Via libera al rifacimento del campo nomadi di Lugo. Una delibera regionale di luglio ha scongelato 1 milione e 90 mila euro di fondi destinati nel 2005, in conto capitale per l’immigrazione, alla manutenzione dei campi Rom presenti in Emilia Romagna.

Della cifra complessiva solo poco più di 45 mila euro andranno al piccolo stanziamento di via Arginello a Lugo. Il contributo regionale rappresenta il 90% dei 50.867 euro necessari per intervenire sulla struttura. La restante quota di 5.500 euro la verserà il Comune.

È la goccia che fa traboccare il vaso per Jacopo Berti, giovane consigliere leghista della provincia di Ravenna. Solidale con le critiche espresse da subito in Regione dal consigliere berlusconiano, ex An, Galeazzo Bignami, Berti se l’è presa con questo finanziamento fatto con denaro pubblico: “Prima bisogna pensare ai ravennati”, questa la sua linea.

Niente di nuovo sotto il sole. La polemica, prevedibile, è lo specchio di un orientamento antitetico sulle tematiche dell’accoglienza e dell’inclusione sociale. Lega e Pdl da una parte, arroccate in posizione di difesa e giunta regionale Pd dall’altra.

“La delibera regionale che prevede lo stanziamento dei fondi per la messa a norma dei campi nomadi risale a 7 anni fa. Gli assessori provinciali e comunali ci hanno segnalato situazioni pericolose ed era necessario intervenire per tutelare le persone che vivono in quelle strutture, prevenendo così eventuali disgrazie”. Così Teresa Marzocchi, assessore regionale alla promozione delle politiche sociali e di integrazione per l’immigrazione, intende tagliar corto con “una polemica gratuita, inadeguata e vecchia”.

“I soldi stanziati serviranno soprattutto per interventi sugli impianti elettrici: non è bello che una roulotte vada a fuoco. Poi contribuiranno a migliorare la rete fognaria e il sistema degli scarichi. Diverso il caso di Reggio Emilia dove verrà aperta una nuova micro area, poiché l’attuale campo è sovraffollato. Per ora è allo studio la sua collocazione”.

La lettura di Jacopo Berti sull’intervento di Regione e Comune è di altro tono: “Di fronte ad una crisi che sta mettendo in ginocchio tutta la provincia ravennate –afferma Berti- invece di pensare ad aiutare cittadini e commercianti locali, l’amministrazione di Lugo preferisce stanziare 50 mila euro per il rifacimento del campo nomadi. La cifra non sarà delle più alte ma pensiamo che in un periodo nero come quello che stiamo vivendo sarebbe meglio destinare i fondi possibili al welfare, all’incentivazione del commercio e alla sicurezza”.

Si tratta solo di una polemica politica per Marzocchi che chiarisce il suo punto di vista: “Tutte le volte che io presento la parte sociale del bilancio regionale c’è sempre una parte politica che reagisce male. L’eccezione della Lega riguarda sempre l’immigrazione, ma noi non riteniamo che questa costituisca un problema. Per noi è un fenomeno che, se accompagnato nella maniera giusta, rappresenta una risorsa. A ciò si aggiunga che molti dei rom che vivono nei campi nomadi sono cittadini italiani poi, se anche non lo fossero, andrebbero tutelati comunque. L’Emilia Romagna è una regione multiculturale, lo ha detto anche Vasco Errani, e ormai il dibattito è vecchio. Ora gli immigrati sono più in crisi di altri cittadini solo perché non hanno una rete parentale attorno”.

L’assessore ci tiene a smentire anche le accuse di coloro i quali sostengono che si spendano troppi soldi per misure di carattere sociale. “Anche quest’anno –spiega- ci siamo avvalsi di fondi nazionali o derivanti dalla progettazione europea, che hanno costituito di gran lunga la voce di intervento più sostanziosa, rispetto a quanto abbiamo investito noi come Regione”. Insomma il messaggio all’opposizione è chiaro: “Piaccia o non piaccia, si devono rassegnare. Non si torna indietro: la nostra è una società multiculturale”.

Da parte sua il consigliere del Carroccio, immaginando di essere stigmatizzato come razzista per la sua proposta, ha messo le mani avanti: “Il mio intervento non deve essere classificato come razzista o xenofobo, bensì come razionale, in quanto so con perfezione che i fondi ora presenti nelle casse delle istituzioni su tutti i livelli sono scarsi, perciò vanno utilizzati al meglio e con criterio. Non dico di non pensare al campo nomadi, ma nella mia concezione prima dei nomadi vengono i cittadini ravennati, in questo caso lughesi”.

Nelle note stampa il ventenne leghista di Castelbolognese presenta con prudenza e pacatezza il suo pensiero. Sul suo profilo Facebook emerge invece un altro Jacopo Berti. A dare una scorsa alla bacheca si è indecisi se ci si trova davanti a un politico in erba o piuttosto a un pr delle discoteche di Marina di Ravenna.

Il consigliere sobriamente sceglie come copertina del profilo una foto in cui fa festa con due amici: petto nudo, occhiali sgargianti e piglio da discotecaro habituè degli happy hour estivi.

Nelle informazioni su di sé Berti, fiero, ci tiene a precisare che lui non è italiano, è romagnolo e non si vergogna troppo della sua omofobia, pubblicando frasi dialettali: “Avé al mudandi roetti in te cul l’è mej d’avé e cul rott in t’al mudand” (“Avere le mutande rotte nel culo è meglio che avere il culo rotto nelle mutande”, per chi non capisse il vernacolo locale).

Questo l’alfabeto umano e politico di un consigliere cresciuto in seno alla Lega Nord Romagna, sotto l’ala protettiva dell’onorevole Gianluca Pini.