“Ritengo che siano necessari prudenza e responsabilità nel dibattito pubblico sulla situazione dei nostri intermediari finanziari”. E’ iniziata così l’attesa relazione al Parlamento del ministro del Tesoro, Vittorio Grilli, sulla gestione dell’affaire Mps. Uno dei ”punti forza dell’Italia è la riconosciuta solidità del sistema bancario. Le nostre banche hanno mostrato capacità uniche. Non sono necessari salvataggi. Non bisogna insinuare dubbi sulla solidità del sistema, non risponde a realtà. Neppure le vicende Mps modificano il quadro”, ha detto il ministro che non ha abbandonato la sua principale linea difensiva sul caso, quella per cui i 3,9 miliardi di aiuti di Stato all’istituto senese non sarebbero un salvataggio di una banca insolvente, bensì un sostegno per l’adempimento degli impegni richiesti dalla vigilanza comunitaria, l’Eba.

E in serata, al termine dell’audizione, è intervenuto anche il presidente del Consiglio Mario Monti che ritiene quella di Monte dei Paschi “una vicenda alla quale la magistratura dovrà andare a fondo, sulla quale la Banca d’Italia vigila, sulla quale ha riferito il ministro Grilli, ma che non deve gettare ombre sul sistema bancario italiano che ha retto più dei sistemi degli altri Paesi”. L’obiettivo per il premier, dunque, è “fare la massima chiarezza ma non proiettare ombre”.

Confermato, poi, il cambio di rotta rispetto all’attività di vigilanza della Banca d’Italia dopo lo scontro istituzionale sfiorato giovedì 24 e all’indomani del colloquio privato con il presidente della Bce ed ex governatore di via Nazionale, Mario Draghi.  Oggi per Grilli l’azione di vigilanza di Bankitalia sul Monte dei Paschi di Siena è stata “continua, attenta, appropriata e si è intensificata nel tempo a partire dal 2010″, ha detto sottolineando che in quell’anno a capo della banca centrale c’era appunto Draghi. Su Mps Bankitalia ha svolto ”una intensa attività di vigilanza che ha consentito di individuare e interrompere comportamenti anomali”, ha poi proseguito a dispetto delle evidenze in senso contrario che sono venute a galla in questi giorni. Annunciato, poi, l’arrivo di sanzioni da parte di via Nazionale nei confronti del vecchio management di Mps in relazione a “pesanti rilievi e gravi carenze nella gestione della liquidità”, ha detto aggiungendo che ad oggi l’azione sanzionatoria, ha aggiunto, è “in fase conclusiva”. Sugli ex vertici di Mps pendono 4 procedure sanzionatorie della Banca d’Italia, mentre l’ex direttore generale Antonio Vigni è stato già sanzionato nel settembre 2009 con 64.555 euro, pari al massimo edittale, per violazioni in materia di trasparenza bancaria, rilevate nel corso di verifiche condotte presso la rete e viene contestata anche la sua buonuscita da 4 milioni di euro.

Avallata, quindi, la tesi  per cui il contratto sull’operazione Alexandriafra Mps e Nomura, rinvenuto lo scorso ottobre dai nuovi vertici dell’istituto senese, “è stato celato agli ispettori di vigilanza sia nell’ispezione 2010 sia in quella del 2011”. Nella ricostruzione Grilli ha sostenuto la  sempre maggiore attenzione dell’istituto centrale sulla banca seguita da una serie via via più incisiva di azioni nei confronti del management dal 2008 fino a oggi. I primi rilievi mossi dalla vigilanza quindi, risalgono già al settembre 2008 quando la Banca d’Italia evidenzia a Mps “elementi ostativi al pieno computo nel patrimonio di qualità primaria della banca delle azioni al servizio” dei titoli convertibili Fresh da 1 miliardo di euro.

Dettagli, poi, sui Monti bond, veicolo dell’aiuto pubblico in arrivo a Siena. I nuovi titoli obbligazionari  non sono ”un contributo a fondo perduto”, ricorda Grilli, ma si tratta di “un prestito ad un tasso del 9% e incrementato dello 0,5 ogni due esercizi fino al limite massimo del 15%”. Per la banca, quindi, ci sono condizioni “pesanti e con onerosità crescente per incentivare il rimborso nel più breve tempo possibile”. La sottoscrizione di nuovi titoli, poi “assoggetterà Mps a importanti e penetranti vincoli in termini di governance e operatività”. Tra questi “limiti alle strategie commerciali e acquisizione partecipazioni. Divieto dividendi, vincoli a remunerazioni”. 

