Matteo Renzi è stato protagonista di questa bella avventura, ci ha messo energia, freschezza, è una risorsa come siamo tutti in questo grande squadrone”. Il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani, all’indomani del successo alle primarie, insiste sul concetto di “squadrone”. Ma questa volta, nel suo ipotetico dream team, inserisce anche il nome del suo rivale di questi ultimi mesi, augurandosi che il sindaco di Firenze (nonostante in diverse occasioni abbia ripetuto di non volersi impegnare), possa avere un ruolo politico in vista delle elezioni politiche. O forse anche dopo l’appuntamento elettorale.

Certo, a Bersani resta un auspicio: “Io spero che Renzi voglia partecipare alla nostra discussione, alla nostra vita politica, più di quanto non sia avvenuto nel passato” dice, ospite di Porta a Porta. “Io – ha proseguito – sono affezionatissimo all’idea che da lì sia venuta una parte rilevante del risveglio di energie che abbiamo avuto, la voglia di guardare avanti, di cambiare, di lasciarsi alle spalle le vecchie cose”. “Bisogna parlarne con lui – prosegue il segretario del Pd – abbiamo dei luoghi per farlo e possiamo inventarne anche altri. Sto riflettendo per esempio sulla novità che per la prima volta dopo anni e anni personalità, intellettuali, artisti, hanno voluto partecipare alle primarie”. Bersani conferma che nel Pd resterà il criterio di quindici anni come limite alla presenza parlamentare “salvo deroghe richieste individualmente e votate dalla direzione del partito”. Bersani ha peraltro rivelato che il primo a chiamarlo dopo il successo di domenica è stato il presidente del Consiglio Mario Monti.

C’è da capire come verrà interpretato questo invito da Matteo Renzi. Di certo c’è che al momento risponde così: “Chi ha vinto ha l’onore e l’onere di rappresentare anche gli altri, senza alcun inciucio e impiccio. Chi ha perso deve dimostrare di saper vivere la dignità e l’onore proprio quando la maggioranza sta da un’altra parte”. “Non abbiamo fatto questo lungo viaggio per fondare una correntina dentro il Pd – insiste il sindaco di Firenze – Neanche se questa correntina ha il 40% dei consensi dell’intero centrosinistra. Noi volevamo governare l’Italia. Per cambiarla come abbiamo detto fin dal primo giorno. Non ce l’abbiamo fatta. Allora è giusto riconoscere la sconfitta, senza troppi giri di parole in un Paese in cui tutti vincono e nessuno cambia”.

Bersani, fermato dai cronisti prima di entrare nella sede del Partito, si è soffermato anche a parlare della sua idea di governo: “Deve essere del cambiamento nel senso dei contenuti, dei programmi e delle cose da fare con anche una nuova generazione in campo, nuove persone”. Come procederà in caso di vittoria per nominare la sua squadra? Bersani non ha dubbi: “Niente manuale Cencelli”. Inoltre a chi gli chiede se farà un governo con Sel, il segretario del Pd ribadisce: “Con Sinistra ecologia e libertà, certo, ma deve essere anche espressione di un civismo, della riscossa civile; un governo che non è un manuale Cencelli, aperto con la testa”.

Oggi molti esponenti del Pd hanno fatto ipotesi sul futuro del sindaco di Firenze nei prossimi mesi. Secondo il presidente Pd Rosi Bindi Renzi deve restare a fare il primo cittadino. Mentre per Enrico Letta dovrebbe avere un ruolo nell’ipotetica squadra di governo. Anche per Nichi Vendola Renzi, “che ha combattuto con grande energia e passione”, è “una risorsa”.