Un appello per la riforma della prescrizione. L’apprezzamento per la nuova legge sulla corruzione dopo “un troppo lungo periodo di inerzia”. La richiesta dell’introduzione del reato di tortura per fatti come quelli della Diaz al G8 di Genova. Ma anche la richiesta di un codice etico più stringente per i magistrati che si candidano in politica. Sono alcuni dei punti forti della relazione sulle giustizia nel 2012 del primo presidente della Cassazione Ernesto Lupo, letta a Roma in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Lupo ha inoltre ribadito il punto dolente dell'”eccessiva durata dei processi”, che continua a durare in media 463 giorni in primo grado e 1.051 in appello. La riforma della giustizia, ha quindi esortato il magistrato, è una di quelle“tematiche cruciali” su cui il Parlamento che uscirà dalle prossime elezioni dovrà impegnarsi in “sforzi convergenti” e “contributi responsabili alla ricerca di intese”.

128MILA PROCESSI FINITI NEL NULLA. sono 128mila i procedimenti estiniti per prescrizione nel 2012. “La necessità di una revisione della disciplina della prescrizione si basa essenzialmente sulla constatazione del grande numero di procedimenti penali che si svolgono ogni anno con declaratoria di estinzione del reato per questa causa”, ha spiegato Lupo. Questo “rappresenta un enorme spreco di risorse materiali e umane dell’apparato della giustizia”, ma anche “una vanificazione delle aspettative della società”. La conseguenza è un “offuscamento della credibilità dell’azione di tutti gli organi dello Stato coinvolti nella repressione dei reati, un mancato appagamento delle pretese delle vittime del reato”. E “molto spesso, anche un rilevante intralcio e ritardo nel soddisfacimento degli interessi risarcitori dei danneggiati dal reato”.

La questione della prescrizione è legata all’eterno problema dell”‘eccessiva durata dei procedimenti“. Che, ha affermato Lupo, “costituisce un punto dolente che, anche nel settore penale, non mostra segni di inversione di tendenza e continua a caratterizzare sfavorevolmente l’immagine del nostro Paese nel consesso europeo”.  Tra il primo luglio 2011 e il 30 giugno 2012 i procedimenti penali iscritti con autori noti sono stati 3,2 milioni, il 3,1% in meno rispetto all’anno precedente, ma nello stesso periodo i procedimenti definiti sono stati 3,1 milioni, il 2,3% in meno rispetto al periodo precedente”. Sul fronte civile, le cause pendenti sono oltre 5 milioni: “Dai dati ministeriali emerge un decremento del 4,5% della pendenza complessiva dei procedimenti civili di merito (5.388.544 al 30 giugno 2012)”.

Il sistema, ha sottolineato il primo presidente di Cassazione, sconta ancora “il pesante carico del cosiddetto ‘arretrato‘ che finora si è dimostrato una montagna insensibile alla pur costante e generosa attività di erosione posta in essere nei diversi programmi di gestione dai capi degli uffici, nel difficile quadro di rilevante riduzione del personale, sia per quanto riguarda i magistrati, sia per quanto riguarda il personale amministrativo, che senza dubbio influisce negativamente e in modo considerevole sulle potenzialità delle strutture organizzative”.

1.051 GIORNI PER UNGIUDIZIO D’APPELLO. I dati illustrati nella relazione dicono che “per le corti d’appello vi è stato addirittura un peggioramento dei tempi processuali: la durata media dei giudizi (1051 giorni) si è allungata dell’1,7% rispetto a quella, già lunghissima, dell’anno precedente (1.033 giorni), a differenza di quella dei giudici dinanzi al tribunale ordinario e al giudice di pace, per i quali la durata media si è invece abbreviata, rispettivamente nella misura dell’1,6% (da 479 a 463 giorni) e dell’1,9% (da 386 a 378 giorni)”. Addirittura “sotto assedio” – sono senpre parole del magistrato – la Cassazione, che smaltisce 81mila procedimenti l’anno tra penale e civile. Un altro elemento che ingolfa il sistema è la quantità di reati previsti, “che secondo un’indicazione non ufficiale raggiungono l’incredibile numero di 35mila, che anno dopo anno si accresce, rappresenta un obiettivo non eludibile”. 

TOGHE E POLITICA, “RISCHIO CREDIBILITA'”. Lupo ha affrontato anche un tema caldo di questa campagna elettorale, quello dell’impegno diretto dei magisrati in politica. Una scelta che ha “ricadute pubbliche che rischiano di coinvolgere la stessa credibilità della giurisdizione”, ha chiarito. Da qui l’appello “nella perdurante carenza della legge” a introdurre “attraverso il codice etico” almeno il divieto di “candidature nei luoghi in cui è stata esercitata l’attività giudiziaria” e l’inibizione del “rientro, a cessazione del mandato parlamentare, nel luogo in cui si è stati eletti”. 

CORRUZIONE, VENT’ANNI DI INERZIA. La relazione ha toccato altri argomenti di scontro politico, come la nuova legge sulla corruzione e gli ostacoli che ha trovato sulla strada dell’approvazione da parte della “maggioranza” del governo Monti. Lupo ha evidenziato che la nuova normativa “ha interrotto finalmente un troppo lungo periodo di inerzia e di indifferenza legislativa che ha finito per alimentare il fenomeno corruttivo. Di ciò va dato merito al Governo e, in particolare, alla determinazione, alla tenacia e alla capacità del ministro Paola Severino“. Perché negli ultimi vent’anni  il fenomeno “è andato crescendo in gravità e diffusione”, ma a fronte di questo reazione “si è omesso, per undici anni, perfino di procedere alla ratifica della Convenzione penale sulla corruzione fatta a Strasburgo il 27 gennaio 1999, ratifica avvenuta solo l’anno scorso”.

REATO DI TORTURA, SI’ DOPO IL CASO DIAZ. Altro fronte delicato, la richiesta dell’introduzione del reato di tortura, soprattutto per il riferimento che Lupo ha esplicitato ai fatti della scuola Diaz al G8 di Genova, il cui procedimento penale si è concluso proprio quest’anno con le condanne definitive di 25 poliziotti responsabili del pestaggio di una sessantina di manifestanti e del successivo depistaggio delle indagini. “Ce lo chiede non solo la Corte europea dei diritti umani, ma anche la giurisprudenza della Corte di Strasburgo, l’Onu, e anche i principi ricavabili dalla nostra Costituzione”, ha affermato Lupo. “Il reato di tortura – lamenta – non è però stato introdotto, non essendo i relativi disegni sfociati in legge; mentre le fattispecie penali applicabili (maltrattamenti, abusi di mezzi di autorità, abuso dei mezzi di correzione o disciplina, lesioni personali) sono lontane dal corrispondere alle condotte di particolare gravità riconducibili alla nozione di tortura e non assicurano nel concreto, considerati anche i termini di prescrizione, effettività della risposta sanzionatoria”. 

Nel corso della cerimonia è stato ricordato Loris D’Ambrosio, il consigliere giuridico del Quirinale scomparso l’estate scorsa. “E’ una figura di magistrato – ha detto Lupo – che vogliamo indicare ai tanti giovani che hanno fatto ingresso in magistratura, additando le sue caratteristiche personali come connotati del magistrato ideale”.