Nel caso del Monte dei Paschi di Siena “bisogna tenere distinte le responsabilità individuali del management da quelle della banca”, ha poi detto Grilli secondo il quale l’intervento dello Stato per la banca è stato deciso per mettere “in sicurezza i risparmiatori e non a favore del management dell’istituto”. Il ministro ha poi precisato che vanno separate “le responsabilità dei manager dalla vita del sistema bancario e del risparmio dei cittadini”. E ha aggiunto che se il Montepaschi non dovesse essere in grado di rimborsare i 3,9 miliardi prestati dallo stato sotto forma di Monti Bond, “considerando il prezzo attuale dei titoli Mps, la quota del Tesoro salirebbe all’82% del capitale della Banca”.

Largo, quindi, agli spot elettorali, con l’ex ministro del Tesoro, Giulio Tremonti che, immemore del ruolo giocato ai tempi dell’acquisizione di Antonveneta da parte di Mps e negli anni a seguire, ha minacciato una conferenza stampa a parte sul tema. “Sono in dissenso rispetto alla relazione del Governo ma non parlo in dissenso su cose che non conosco e dopo farò una conferenza stampa nella quale dirò quello che avrei detto qui”, ha detto il professore di Sondrio dopo la comunicazione del presidente della Commissione che chiedeva un intervento per gruppo più eventuali interventi in dissenso.

“Mancano almeno tre persone da sentire”, ha aggiunto Tremonti in riferimento a Mario Monti, al Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco e al suo predecessore, Draghi. “Monti non riferisce in Parlamento perché dice che si tratta di una caso di ordinaria amministrazione, ci dica quando si discutono casi straordinari così scappiamo”, ha attaccato, per poi aggiungere: “considerando l’arco temporale della vicenda, andrebbero sentiti l’attuale governatore di Bankitalia e il suo predecessore”. Nessun riferimento, invece, a se stesso in quanto predecessore di Grilli. Quanto alla Banca d’Italia, per Tremonti nella vicenda del Monte dei Paschi di Siena “non c’è stata deterrenza né repressione per due-tre anni non è stato fatto niente, mentre il lavoro della magistratura è stato straordinario”.

Tra i primi a raccogliere, c’è stato il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, il cui suocero Francesco Gaetano Caltagirone, è stato a lungo azionista forte e vicepresidente della banca proprio negli anni della gestione Mussari e, quindi, dell’acquisizione di Banca Antonveneta. “Non fa onore a nessuno di noi usare questa riunione così importante per fare l’ennesimo supply della campagna elettorale”, ha detto stigmatizzando “questioni terribilmente serie” venute a galla in relazione a “questi anni di dipendenza diretta di Mps dalla politica locale che è stata tollerata da tutti. Poi ci sono dei reati, non so se ci sono, ma leggendo la stampa si parla di categorie diverse di reati che se confermati hanno rilevanza penale“. Contrarietà, quindi, “alle proliferazioni delle commissioni d’inchiesta che alle volte rischiano di essere depistatorie rispetto all’attività dell’autorità giudiziaria”.

L’intervento pubblico a favore del Monte dei Paschi è “un intervento che va fatto, ma è inappropriato e improvvisato”, è poi tornato alla carica Tremonti. “Siamo sicuri – si è domandato – che questo intervento basti e che stiamo facendo il bene della banca, dei risparmiatori, delle famiglie, delle imprese e del bilancio pubblico?”. A suo parere si tratta di una “forma di terapia intensiva che non sta in piedi”. L’ex ministro ha quindi ricordato che nella cassaforte di Bankitalia c’era un documento di vigilanza su Mps nel quale era “scritto tutto”.

Dal canto suo Grilli  ha controbattuto rispondendo che i vecchi aiuti di Stato battezzati Tremonti bond, erano “correttivi”, mentre a suo parere i Monti bond, sono “preventivi”.  Nel primo caso, “tante banche in Europa, e non in Italia, erano in gravissime condizioni” e i bond vennero ideati per “ridare alle banche liquidità e far ripartire con il credito”, anche con “il richiamo all’impegno di dare credito a pmi”. Per i Monti bond “l’approccio è invece preventivo e non correttivo”. Alla luce della crisi, per “banche soggette a fragilità ma anche esposte a grandi portafogli in titoli di Stato”, nell’ottica di “prevenire crisi di singole istituzione e problemi sistemici”, è stato deciso di “innalzare i criteri prudenziali sui capital ratio” e “vengono dati soldi non per salvare banche insolventi ma per tenerli come buffer aggiuntivo”.