L’instabilità politica italiana aumenta e subito i mercati reagiscono. E dire che il presidente Monti aveva appena ammesso che l’obiettivo reale di questo suo anno di governo, la ragione di tutti i sacrifici imposti agli italiani, era dimezzare lo spread. Il fatto è che quando Monti prese le redini del governo lo spread di cui parliamo – cioè la differenza tra il rendimento dei titoli del debito pubblico italiani e quelli tedeschi (che poi è il diverso costo che i due Stati sopportano per finanziarsi sul mercato) – era pari addirittura al 5,74%; e Monti si è era proposto di dimezzarlo (portandolo al 2,87%). Nei giorni scorsi il risultato era stato sostanzialmente raggiunto, dal momento che lo spread si era affacciato sotto il 3%. Colpito dalla cosa, Mario Monti aveva anche fatto un sogno: quella riduzione dello spread era merito del suo governo e delle sue politiche di austerità. Insomma, per dirla col ministro Grilli, lo spread si è ridotto “perché rispettiamo gli impegni”.

Di tutto ciò Monti si era mostrato visibilmente felice. Gli altri italiani meno, perché avrebbero preferito che ben altri risultati, più rilevanti per il loro benessere, fossero stati colti. E invece – diversamente dalle previsioni elaborate un anno fa dallo stesso governo – il Pil si è vistosamente ridotto nel 2012: di circa il 2,5%. Il che significa che abbiamo lasciato per strada poco meno di 40 miliardi di beni e servizi. E ciò ha comportato – sempre in capriccioso contrasto con le previsioni del governo – un drammatico incremento della disoccupazione che, da quando c’è Monti al comando, cresce al ritmo di oltre 40mila unità al mese. Per tutte queste ragioni crollano i redditi reali delle famiglie italiane e con loro i consumi. E il prossimo anno le cose non andranno molto meglio.

Ma torniamo allo spread. Effettivamente, nei giorni scorsi la differenza tra il costo del debito italiano e quello tedesco era giunta a dimezzarsi, e questo significa che gli investitori hanno chiesto un “premio” considerevolmente più basso per rinunciare ai sicuri bund tedeschi e prendere i nostri btp. Ma il merito è davvero di Monti? Analizzando dati e grafici si arriva senza possibilità di dubbio a concludere di no.

Infatti, ancora il 24 luglio scorso, lo spread toccava valori intorno al 5,4%. Ma subito dopo il governatore della BCE, Mario Draghi, faceva capire a tutti che avrebbe finalmente assunto una linea interventista, in funzione anti-spread. Nel giro di tre giorni lo spreadsi riduceva di un punto percentuale. Successivamente, ai primissimi di settembre, i nuovi annunci sulla disponibilità della BCE ad effettuare acquisti illimitati dei titoli dei Paesi in difficoltà procurò, nel giro di un paio si settimane, un nuovo crollo dello spread che andava ad attestarsi su valori di poco superiori al 3%. Gli accordi sul fondo salva-stati e, nei giorni scorsi, a sostegno delle finanze greche hanno fatto il resto.

Chi avesse dubbi su quanto appena affermato potrebbe estendere il confronto ad altri titoli del debito sovrano, ad esempio a quelli spagnoli o a quelli portoghesi. E avrebbe conferma che si tratta di una dinamica europea, in tutto simile a quella appena descritta.

In sostanza, l’austerità di Monti e i “compiti a casa” non c’entrano molto con le “virtuose” dinamiche dello spread cui abbiamo assistito in questi mesi. La ragione del calo degli spread è nella disponibilità a intervenire in chiave antispeculativa della Bce e, in secondo luogo, del fondo salva-stati. Più in generale, e indipendentemente dalla (pessima) qualità degli accordi europei, i mercati hanno percepito una certa consapevolezza europea sui rischi di deflagrazione dell’area euro e una qualche determinazione a evitare questo esito.

Insomma, l’unico magro risultato raggiunto nel periodo di Monti non è attribuibile al suo governo che al contrario, a dispetto dell’enfasi che pone sulle politiche di risanamento, non riesce a tenere sotto controllo i conti. Purtroppo, infatti, continua l’inesorabile crescita del debito pubblico che giungerà – parola di OCSE – a sfondare il 132% del Pil da qui al 2014.

Certo, se intervenisse davvero una crisi di governo il rischio-Paese crescerebbe, e lo spread riprenderebbe davvero a crescere. Il sogno di Monti andrebbe in fumo. Mentre tutti gli altri italiani già da tempo vivono un incubo.