Annunciano con soddisfazione che sono state superate le 10 mila firme e che “il referendum si farà”, ricordano che per questo risultato si sono impegnati 200 volontari, che sono stati tenuti più di 100 banchetti in tutta la città, dalle periferie al centro, che è stata compiuta una grande opera di informazione, poi si fermano un attimo e, con la calma e il rispetto che richiede il dialogo con le Istituzioni, i referendari chiedono un confronto, aperto e pubblico, con l’Amministrazione Comunale, col sindaco e l’assessore.

Francesca De Benedetti, consigliera di quartiere del Partito Democratico e portavoce del Comitato Articolo 33, è decisa nel sottolineare che “il referendum è uno strumento di partecipazione e quindi la politica dovrebbe considerarlo anzitutto come un’opportunità di ascoltare i cittadini. Eppure a noi referendari hanno detto di tutto: il sindaco che siamo demagogici, l’assessore alla scuola che la consultazione è ginnastica ideologica, e così via. Il comitato referendario però rimane aperto, indipendente e trasversale: non ci facciamo incasellare”.

Un respiro profondo, come a rallentare il ritmo delle frasi, come chi sa che con alcune persone è necessario parlare lentamente e poi De Benedetti riprende il filo del ragionamento: “Siamo aperti al confronto, quello leale, quello nel merito, a cui mai ci siamo sottratti; anzi vogliamo promuoverlo. Non abbiamo come bersaglio le scuole private, che hanno diritto a esistere”, purché senza oneri per le Istituzioni.

“Come cittadini stiamo mettendo in discussione le priorità della politica. Crediamo che investire nella scuola pubblica debba tornare a essere una priorità. Grazie al referendum, a Bologna, la partecipazione allargata alla città tutta è diventata inevitabile. La politica si confronti dunque coi referendari. Non chiamando “dibattiti sul referendum” quelli che sono monologhi di partito”, legittimi quanto privi di spessore, “bensì accettando il confronto a cui invitiamo e a cui siamo disponibili. Parlando del referendum con i referendari, non raccontando a se stessi i motivi per cui essere contrari alla consultazione”.

“Invitiamo il sindaco Merola e l’assessore Pillati a un dibattito sul tema della scuola pubblica. Un dibattito pubblico con i referendari”.

I referendari attendono una risposta.