Sono stati condannati i due sottoufficiali dei carabinieri del Noe di Bologna imputati di tentata concussione insieme a un imprenditore bolognese nell’ambito del processo Niagara. Il tribunale collegiale, presieduto dal giudice Zaccariello, ha comminato in primo grado la pena di 2 anni e 4 mesi per Vito Tuffariello e di 2 anni e 2 mesi per Sergio Amatiello e Marco Varsallona.

Il caso nacque nel 2008 dalla denuncia del legale rappresentante della Niagara (azienda di Poggio Renatico, in provincia di Ferrara, che smaltisce rifiuti industriali speciali e pericolosi), Mauro Carretta. Il tutto ebbe inizio da un’ispezione del Noe presso la società – nel febbraio 2008 – e si sarebbero protratti fino a dicembre 2009.

I due militari, il maresciallo Sergio Amatiello e il carabiniere Vito Tufariello, in concorso con Varsallona, indussero Carretta – attraverso pressioni ed intimidazioni sui funzionari dell’azienda – a promettere loro una somma di denaro tra i 20 e i 40mila euro per “ammorbidire” gli effetti dell’indagine a carico suo su presunte violazioni delle normativa in tema ambientale. In pratica avrebbero prospettato ai vertici dell’azienda che, pagando, avrebbero salvato gli impianti dal sequestro e loro stessi dalle misure cautelari. Il versamento della tangente però non ci fu: Carretta (‘microfonato’, d’accordo con il reparto investigativo dell’Arma di Ferrara) fece un primo incontro con Varsellona, durante il quale pattuì la somma: secondo l’accusa però i due carabinieri mangiarono la foglia e il versamento saltò. Subito dopo Carretta denunciò i militari. Di qui l’ipotesi di concussione solo tentata e non consumata.

Oltre a questo capo di imputazione, Tuffariello è stato riconosciuto colpevole anche di rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio relativamente alla fase della stesura della informativa finale sull’esito delle indagini sull’azienda, ipotesi di reato dal quale è stato assolto invece Amatiello. Tufariello avrebbe informato due dipendenti della Niagara, Fabiana Cosmar e Davide Gherardi, di intercettazioni a loro carico, promettendo indicazioni utili alla loro difesa.

Al termine della pronuncia della sentenza del rito abbreviato il giudice collegiale ha inoltre restituito gli atti alla procura per eventuali ulteriori indagini su elementi emersi in dibattimento e relativi alle posizioni degli imputati in procedimenti connessi.