Non solo la revoca dei sette Tour de France vinti tra il 1999 e il 2005, ora Lance Armstrong rischia anche la prigione. Il modo più cruento di calare il sipario sulla favola del corridore texano che, una volta sconfitto il cancro, ha segnato nel bene e nel male gli ultimi venti anni del ciclismo mondiale. Tutto nasce dal rapporto dell’Usada, l’agenzia antidoping statunitense, che lo ha radiato dopo che in un dossier di oltre mille pagine è stato accusato di avere messo in piedi insieme alla sua squadra Us Postal “il più grande sistema di doping al mondo”. Un dossier che si basa su documenti, ricevute, dati scientifici e risultati di test che dimostrano l’uso costante e prolungato di sostanze dopanti nonché lo spaccio di queste ai compagni di squadra. Un dossier che raccoglie inoltre le testimonianze sotto giuramento di 26 persone, tra cui 15 corridori.

E proprio una testimonianza sotto giuramento potrebbe inguaiare definitivamente Lance Armstrong, e aprirgli le porte della galera. Si tratta di quella rilasciata davanti a un tribunale americano nel 2005, dove Armstrong avrebbe dichiarato il falso: negando sotto giuramento di avere assunto sostanze dopanti e di aver conosciuto il famigerato dottor Michele Ferrari (il medico che secondo l’Usada era dietro il sistema doping messo in piedi da Armstrong e dalla Us Postal). Una situazione che ricalca quella di Marion Jones, anche lei atleta di successo e fama mondiale – cinque medaglie alle Olimpiadi di Sidney 2000, poi revocate – che mentì davanti al grand jury riguardo allo scandalo doping del laboratorio Balco e che nel 2008 fu poi condannata a scontare sei mesi di prigione per falsa testimonianza.

In attesa che l’Uci (Unione ciclistica internazionale) ratifichi le accuse dell’Usadacontro cui Armstrong ha rinunciato al ricorso e alla difesa, sostenendo chel’unica cosa che gli interessava preservare era la sua reputazione – il suo avvocato Tim Herman prova invece a giocare l’ultima carta a sorpresa. In un’intervista alla Bbc ha infatti dichiarato che Lance Armstrong sarebbe disponibile a sottoporsi all’esame della macchina della verità, per ripulire la sua immagine dalle accuse di doping. Ma a condizione che lo facciano anche i suoi 26 accusatori. Anche qui c’è un precedente. A inizio anno il ciclista spagnolo Alberto Contador ha chiesto di usare come prova a sua discolpa il test del poligrafo. Un esame di cui non sono stati resi noti i risultati, ma che non ha impedito al Tas di squalificarlo comunque per due anni e di revocargli lo scorso febbraio le vittorie al Tour 2010 e al Giro d’Italia del 2011.

Ma il lavoro dell’avvocato Tim Herman non è finito qui. Ora c’è da difendersi dalla SCA Promotions Inc, che ha chiesto la riapertura di un vecchio processo intentato contro Armstrong. La Sca è la compagnia di assicurazioni con cui la Us Postal aveva stipulato un contratto per assicurarsi ‘contro’ le vittorie al Tour, come è uso comune per tutte le società sportive che così si garantiscono il pagamento dei bonus e dei premi promessi ai dipendenti al raggiungimento di determinati risultati. Dopo le prime voci sul doping di Armstrong, la Sca aveva chiesto la restituzione del premio di 5 milioni di dollari pagato per la vittoria al Tour 2004. Ma alla fine di un arbitrato legale, nel 2006 accettò di pagare sia il premio di 5 milioni che 2,5 milioni tra interessi e spese legali sostenute dal corridore. Ora, alla luce del dossier Usada, la Sca chiede la riapertura del processo e la restituzione di 7,5 milioni.