In campagna elettorale la variabile più importante è l’avversario. Senza conoscere l’avversario è impossibile pianificare correttamente una qualsiasi azione strategica di comunicazione. Per questo motivo non ho mai smesso di seguire Silvio Berlusconi e, soprattutto, non ho mai smesso di considerarlo un attore ancora nel pieno della sua partita. Probabilmente lo sopravvaluto, ma perlomeno non rischio di sottovalutarlo. Di sottovalutazione la sinistra è già morta tre volte in questi diciotto anni. Errare è umano, perseverare è diabolico, il passo successivo è la stupidità.

Per questo motivo vi invito a riflettere su alcuni possibili effetti della sua nuova strategia (al netto del precario stato di forma del PDL). Prima di tutto bisogna partire da una domanda, che poi è la domanda che il centrodestra si è posta in questi giorni molto difficili: “come facciamo a vincere le elezioni nonostante tutto?”. Berlusconi, con una sola mossa (togliere la fiducia al governo Monti in questo preciso momento) otterrà di sicuro alcuni effetti immediati, altri potenziali. 

1. Effetti immediati. Si vota con il Porcellum, quindi Berlusconi potrà scegliersi i candidati. Non a caso ieri, sulle agenzie di stampa, si sono consumate le parlamentarie del centrodestra: chi rilasciava dichiarazioni pro-Cavaliere è certamente più vicino alla ricandidatura di chi non lo ha fatto. Con la crisi di governo si potrebbe anticipare la data del voto, dunque c’è la concreta possibilità che il processo-Ruby impatti meno sul futuro prossimo della politica italiana: più probabile il contrario, cioè che il futuro prossimo della politica italiana impatti sul processo-Ruby.

2. Effetti differiti. Berlusconi ha costruito il frame di comunicazione della storia del Governo Monti che provo a sintetizzare così: la sinistra ha votato buona parte dei provvedimenti graditi alla destra (riforma delle pensioni, riforma del lavoro, per dirne due); la destra non ha votato buona parte dei provvedimenti graditi alla sinistra (legge elettorale, provvedimenti più duri contro la corruzione, per dirne due), e nonostante tutto la destra fa cadere il governo lasciando alla sinistra l’eredità politica quasi esclusiva delle decisioni impopolari prese (insieme) in questo anno. Questa mossa contribuisce alla formazione di altre due conseguenze politiche: la prima è il possibile ritorno alla forte polarizzazione sinistra-destra, la seconda è la conseguente forte riduzione dei margini di manovra del Terzo Polo, schiacciato da un lato dall’emancipazione popolare (le Primarie) del Pd dal centro, dall’altro dall’emancipazione demagogica del Pdl da Monti. 

3. La pazza idea. La polarizzazione sinistra-destra, pur mobilitando certamente una parte di elettorato deluso e silente, potrebbe comunque non bastare al centrodestra per vincere le elezioni, visti i tempi assai corti della campagna elettorale. Berlusconi è certamente consapevole dei suoi limiti, di quelli del Pdl e, soprattutto, dei materiali limiti di tempo: con le feste di Natale alle porte si rischia di celebrare la campagna elettorale più corta della storia recente. Una vittoria potrebbe essere, in realtà, “pareggiare” le elezioni. Come si pareggiano le elezioni? Formando un governo di unità nazionale. Chi è l’unica personalità politica che oggi potrebbe credibilmente guidare un governo di unità nazionale? Mario Monti. Qual è l’unico modo, con il Pd che procede speditamente, per evitare un governo di centrosinistra? Far alzare lo spread e dunque far aumentare le pressioni internazionali sull’Italia. Qual è l’unico modo per far alzare, e di molto, lo spread in pochi giorni? Far saltare Monti. 

Io credo che Berlusconi possa aver fatto questo tipo di valutazione, e che allo stesso tempo, sempre con la stessa mossa, si sia già preparato un piano B, più classico (gli ‘effetti differiti’), in caso non riuscisse. Magari ne ricaverà comunque un fallimento, ma considerando che Berlusconi è stato dato per morto politicamente troppe volte, e sempre troppo prematuramente, mi pare che comunque riesca a divertirsi fino alla fine.

4. Il bonus. La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso (non è vero, ma il centrodestra ha colto un’occasione irripetibile) è la seguente frase di Corrado Passera: “Non posso entrare nelle dinamiche dei singoli partiti ma come Italia dobbiamo dare la sensazione che il Paese va avanti. Tutto ciò che può fare immaginare al resto del mondo, ai nostri partner, che si torna indietro non è bene per l’Italia“. Dopo aver fischiettato la domanda (letta su Facebook): “E se l’avesse detto esattamente una settimana prima, a tre giorni dalle Primarie?” è opportuno ricordare che Passera, dopo essersi parzialmente inimicato il centrosinistra sulla questione del rinnovo frequenze televisive, ora è riuscito a inimicarsi anche una parte dell’elettorato del centrodestra e ha permesso a Il Giornale (oggi in prima pagina) di ricordare che lo stesso Passera è indagato per frode fiscale. Insomma, en passant Berlusconi è anche riuscito a dare un bel colpo a un potenziale leader in pectore della Cosa Bianca, o di un nascituro centrodestra senza il Cavaliere.

Ne conseguirà l’ovvio mantra del centrodestra italiano alle prossime politiche: “oggi si sta peggio di un anno fa”. Basterà che a incarnare questo mantra non sia Berlusconi (che ha tutto il tempo per smentire la sua candidatura, e ripensarci ancora), ma una personalità politica più spendibile (più giovane, meno compromessa politicamente ma allo stesso tempo disponibile a garantire Berlusconi sul fronte giudiziario e aziendale), e il grosso del lavoro di comunicazione è fatto. La politica, però, arriva sempre prima della comunicazione. E dunque tutto questo potrebbe, alla fine, non essere sufficiente.