Venti scatti per venti volti. Venti volti per undici famiglie. Undici famiglie per altrettanti “morti di Stato”. Morti in parte ancora impunite perché in Italia – nonostante le continue sollecitazioni di organismi e associazioni internazionali, dall’Onu ad Amnesty – ancora non vige la fattispecie penale del reato di tortura. “Eppure il reato c’è e ne ho le prove”. E lo dimostra con gli scatti della sua mostra Claudia Guido, giovane fotografa di 29 anni, nata a Padova e laureata a Firenze, che scoprì le tracce dell’impunità circa due anni fa.

Vide il film documentario di Filippo Vendemmiati “E’ stato morto un ragazzo”, vincitore del David di Donatello nel 2011. “Conobbi così la storia di Federico Aldrovandi e, dopo quella, le tante altre che ora racconto nella mia esposizione”. E non è una caso che ad aprire il tour delle città dove Claudia porterà i suoi ritratti è proprio Ferrara. “Perché qui, in via Ippodromo, sette anni fa, è nato tutto”.

La mostra è “Licenza di tortura”, 20 fotografie che portano i volti di undici lutti. Quelli di Federico Aldrovandi, Aldo Bianzino, Stefano Cucchi, Luciano Isidro Diaz, Michele Ferrulli,  Carlo Giuliani, Stefano Gugliotta, Franco Mastrogiovanni, Riccardo Rasman, Paolo Scaroni, Giuseppe Uva. L’inaugurazione è fissata per giovedì 4 ottobre alle 17.30 nel salone d’onore del municipio estense. L’esposizione rimarrà allestita fino al 13 ottobre. “Voglio presentarvi queste persone e le loro undici famiglie – spiega claudia Guido nel video di presentazione del suo progetto -, voglio farvi vedere che contrariamente a quanto avete letto, ascoltato e visto in televisione, sono persone ordinarie, talmente normali da essere esattamente uguali a voi, come lo erano i loro familiari uccisi. Voglio raccontarvi queste storie mostrandovi 20 ritratti che ho realizzato in un anno e mezzo di lavoro, di viaggi, di incontri, di amicizie, di lacrime, di dolore; 20 volti in cui potrete riconoscervi, potrete vedere dove si consuma la tortura in questo paese e ritrovarla nei loro occhi”. Contrariamente alle immagini shoccanti cui le cronache hanno abituato, Claudia ha scelto di non ritrarre i corpi privi di vita e le facce tumefatte delle vittime. Dentro il suo obiettivo sono finiti i volti dei sopravvissuti ai pestaggi (è il caso di Luciano Isidro Diaz, Stefano Gugliotta e Paolo Scaroni) e i sopravvissuti alla morte dei propri figli o genitori o fratelli. Ecco allora che la galleria fotografica mostra in sequenza i familiari di Carlo Giuliani, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Aldo Bianzino, Riccardo Rasman, Franco Mastrogiovanni, Michele Ferrulli.

“Vedrete i visi di gente comune, di gente che ha sofferto come chiunque potrebbe soffrire di fronte a quello che hanno passato – spiega l’autrice -. In questo modo ho voluto provocare l’immedesimazione dello spettatore; quei volti decontestualizzati ci aiutano a dire ‘potrei essere io’ e ‘poteva succedere a me’”.