Con il trenta per cento di deputati arrestati, imputati o indagati, l’ultima legislatura all’Assemblea regionale siciliana aveva meritato il primato storico di parlamento più inquisito d’Italia. Adesso, in vista delle prossime elezioni regionali, i partiti hanno promesso liste pulite, predicando un governo onesto, fatto di gente integerrima che amministrerà per il bene del popolo. E invece tra i candidati che ambiscono ad un posto a palazzo d’Orleans c’è di tutto. Dai deputati uscenti arrestati nella scorsa legislatura, ai condannati in via definitiva per peculato, passando dagli inquisiti per intestazione fittizia dei beni e gli indagati per voto di scambio.

Il partito con più candidati già noti alle forse dell’ordine è il Movimento per l’Autonomia del presidente dimissionario Raffaele Lombardo (6 candidati indagati o condannati) seguito a ruota dal Pdl (4 deputati) e dal Pid di Saverio Romano che aveva anticipato di voler candidare gli indagati perché “l’abuso d’ufficio è soltanto un controllo”. In realtà nelle liste del Pid c’è anche Giuseppe Drago, condannato in via definitiva per aver “distratto” i fondi riservati del presidente quand’era governatore regionale. Tutti o quasi gli inquisiti della scorsa legislatura si sono ricandidati, anche quelli che erano stati sospesi dopo le misure cautelari richieste dalla magistratura sul loro conto. In totale sono 76 su 90 i deputati uscenti che provano a tornare all’Ars: gli stessi adesso parlano di “rinnovamento della classe dirigente”.

Rivoluzione Siciliana
Cateno De Luca, candidato governatore, deputato uscente e sindaco di Fiumedinisi (Me), arrestato nel giugno del 2011 per tentata concussione e abuso d’ufficio. La Cassazione ha definito “ingiusta” la sua detenzione, ma continua a rimanere indagato.

Movimento per l’Autonomia
Riccardo Minardo
, arrestato nell’aprile 2011 per associazione a delinquere, truffa aggravata e malversazione ai danni dello Stato, sospeso dall’Ars e poi reintegrato dopo la scarcerazione.
Giuseppe Picciolo, imputato con l’accusa di simulazione di reato e calunnia aggravata.
Fabio Mancuso, già indagato per corruzione, concussione e abuso d’ufficio, finito agli arresti domiciliari nel dicembre scorso per bancarotta.
Giuseppe Arena, condannato in primo grado a 2 anni e 9 mesi insieme all’ex sindaco di Catania Umberto Scapagnini per falso in bilancio.
Mario Parlavecchio, accusato omissione di atti d’ufficio in un’inchiesta ancora sull’inquinamento “acustico”.
Giovanni Di Mauro, accusato omissione di atti d’ufficio in un’inchiesta ancora sull’inquinamento acustico.
Giuseppe Federico, indagato per voto di scambio.

Cantiere Popolare – Pid
Santo Catalano, deputato uscente che rischiava di decadere a causa di un patteggiamento a un anno e undici mesi per abuso edilizio. Dichiarato ineleggibile dal tribunale civile era stato salvato dal voto segreto dei colleghi onorevoli.
Giuseppe Drago, condannato in via definitiva per peculato: quando era governatore si sarebbe appropriato dei fondi riservati alla presidenza. Interdetto dai pubblici uffici fino al giugno scorso adesso torna in pista.
Rudy Maira, indagato dalla procura di Caltanissetta per associazione a delinquere finalizzata alla gestione di appalti pubblici.
Pippo Gianni, ex sindaco di Priolo, arrestato nel 1994 per concussione e condannato in primo grado a tre anni, poi salvato dalla Cassazione. Anni fa espresse alla Camera il suo parere sulle quote rose in politica: “Le femmine non ci devono rompere la minchia”.

Futuro e Libertà
Mario Bonomo, indagato per concussione Grande Sud.
Franco Mineo, sotto processo per intestazione fittizia di beni, usura, concussione e peculato, è accusato di essere il prestanome del boss dell’Acquasanta Antonio Galatolo.
Mario Briguglio, accusato insieme ad altri 17 amministratori locali di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni gravi colposo per l’alluvione di Gianpilieri che provocò tre morti, il suo slogan è “prima la sicurezza del tuo territorio”.

Pdl
Girolamo Fazio, ex sindaco di Trapani, condannato a quattro mesi di reclusione e all’interdizione per un anno dai pubblici uffici per violenza privata.
Salvino Caputo, condannato in appello a un anno e cinque mesi per tentato abuso d’ufficio.
Giuseppe Buzzanca, condannato a sei mesi per peculato.
Francesco Cascio, presidente dell’Ars, accusato omissione di atti d’ufficio in un’inchiesta ancora sull’inquinamento “acustico”

Musumeci Presidente
Placido Otteri, condannato in primo grado a sei anni di reclusione per tentata estorsione.

Udc
Marco Forzese, indagato nell’inchiesta sulle promozioni facili al comune di Catania.
Giuseppe Spata, condannato in primo grado dal Tribunale a un anno di carcere.
Nino Dina, vicino a Cuffaro, indagato per concorso esterno a Cosa Nostra. Il suo fascicolo è stato archiviato.
Pippo Nicotra, sindaco del comune di Aci Catena poi sciolto per mafia nei primi anni ’90.

Pd
Giacomo Scala, imputato per abuso d’ufficio a Trapani.
Elio Galvagno, accusato di falso in bilancio per la gestione dell’Ato rifiuti Idv.
Francesco Pettinato, indagato per una presunta infiltrazione della mafia in un appalto per la costruzione di pale eoliche nel comune di Fondachelli. Ha ritirato la sua candidatura.