“Il più notevole [tra i monumenti] è il cosiddetto Mausoleo, grande tumulo che sorge su un’alta base di marmo bianco nei pressi del fiume [Tevere], coperto … di alberi sempreverdi. Sulla sommità si trova una statua in bronzo di Cesare Augusto, mentre sotto il tumulo ci sono le tombe dello stesso imperatore, dei suoi parenti e degli amici più intimi.…Nel mezzo del campo c’è un recinto, sempre di marmo bianco, costruito intorno al crematorio di Augusto, che ha una balaustra circolare in ferro ed all’interno ci sono dei pioppi”. 

Così scriveva della più grande tomba di Roma il geografo greco Strabone. Il quale certamente non lo osservava come sarà possibile dopo la realizzazione del progetto monumentale elaborato da Vittorio Ballio Morpurgo, nel 1936. Quando vennero demoliti tutti gli edifici presenti nell’area, ad eccezione delle chiese di S. Rocco e S. Girolamo degli Illirici. Da quell’operazione nacque il “dente cariato” evocato anni più tardi da Antonio Cederna.

Dall’urbe del paladino-anti cemento a quella di questi giorni. Roma, pieno centro storico. Non lontano da via del Corso e da Lungotevere in Augusta. Piazza Augusto imperatore. Al centro il Mausoleo di Augusto ed intorno il cantiere archeologico. Tutto delimitato dalle transenne, che lasciano intravvedere “dentro”, lo scavo, alcune delle strutture scoperte. Ma non nel tratto, in corrispondenza dell’ingresso al cantiere, dove da molti mesi qualche malcapitato stende ad asciugare coperte e lenzuola. Davanti, parcheggiate abusivamente, tutte le macchine che lo spazio consente. Sul marciapiede il capolinea del 913 e la fermata dei bus a due piani che fanno tour della città turistici. Il monumento, nonostante la sua mole, sembra quasi perdersi, lì dentro a quel recinto. Da l’impressione di sprofondare piuttosto che elevarsi.

Peccato! Considerato che le indagini avviate nel settembre del 2007 dalla Sovrintendenza Comunale hanno regalato straordinarie informazioni sulla topografia a ridosso della struttura liberata dagli scavi solo nel 1936. A partire dal ritrovamento, ai lati della grandiosa tomba, delle due basi in calcestruzzo sulle quali in età flavia si innalzarono i due obelischi che, tra Cinquecento e Settecento, furono trasportati, rispettivamente alle spalle di Santa Maria Maggiore e sulla piazza del Quirinale. Ma non solo. Sono riapparsi anche i resti di un edificio tardo antico, alla base del palazzo del Ventennio che ospita il Collegio dei Croati. E la pavimentazione d’età imperiale, in più punti sotto il piano della nuova piazza.

Testimonianze che continuano a rimanere patrimonio di pochi addetti ai lavori. Così come le migliaia di marmi ritrovati nel Mausoleo e nelle 120 case demolite negli anni Trenta. Materiali che avrebbero dovuto essere esposti all’interno dell’Antiquarium, che si intendeva costruire lungo l’anello che circonda la circonferenza della tomba nella quale venne sepolto anche Nerva.

Il degrado del mausoleo iniziato da Augusto nel 29 a. C. al suo ritorno da Alessandria, dopo aver conquistato l’Egitto, tutt’altro che recente. A lungo circondato al piano stradale, al di fuori della musealizzazione della fine degli anni ’30 del Novecento realizzata dall’architetto Vittorio Ballio Morpurgo, da un mega parcheggio, naturalmente abusivo. Oltre che, al piano antico, lungo la “ciambella” scavata intorno al tamburo della struttura, luogo di sosta, non sempre occasionale, di barboni e non solo. Per questo era sembrata a molti un’occasione. Quando nel maggio 2006 il Comune di Roma decise di bandire, un “Concorso internazionale di progettazione mediante procedura ristretta finalizzato all’acquisizione di un progetto,…, per la riqualificazione del Mausoleo di Augusto e di Piazza Augusto Imperatore a Roma”. La rapida procedura che decretava come vincitore il progetto “Urbs e Civitas” presentato da un gruppo di architetti capitanati da Francesco Cellini, con la collaborazione per l’archeologia di Dieter Mertens, direttore dell’Istituto archeologico germanico, sembrava un segnale. Del cambiamento. D’altra parte il progetto interveniva su uno dei maggiori vulnus dei monumenti antichi all’interno delle maglie urbane moderne. Quello delle differenti quote. Così proponeva l’eliminazione della depressione che circondava l’Augusteo con la realizzazione di una nuova piazza giardino che non pregiudicava scavi esplorativi archeologici nella piazza. Una proposta di qualità, insomma. Ma prima di ogni cosa le indagini di scavo e, le importanti scoperte. Poi, molta confusione. Anzi molte parole. Forse troppo in libertà. Nell’ottobre del 2010 visitando il monumento l’allora sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Giro, dichiarava di puntare al 2014 per il termine delle operazioni. Una data importante. Il bimillenario della morte dell’imperatore. Dopo ancora dichiarazioni. Dello stesso Giro. Ma anche dell’assessore alla Cultura del Comune, Dino Gasperini e del Sovrintendente comunale, Umberto Broccoli.

Nel maggio di quest’anno il sindaco Alemanno torna sulla questione, parte della risistemazione dell’intera zona. Promette prima l’intervento conservativo del monumento, poi l’adeguamento degli impianti e l’allestimento. Previsti i costi dell’operazione: quattro milioni di Roma Capitale, altrettanti del Mibac e altri quattro da reperirsi attraverso un bando per la ricerca di uno sponsor.

Di fare in tempo, per celebrare degnamente il bimillennario augusteo, più nessuna traccia. Per il monumento trasformato in fortezza, usato come cava di materiali, come vigneto, come arena per la corrida dei tori, come teatro, nell’Ottocento, come ospizio per vecchie signore indigenti e nel 1936 come sala per concerti non esistono certezze. Continua ad essere chiuso alla visita. Il dente è sempre più cariato, direbbe Cederna.