Sostegno pieno dell’Udc, che tenta di coinvolgere Pd e Pdl, opposizione della Lega e appello affinché il premier ufficializzi la sua candidatura prima del voto. La disponibilità di Mario Monti a un secondo mandato è stata accolta da reazioni contrastanti nel mondo politico.

Una proposta che Pier Ferdinando Casini ha accolto favorevolmente e che invita anche Pierluigi Bersani e Angelino Alfano a sostenere: ”Le liste che presenteremo alle elezioni chiederanno agli italiani di richiamare Monti in servizio effettivo permanente dopo le elezioni”, ha detto, precisando che tuttavia “Monti non è patrimonio della mia lista o del mio partito: questa sarebbe un’appropriazione indebita”. Casini non schiera solo l’Udc su una linea peraltro già ampiamente nota ma chiede anche al resto della ‘strana maggioranza’, un passo avanti: in sostanza, “le tre forze che sostengono Monti devono dare un’indicazione specifica” sulla conferma del Professore a Palazzo Chigi e su questa base presentarsi agli elettori. L’invito è rispedito al mittente da Bersani che, nonostante ritenga Monti “una grande risorsa per il Paese”, ha chiarito che “serve un governo politico, senza lasciare l’Italia nell’eccezionalità”. E quindi che Monti lasci nel 2013.  ”In tutto il mondo le elezioni decidono chi governa. Non sappiamo ancora come si vota”, ha risposto invece Silvio Berlusconi, senza aggiungere altro dato che non si conosce quale sarà la legge elettorale.

L’uscita di Monti, che come ha dichiarato  il ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi “non è una posizione collegiale del governo”, rischia dunque di avere grosse ripercussioni sia sulla costruzione delle alleanze sia sul percorso delle primarie. Nel Pd c’è la corrente dei montiani, che sabato si ritroverà a Roma per ribadire la necessità di portare avanti nella prossima legislatura l’agenda del governo. Senza, è stato assicurato, dare appoggi formali a l’uno o l’altro candidato alle primarie. Anche perché sulla competizione a questo punto pesa l’uscita del presidente del Consiglio. 

Per Beppe Fioroni “se Mario Monti è disponibile a un nuovo incarico da presidente del Consiglio deve chiarirlo prima del voto” perché “far considerare agli italiani la possibilità prima del voto aiuterebbe il Paese, la maturazione del sistema politico e la prospettiva”. Contrario a un Monti-bis il deputato della Lega Gianluca Pini che su twitter, con l’hashtag #dittaturastrisciante, scrive: “Ecco che il genio del male getta la maschera”. Monti come “cervo a primavera” per l’ex ministro Roberto Calderoli che sottolinea: “La Lega, in ogni caso, non starà mai nè con Monti, visto che ha demolito il Nord, nè con chiunque abbia sostenuto o vorrà sostenere questo governo Monti o un Monti bis”. Per Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra “in circostanze particolari Monti si deve esporre al voto popolare. Il suo atteggiamento da fighetta è insopportabile”.  Duro il commento di Silvana Mura dell’Idv: ”Mario Monti dagli Usa ha informato il paese che è pronto a succedere a se stesso. In teoria queste parole dovrebbero costituire un impulso a dar vita ad una legge elettorale in grado di produrre una maggioranza chiara che rispetti il voto degli elettori e a coalizioni politiche in grado di vincere in maniera ampia. In pratica favorirà il varo di una legge che dando vita ad un pareggio di fatto, farà vincere l’attuale premier a danno della democrazia”. Pollice verso anche per Felice Belisario (Idv) secondo cui la ricandidatura “è un’ipotesi inquietante e va rispedita al mittente”. Contrario al Monti-bis anche Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, convinto che vada “mandato subito a casa, evitando che continui a fare danni”.