Alta finanza e corporation entrano a gamba tesa nella sfida per la Casa Bianca. L’arma utilizzata sono i Super Pac, comitati indipendenti di sostegno ai candidati utilizzati per raccogliere donazioni illimitate da individui e aziende grazie ad alcune riforme approvate negli ultimi anni. Così ricchi imprenditori e aziende filo-repubblicane stanno diventando protagonisti, tanto che il Super Pac a sostegno del candidato repubblicano Mitt Romney ha raccolto quasi quattro volte quello di Barack Obama, sconvolgendo gli equilibri della sfida presidenziale. Tanti soldi, ma pochi protagonisti. Solo 47 persone fisiche hanno donato a ritmo di assegni milionari il 57 per cento di quanto incassato finora dai Super Pac. Le elezioni di quest’anno si avvicinano quindi, anche grazie al boom di questi comitati elettorali, a segnare un nuovo record: saranno le più costose di sempre. Il totale speso, secondo il gruppo di ricerca Center for Responsive Politics, risulterà intorno a 5,8 miliardi di dollari, il 7 per cento in più rispetto ai 5,4 miliardi del 2008.

L’ascesa dei Super Pac: cosa sono e come sono nati
I Super Pac utilizzano il denaro raccolto da individui e società per realizzare spot televisivi e altre attività a sostegno dei candidati, purché formalmente agiscano in modo indipendente e non coordinino l’attività con chi sostengono. Si differenziano dai tradizionali Pac (Political action committee) in quanto questi ultimi non possono accettare donazioni da aziende e hanno un limite di 5mila dollari per quelle provenienti da individui singoli. Due sentenze, negli ultimi anni, hanno tolto lacci e lacciuoli ai Super Pac, giusto in tempo per le elezioni di quest’anno. A gennaio del 2010 la Corte Suprema degli Stati Uniti, dove la maggioranza dei giudici è stata nominata da presidenti repubblicani, ha stabilito con il provvedimento “Citizens United” che il governo non poteva impedire alle corporation di fare donazioni a fini politici (perché, essendo considerate al pari delle persone, vale anche per loro il primo emendamento della Costituzione che garantisce libertà di espressione e quindi di donazioni). E, due mesi dopo, la Corte d’appello del District of Columbia ha tolto ogni limite per i finanziamenti ai gruppi esterni che sostengono i candidati, tra cui i Super Pac.



I conflitti d’interesse dei super donatori repubblicani, da Wall Street a Las Vegas
A finanziare il principale Super Pac che sostiene Romney, Restore our future, che ha incassato finora quasi 90 milioni di dollari, è soprattutto Wall Street. Dieci gestori di hedge fund e fondi di private equity hanno donato oltre un milione ciascuno, compreso Edward Conard, che ha lavorato a fianco di Romney nel fondo di private equity Bain Capital. E gli esperti lanciano l’allarme: la facilità con cui i super donatori staccano assegni a sei zeri rischia di influenzare i candidati presidenti. Il mondo dell’alta finanza, per esempio, indispettito dalle affermazioni di Obama sulla necessità di regolamentare il settore, si è infatti avvicinato a Romney, sperando di ottenere leggi più permissive.


Ma il rischio che si creino relazioni improprie (e pericolose) tra donatori e candidati non riguarda solo il mondo della finanza. Il magnate dei casinò Sheldon Adelson, di origini ebraiche, ha donato 10 milioni al Super Pac di Romney e si è detto disponibile a spendere oltre 100 milioni per cacciare Obama, perché lo accusa di non aver fatto abbastanza per sostenere Israele. E Harold Simmons, businessman 81enne che ritiene Obama “un pericoloso comunista”, ha girato 15 milioni a organizzazioni che supportano il candidato repubblicano perché spera di ottenere l’autorizzazione a terminare una discarica di materiali radioattivi.



Buffett contro le maxi donazioni, ma Hollywood soccorre Obama


Sul fronte democratico lo scenario è ben diverso. Il Super Pac che sostiene Obama, Priorities Usa action, ha incassato solo 25,5 milioni di dollari, poco più di un quarto rispetto a quello di Romney. I ricchi sostenitori del presidente – tra cui l’imprenditore Warren Buffett e l’ex amministratore delegato di Google, Eric Schmidt – si rifiutano di staccare assegni milionari per una questione di principio. Sono contrari, infatti, alle donazioni illimitate permesse dai Super Pac. “Non voglio che la democrazia vada in quella direzione, bisogna mettere qualche paletto”, ha dichiarato Buffett.


A fianco di Obama, tuttavia, resta schierato l’esercito di Hollywood: attori e imprenditori del cinema, che organizzano ricche raccolte fondi e non si rifiutano di donare cifre record al Super Pac del presidente. George Clooney ha raccolto lo scorso maggio 15 milioni con una cena nella villa di Los Angeles, dove gli ospiti hanno pagato 40mila dollari a testa. E Morgan Freeman ha appena fatto avere al Super Pac di Obama un milione di dollari, seguendo l’esempio di Jeffrey Katzenberg, numero uno di DreamWorks, del conduttore Bill Maher e del magnate dei media Fred Eychaner.



Donatori esteri preferiscono Obama, ma la finanza asiatica è con Romney


La situazione economica di Romney e Obama si inverte nello scacchiere internazionale in quanto il presidente ha incassato finora 779mila dollari dagli investitori stranieri, contro i 383mila dello sfidante. L’Inghilterra è il Paese da cui provengono più soldi per entrambi i candidati. Ma i dati della Federal Election Commission evidenziano una forte preferenza per il candidato repubblicano tra i donatori delle principali piazze finanziarie asiatiche. A Singapore, per esempio, Romney ha incassato 16mila dollari, contro i 12mila di Obama. La differenza è ancora più ampia a Hong Kong, dove l’ex governatore del Massachusetts ha ricevuto 104.000 dollari e il presidente soltanto 10mila.



Romney batte Obama nella raccolta fondi e il presidente chiede aiuto


Nel bilancio complessivo, quando si parla di dollari, Obama è sconfitto su tutta linea, non solo nei Super Pac. Il team di Romney, infatti, ha raccolto più donazioni del presidente per il terzo mese consecutivo a luglio, superandolo con 186 milioni in cassa contro i 127 milioni di Obama. La scalata dell’ex governatore del Massachusetts ha fatto scendere in campo il presidente, che ha chiesto aiuto tramite email per rilanciare le donazioni.
“Se le cose continuano così, sarò il primo presidente in carica a essere superato in quanto a soldi raccolti e spesi nella campagna per la rielezione”, ha avvertito. E in un altro messaggio ha aggiunto: “Non occorre che vi spieghi come miliardari e corporation spendono decine di milioni di dollari per realizzare pubblicità contro di me”.