Annullare le assoluzioni del processo Unipol-Bnl. Il sostituto pg della Cassazione ha chiesto di annullare – con rinvio alla Corte d’Appello di Milano per un nuovo giudizio – il verdetto di assoluzione dall’accusa di aggiotaggio per l’ex governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, e di altri dieci imputati.

Per il sostituto procuratore generale Vito D’Ambrosio devono essere annullate le undici assoluzioni decise nell’ambito del processo per la scalata del colosso assicurativo sulla banca romana dai giudici di secondo grado il 30 maggio 2012. Il pg ha inoltre chiesto di convalidare le uniche due condanne inflitte in appello a Giovanni Consorte, ex numero uno di Unipol (un anno e sette mesi per ostacolo all’autorità di vigilanza e insider trading) e a Ivano Sacchetti, il suo ex braccio destro condannato in appello a un anno e sei mesi. Secondo la pubblica accusa di Piazza Cavour la sentenza d’appello che, ribaltando la decisione di primo grado, aveva accordato 11 assoluzioni dall’accusa di aggiotaggio “perché il fatto non sussiste” è una “sentenza strabica perché racconta come si sono svolti i fatti e poi dice che manca la prova del patto parasociale”.

In questa vicenda, a modo di vedere della pubblica accusa, “è del tutto simile a quella di Antonveneta (in questo caso la Cassazione ha confermato la condanna per i “furbetti”), c’è la presenza del mondo bancario che sotto la divisa dell’arbitro indossa la maglietta di squadra”. Un paragone preso dal mondo del calcio che a D’Ambrosio serve per sostenere che nella vicenda “non ci sono dubbi sulla sussistenza del concorso di tutti nel reato. Che esista o non esista il patto parasociale”. Qualora la V sezione penale dovesse accogliere le richieste della pubblica accusa, non si farebbe in tempo a ricelebrare il processo visto che la prescrizione per tutti è dietro l’angolo e, in base ai calcoli fatti dalla Suprema Corte, dovrebbe maturare il prossimo 19 dicembre. Resterebbero però in piedi i risarcimenti alle parti civili.

Il pg della Cassazione ha criticato nella sua requisitoria la sentenza della Corte d’Appello di Milano aveva sostenuto che nella vicenda Bnl-Unipol non ci fu manipolazione del mercato, né un accordo occulto tra i vari soggetti, compagnia, banche e ‘contropattisti’, per fare in modo che Bnl finisse nelle mani di Unipol. La Corte d’Appello di Milano, in questo modo aveva scardinato le accuse che la Procura milanese aveva mosso per quella tentata scalata, assolvendo 11 dei 13 imputati. In pratica, era caduta la contestazione principale del processo, quella di aggiotaggio, ossia l’ipotesi di avere inquinato con false informazioni e patti segreti i valori dei titoli in borsa in modo che Unipol riuscisse ad acquisire la Bnl. In questo modo erano stati assolti l’ex governatore Fazio (in primo grado aveva avuto 3 anni e 6 mesi), con lui Carlo Cimbri, ad di Unipol, l’editore Francesco Gaetano Caltagirone, l’eurodeputato del Pdl, Vito Bonsignore, e ancora gli immobiliaristi Danilo Coppola, Stefano Ricucci e Giuseppe Statuto.

Assoluzioni in appello erano state disposte anche per il finanziere Emilio Gnutti, per i fratelli Ettore e Tiberio Lonati e per il banchiere Bruno Leoni. In primo grado erano stati tutti condannati a pene fino a 3 anni e 7 mesi. Da qui il ricorso in Cassazione della Procura di Milano. Considerata la complessità della vicenda e i tanti avvocati che dovranno parlare, è molto probabile che il verdetto sulla vicenda Bnl-Unipol arriverà nella giornata di domani.