“Non escluderei Mario Monti come leader del raggruppamento dei moderati”. Lo ha affermato Silvio Berlusconi parlando in diretta a Canale 5, intervistato da Maurizio Belpietro. “Monti ha sempre gravitato in questa area – ha detto il Cavaliere aggiungendo – di aver avuto contatti con altre personalità e che ci sono diversi nomi nella lista dei possibili leader”. Insomma: “se i leader del centrodestra sentono un sentimento tale che io non li possa rappresentare, io sono disponibile a fare un passo indietro per consentire che si possa creare una forza alternativa alla sinistra”. Casini parla di giravolta? “Io non ho mai effettuato giravolte nella mia vita. Non vedo come Casini possa permettersi una espressione così infelice e contraria dalla verità”, sostiene.

Alla domanda se anche Gianfranco Fini potrà rappresentare il centrodestra, l’ex presidente del Consiglio ha risposto che “quando i moderati devono presentarsi in campo e fare massa occorre che tutti i moderati stiano dentro questo centrodestra, anche sottrarre il voto di un piccolo partito è una cosa che non si deve fare”. “Non bisogna lasciare spazio alla sinistra – insiste – E’ conveniente e quasi obbligatorio che i moderati devono stare insieme”. E il Pdl che fine fa? “Il simbolo lo cambiamo in quanto il Popolo della libertà è un bel nome, ma l’acronimo Pdl non comunica nessuna emozione”. Berlusconi tuttavia nega le ricostruzioni degli ultimi giorni: non vuole “rottamare” la vecchia classe politica,. “è una cosa che non esiste”. “Abbiamo studiato un nuovo simbolo – rivela – Vogliamo fare qualcosa di importante per unire i moderati”.

Già dialogando con Belpietro, stavolta dalle pagine di Libero, Berlusconi aveva aperto al suo “ritiro” dalle scene: ”Non è una novità: è quanto dico da tempo. Io voglio l’unità dei moderati e per ottenerla, se serve, sono pronto anche a non presentarmi. Intendo fare ciò che è utile e giusto per il mio Paese e se, per ottenere un fronte unico contro la sinistra, c’è bisogno che io mi faccia da parte, lo farò”. E poi spiega che “non c’è trucco né possibilità di ripensamento. Io – sottolinea Berlusconi – sono tranquillo: come premier possono candidare chi vogliono. Lo faccio nell’interesse del mio Paese, per non consegnare l’Italia a Bersani e Vendola”.

E ancora: “Casini e Montezemolo per dar vita a un nuovo schieramento con il Pdl non vogliono Berlusconi? E Berlusconi si toglie dalle scatole. Tutto qui, niente di nuovo. Alla mia età non inseguo certo una poltrona…”. “Se fondai la Casa delle Libertà è perché nessuno volle farsi avanti”, spiega Berlusconi. “Oggi c’è chi se la sente ed è pronto a mettere insieme tutti i partiti che non sono di sinistra? Prego, si accomodi e avrà il mio appoggio”.

Ma dietro la mossa dell’ex capo del governo potrebbe esserci anche una trattativa. Secondo una ricostruzione di Repubblica a preoccupare Berlusconi, più che i sondaggi (alcuni dei quali danno il Pdl addirittura di poco avanti al Movimento Cinque Stelle), sono i processi. Quello sull’affaire Ruby, che finirà entro pochi mesi. Ma poi quello pugliese su Tarantini e le escort e quello napoletano su Lavitola. E ancora l’inchiesta, trasferita da poco da Palermo a Milano (dal suo punto di vista, dalla padella alla brace, con “l’aggravante” che è la Boccassini a condurre le indagini), sulla presunta tentata estorsione di Dell’Utri allo stesso Berlusconi per quel fiume di denaro regalato dal Cavaliere al senatore (villa compresa). Insomma: il meccanismo sarebbe “Io mollo, ma voi salvatemi dalla graticola”. Un Ppe italiano in cambio di un salvacondotto. Se possa riuscirci, resta solo da vedere.