L’intervento di Grillo sul suo blog arriva il giorno della pubblicazione di due articoli. L’Unità, il quotidiano di area Pd, titola “Le balle di Grillo: l’Aids non esiste”, mentre Il Giornale mette in prima pagina una sua foto (un fotomontaggio tratto dal film “Scemo di guerra”, di Dino Risi) con lui che fa il saluto fascista (il titolo è “Quando Beppe Grillo era fascista”). In realtà, per Grillo, quella che sta per finire è stata un estate segnata da una serie di attacchi durissimi, interni ed esterni.

In due mesi ha ricevuto siluri da ogni parte. E nessuno ci è mai andato giù per il sottile. A partire da Bersani che, scordando a casa la compostezza, gli ha dato del fascista. “Venga qui (inteso come la festa dell’Unità ndr) a dirci che siamo zombie”. E Grillo, che sul ring è abituato più a picchiare che a incassare, oggi ha risposto per le rime: “Istigano perché qualcuno mi eliminit”. Politicamente, fisicamente anche.

Se vogliamo trovare un inizio alla campagna contro Grillo bisogna andare ai margini del suo stesso Movimento, il 5 stelle, e trovare un altro personaggio che della compostezza ha fatto una carriera. Parliamo di Valentino Tavolazzi, primo espulso dalla Grillo & Casaleggio. A metà luglio il consigliere comunale di Ferrara rompe il silenzio e pubblica una lettera aperta: “Centinaia di migliaia di cittadini – scrive – non vogliono che il progetto politico Movimento sia a scadenza come il latte né che sia un esperimento di marketing politico. Se anche Grillo e Casaleggio non lo vogliono, si diano una mossa per farlo camminare con le proprie gambe”. Segue, meno di un mese dopo, un altro j’accuse, sempre firmato Tavolazzi: “È Casaleggio il vero padrone del Movimento 5 stelle” dichiara il ferrarese, che, non avendo avuto risposta dall’appello precedente, sembra così volersi togliere più di un sassolino dalle scarpe.

Tavolazzi, da anonimo consigliere comunale, riempie i titoli dei giornali. Diventa il pretesto degli avversari di Grillo (dentro e fuori dall’orbita dello stesso comico) per attaccare il comico un giorno sì e l’altro anche. A ferragosto, poi, esplode il caso delle interviste tv a pagamento. La bufera mediatica si abbatte soprattutto sui consiglieri regionali a 5 stelle dell’Emilia Romagna e del Piemonte, Giovanni Favia e Davide Bono, che ammettono di aver usato soldi pubblici per acquistare visibilità su alcune emittenti locali. Uno scivolone che non sfugge a Grillo, che tempo due giorni bacchetta i suoi, sempre per mezzo del suo blog: “Pagare per farsi intervistare è come pagare per andare al proprio funerale”. Ma non si accontenta, e nello stesso intervento denuncia una sorta di campagna mediatica contro il suo ‘non partito’. Con toni aspri. “Da mesi, con un ritmo sfiancante, i quotidiani, e le testate on line che vivono di notizie ‘copia e incolla’ e rimbalzano le falsità, insultano, diffamano, spargono menzogne, inventano fatti, creano dissidi inesistenti, diffondono odio su di me e sul Movimento 5 Stelle”. Sarà il Fatto Quotidiano a scoprire che la pratica era di tutti i partiti, compreso il Pd che aveva definito l’acquisto di spazi pubblicitari come “immorale”.

Passa poco più di una settimana e scoppia una lite feroce con il leader del centrosinistra Pier Luigi Bersani. Il segretario del Pd, alla sua prima uscita dopo la pausa estiva alla Festa di Reggio Emilia, punta il dito contro la campagna degli “zombie” , promossa da Grillo sul suo blog e ripresa anche dall’Idv, definendola fascista. Un attacco al quale il comico genovese risponde dando al numero uno del Pd del “fallito che ha ‘agito in accordo con ex fascisti e piduisti per un ventennio, spartendo insieme a loro anche le ossa della Nazione”. Ma Bersani non molla e prepara un contrattacco, che nei giorni seguenti si traduce in due stoccate lanciate dai palchi delle Feste dell’Unità . Prima, a Bologna, dà del “pirla” a Grillo e a tutti coloro che accusano il segretario Pd di “essere contro la rete”. Poi, a Piacenza, lancia la provocazione: “Grillo governerà da un tabernacolo?”, facendo riferimento al fatto che appare e scompare.

Questa mattina, probabilmente, non ha resistito. Non sono Cassius Clay e di incassare non ho nessuna voglia, deve aver pensato. Lo ha fatto aprendo i giornali, Repubblica in particolare, che indica all’interno del Movimento una sorta di chiamata alle armi contro Grillo. Il pretesto è l’espulsione di un consigliere del quartiere Saragozza, a Bologna. In realtà il caso si sgonfia in poche ore. Boriani spiega al fattoquotidiano.it di non aver nessuna intenzione di diventare un caso Tavolazzi, di aver preso accordi a suo tempo e di aver già firmato la sua sospensione perché aveva fatto due mandati.

Repubblica Bologna però rilancia e dice che i “grillini” avrebbero presentato un esposto all’Agcom. In realtà è una svista colossale. L’esposto è stato fatto, sì, ma all’Agcm, autorità per la concorrenza. E non è firmato da nessun esponente del Movimento, ma da un simpatizzante, senza nessuna carica. E a quel punto Grillo salta in piedi, e spara dal blog. “Vogliono eliminarmi”. Risponde come lui sa fare, probabilmente meglio degli altri. Sommergendo l’avversario di parole e demagogia, pugni e calci.

 di Emiliano Liuzzi e Giulia Zaccariello