscirono dal 41-bis grazie al guardasigilli Giovanni Conso. Si immagina, il giornalista, Riina nella cella con il papello e le richieste fatte dalla mafia che, punto dopo punto, vengono cancellate.

Prosegue Travaglio raccontando della mancata cattura di Provenzano il 31 ottobre del 1995, quando un confidente avrebbe rivelato ai carabinieri il luogo esatto della permanenza di quello che era diventato il capo indiscusso di Cosa nostra. Seguono le discusse relazioni tra Forza Italia e la mafia (“grazie a Mangano che, come un pony express, fa la spola tra Dell’Utri e i vertici di Cosa Nostra”). Ma il capitolo che coinvolge di più il pubblico, forse anche per la sua vicinanza e incredibile realtà, riguarda gli ultimi mesi. Isabella Ferrari legge di Sandro Pertini e del suo grande rifiuto di piegarsi ai padrini. E poi entra Travaglio, che racconta delle conversazioni tra Giorgio Napolitano e Nicola Mancino e il conseguente conflitto d’attribuzione. Il bavaglio è compiuto e il paragone tra gli statisti imbarazza. “La chiamano presunta trattativa stato mafia, salvo poi giustificarla, – conclude il vice direttore del Fatto Quotidiano, – qui di presunto sembra esserci solo lo Stato”.