Sallusti vada a servire alle mense della Caritas e l’informazione resti libera da leggi-bavaglio. C’è un manto di ipocrisia nell’intera vicenda che va stracciato. Fare il giornalista non è scrivere ciò che mi pare. Ci sono leggi da osservare, regole deontologiche da seguire per le quali sono previste le sanzioni dell’Ordine professionale. C’è la mannaia delle querele e dei risarcimenti per danni, che già incombe sulla libera informazione. Non c’è bisogno di una legge-boiata, che un parlamento incapace di legiferare a tutela dei precari, sta improvvisando per privilegiare un singolo: con l’effetto di minacciare pesantemente il giornalismo di inchiesta e di denuncia. L’idea di rettifiche imposte a prescindere dall’accertamento dei fatti, è mostruosa. L’Italia è stanca di leggi “ad personam” o regalo per “clan”.

C’è un patto che il giornalista di qualsiasi tendenza stringe con i lettori. Informare correttamente. C’è anche spazio per l’errore umano, e allora il giornalista rettifica. E’ il patto che giustifica i “diritti dell’informazione”, perché sono strettamente collegati al diritto del cittadino ad una informazione, che non falsifica i fatti.

Sallusti ha violato questo patto. Coscientemente. Non ha esercitato la sacrosanta libertà di pensiero, di espressione o di opinione. Non ha esercitato la libertà di polemizzare o sbeffeggiare l’avversario. Ha attribuito freddamente un crimine (“aborto coattivo”, ai danni di una minorenne per di più) ad una persona totalmente incolpevole. Altro che eroe della libertà, che si permette di definire “infame” la magistratura. E’ una maschera farsesca quella che sta indossando. Ricorda l’arroganza del potente, che quando falsifica i bilanci, si fa fare una legge per abolire il reato.

I cittadini sanno benissimo che per un qualsiasi Mario Rossi del “Giornale della Sila” l’establishment politico non si sarebbe mobilitato con lamenti da coccodrillo. Ai cittadini queste norme-paracadute per i potenti fanno abbastanza schifo. Sallusti si sottometta alla legge, nessuna si permetta di varare indecenti norme vendicative contro la stampa. E’ meglio che lavi i piatti e ai cittadini sia garantita un’informazione libera e corretta.

Il Fatto Quotidiano, 26 Ottobre 2012