Certe volte, in politica, i silenzi sono più significativi delle parole. Aiutano a capire le strategie, ad approfondire i programmi, a farsi un’idea di come i candidati governeranno in caso di vittoria. Questi sono alcuni dei silenzi, i più clamorosi, delle presidenziali Usa 2012.

DRONI – Barack Obama e Mitt Romney sono entrambi favorevoli all’uso dei droni nella lotta al terrorismo. Lo hanno ripetuto, convinti, durante il terzo e ultimo dibattito in Florida. Dal dibattito, e dalla campagna, è stato però assente un numero. Il numero è 3000, che sono i morti ammazzati dai droni in dieci anni di “war on terror”. Non si tratta soltanto di presunti terroristi, ma anche di donne, bambini, innocenti che hanno avuto l’unica colpa di trovarsi in zona quando è partito il missile. Un altro numero è stato assente dalla campagna elettorale. Dieci, cioè i nuovi droni che la Cia ha chiesto di aggiungere ai 35 già operanti in Afghanistan, Pakistan, Yemen, Somalia, ovunque gli Stati Uniti diano la caccia ai militanti di al-Qaeda. Il rafforzamento della flotta, chiesto dal direttore della Cia David Petraeus, segnerebbe la definitiva trasformazione della vecchia agenzia di spionaggio in corpo para-militare con licenza ufficiale di uccidere nel mondo. Di più. Almeno dal 2010 l’amministrazione Obama sviluppa la cosiddetta “disposition matrix”, un database che contiene ogni tipo di informazione per identificare, seguire, catturare, uccidere i presunti terroristi. La “disposition matrix” dovrebbe sostituire la “kill list”, la lista delle persone da assassinare personalmente approvata da Obama nel corso dei “martedì del terrore” alla Casa Bianca. Si tratta di un salto di qualità importante. Le “liste” sono provvisorie e prima o poi si esauriscono. La “disposition matrix” promette di diventare una colonna della futura politica americana nel mondo. Niente di tutto questo è stato discusso nel corso della campagna 2012.

RISCALDAMENTO GLOBALE – Qualcuno ha sentito parlare di “climate change” quest’anno? No, perché l’espressione non è stata mai usata. Obama ha discusso dell’importanza, economica e ambientale, di un rapido sviluppo di politiche energetiche alternative a quelle fondate su carbone e petrolio. Ma il riscaldamento globale è diventato un tema tabù, nonostante lo scorso giugno gli Stati Uniti abbiano sperimentato almeno tremila temperature record sul proprio territorio. Lo scenario quest’anno è molto diverso da quello del 2008, quando Obama disse che la sua elezione avrebbe rappresentato “il momento in cui la marea degli oceani si ritira e il nostro pianeta comincia a guarire”. “Sul clima c’è stato quest’anno un assoluto silenzio”, ha detto Daniel Kessler, portavoce di 350 Action Fund. La cosa dipende da un semplice calcolo elettorale. Entrambi i candidati cercano di assicurarsi il voto dei minatori dell’Ohio e degli elettori degli Stati eventualmente interessati dalla costruzione della Keystone Pipeline. Parlare di come il pianeta Terra sta morendo potrebbe diventare una “fastidiosa verità”.

FUCILI – Gli ultimi anni sono stati punteggiati da frequenti esplosioni di violenza cieca e indiscriminata per le strade d’America. Tra i casi più clamorosi, la carneficina in un cinema in Colorado e il massacro a un comizio della deputata Gabrielle Giffords a Tucson. Eppure il tema del controllo delle armi non è praticamente mai emerso nella campagna 2012. In una sola occasione, durante il secondo dibattito presidenziale, un’elettrice ha chiesto quali sono le idee dei candidati sul tema. Obama ha detto di “considerare un nuovo bando alle armi d’assalto”. Romney ha spiegato di non essere a favore di nuove leggi. La prudenza dei due è comprensibile, se si pensa che fino allo scorso agosto la National rifle association, la lobby delle armi, aveva investito 11,1 milioni di dollari per combattere i più sgraditi candidati democratici al Senato. Chi tocca le armi “muore”, anche politicamente. Obama e i suoi ricordano molto bene quello che successe ai democratici di Bill Clinton nel 1994. Dopo aver votato leggi per controlli più severi sulla vendita, e un bando sulle armi d’assalto, i democratici persero pesantemente le elezioni legislative di quell’anno. Meglio, pensano al quartier generale di Obama a Chicago, non ripetere l’esperienza.

GAY – La parola “omosessuali” non è stata pronunciata in nessuno dei tre dibattiti presidenziali. Non che i candidati non abbiano chiarito come la pensano. Lo scorso maggio Obama ha annunciato il suo personale sostegno ai matrimoni omosessuali – e tre giorni fa, a un comizio a Denver, Colorado, ha rilanciato la necessità di “eguaglianza” per i gay. Romney ha invece più volte ribadito di considerare il matrimonio come “l’unione esclusiva di un uomo e una donna”. A questo punto, la questione omosessuale è però sparita dal dibattito. Un dato apparentemente inspiegabile, considerata la veemenza della polemica dei mesi passati e l’importanza che la questione ha ricoperto nelle scorse elezioni: nel 2004 George W. Bush e Karl Rove inventarono 11 referendum anti-matrimoni omosessuali in altrettanti Stati, in coincidenza col martedì elettorale, per portare a votare i cristiani fondamentalisti. L’assenza degli omosessuali dalla campagna, quest’anno, è però comprensibile se si considerano alcune semplici dinamiche politiche. Obama, dopo il sostegno dichiarato dei mesi scorsi, ha tutto l’interesse a lasciare in una zona grigia la questione gay, che potrebbe fargli perdere voti preziosi della working-class bianca degli Stati del Centro, oltre che settori di elettorato ispanico e afro-americano infastiditi da prese di posizione troppo progressiste in tema di morale. Anche Romney preferisce starsene zitto. Da un lato non deve spaventare gli elettori moderati con crociate conservatrici. Dall’altro non può irritare alcuni dei suoi più generosi finanziatori – i newyorkesi fratelli Koch e Paul Singer – che in questi mesi hanno appoggiato l’agenda liberista del candidato, ma al tempo stesso generosamente contribuito alle cause omosessuali in buona parte d’America.