“Oggi è peggio di Tangentopoli“. Dopo il commento del ministro Paola Severino i vertici dell’Anm ribadiscono che la corruzione è “l’emergenza del Paese” e che servono nuovi interventi. Proprio a margine di un incontro con il ministro guardasigilli il presidente e il vicepresidente dell’associazione dei magistrati, Rodolfo Sabelli e Anna Canepa, hanno ricordato che non si può chiedere alla magistratura di svolgere un ruolo di supplenza, è “la politica che deve farsene carico. L’insufficienza dell’intervento giudiziario comporta una debolezza strutturale. Il ddl anticorruzione – hanno aggiunto – ha dei limiti ma è un primo passo da fare”. “Dal dilagare dei casi – ha sottolineato Canepa – sembra che siano investite le stesse strutture del sistema di governo. Il problema è penale, etico e anche democratico: il segnale forte deve provenire dal Parlamento”, per questo, ha aggiunto Sabelli, “serve un intervento che sia un segnale forte per i cittadini, i quali altrimenti perdono la fiducia”. 

I vertici dell’Anm sono tornati a segnalare i limiti del decreto e la necessità di ulteriori interventi, anche utilizzando testi di legge in discussione, come l’autoriciclaggio, il falso in bilancio, la turbativa d’asta. “Ma serve anche – ha detto Sabelli – una riforma del processo per assicurare tempi brevi ai procedimenti”. 

Nell’incontro di stamani tra Severino e i parlamentari della maggioranza, il Guardasigilli ha però dichiarato che riguardo la fiducia sul ddl al Senato: “Non è ancora stato deciso, ma ci stiamo lavorando. Ce la stiamo mettendo tutta per portare avanti l’articolo 18 e sui pm fuori ruolo”. “Il problema – ha precisato – non è comunque politico ma tecnico e anche da parte dei partiti non c’è volontà di creare categorie privilegiate”. Ai cronisti che le hanno chiesto se sarà presa in considerazione la richiesta di inserire nel ddl un intervento contro il voto di scambio, ha risposto che “apparentemente sembra semplice allargare” la fattispecie, prevedendo che il prezzo siano le utilità e non per forza il denaro. Ma “quando uno pensa non ai casi di scuola bensì alla realta’”, la riforma appare “più difficile”. E si è detto “ottimista” invece il  ministro per la Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi. “Il ddl anticorruzione – ha detto durante un convegno a Roma – verrà approvato entro la settimana in Senato”.

Per il segretario dell’Anm Maurizio Carbone “questo intervento legislativo non risolve il problema”. “Come Anm – ha detto in un’intervista a Radio 24 – pur salutando con favore un intervento legislativo in materia di anticorruzione, anche perché da tempo che la magistratura segnala un’emergenza di corruzione in Italia e che ci ha chiesto anche l’Europa, abbiamo segnalato comunque delle criticità che rendono l’intervento per quanto positivo non pienamente soddisfacente”. In particolare, ha continuato il segretario del sindacato delle toghe, “ci si aspettava un intervento sull’auto-riciclaggio, una lotta più efficace al falso in bilancio, che è stato sostanzialmente depenalizzato dopo i precedenti interventi legislativi, ma soprattutto un intervento sull’attuale regime della prescrizione: chi da anni lavora e opera in materia di reati contro la pubblica amministrazione sa bene che dopo l’intervento della ex-Cirielli i termini della prescrizione sono stati sostanzialmente dimezzati, rendendo il nostro lavoro una vera e propria corsa contro il tempo. Una corsa che spesso sappiamo persa in partenza”. Questo problema “che noi avvertiamo come magistrati – ha concluso – non è risolto da questo intervento normativo. Su questo aspetto ci aspettavamo di più da questo disegno di legge“.