Al coro dei favorevoli al secondo mandato di Mario Monti, si aggiungono la Cei e il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi. La Conferenza episcopale italiana dei vescovi, attraverso il monsignor Mariano Crociata, si dice favorevole al Monti-bis: “Non ci occupiamo di nomi ma auspichiamo una coesione accresciuta tra chi ha a cuore il bene del Paese. Siamo preoccupati per la situazione – ha poi aggiunto Crociata – e quindi siamo vicini a qualsiasi soluzione possa favorire un adeguato e rapido superamento della crisi”. Alla Cei in mattinata si è aggiunto il presidente di viale dell’Astronomia: “Abbiamo bisogno di ritrovare credibilità e avere una visione per il futuro. Il Monti bis – ha poi aggiunto Giorgio Squinzi, a Londra per la conferenza dell’industria chimica europea  – è una delle possibilità, ma al di là dei nomi quel che serve è un governo stabile che possa operare per l’intera legislatura”.

Favorevole alla prosecuzione del lavoro del presidente Monti, è l’ad della Fiat Sergio Marchionne: “Sarebbe un passo avanti enorme per il Paese se Mario Monti rimanesse alla guida del Governo.Un secondo esecutivo a guida del Professore” – ha sottolineato il manager del Lingotto – toglierebbe molta incertezza e darebbe quella credibilità di gestione che ci è arrivata dalla sua presidenza”. Per Marchionne non c’è alternativa al nome di Monti. L’uscita di ieri del presidente del Consiglio aveva trovato subito un sostegno in Pierferdinando Casini, ma parecchie frenate di prudenza da parte di Pd e Pdl. Certo è che una tale prospettiva è ben vista dal mondo economico e finanziario: “Monti ha fatto un lavoro ammirabile nel guidare l’Italia attraverso il periodo economico straordinariamente difficile – afferma il chief economist di Moody’s AnalyticsMark Zandi, in una intervista alla Stampa – Il paese beneficerebbe dalla prosecuzione della sua leadership se le elezioni finissero in pareggio”. Per Zandi il capo del governo ha peraltro “assolutamente ragione” nell’indicare la necessità di avere “più Europa” per uscire dalla crisi: “I leader devono impegnarsi tutti a pieno in favore dell’Eurozona altrimenti si frattura e crolla”. 

Il resto del governo tecnico tuttavia si schermisce. Ieri il ministro per l’Integrazione e la Cooperazione Internazionale Andrea Riccardi aveva parlato di una posizione, quella di Monti, non “collegiale”. Oggi il collega titolare della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi sembra parimenti chiamarsi fuori: “Di lavoro da finire ce ne sarà anche per chiunque venga dopo di me, di questo ne sono certo. La cosa più importante è proseguire nelle riforme del governo. In questo momento io sto facendo la digitalizzazione, le semplificazioni, non ho neanche il tempo di pensarci. In ogni caso sono pronto a tornare al mio lavoro al Consiglio di Stato, che mi piace molto”.

Per il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, che ha parlato con i giornalisti durante la manifestazione in occasione dello sciopero del pubblico impiego indetta da Cgil e Uil contro i tagli al settore “quello sul Monti-bis “mi sembra un dibattito astratto, avrebbe un senso se si sciogliessero le Camere adesso. A me interessa cosa fare adesso”.