I numeri in politica contano più di qualunque discorso, sono i giudici di Cassazione. E i numeri che da poco sono arrivati sul tavolo dei dirigenti del Pd e dell’Udc sono di quelli che fanno gelare il sangue. Il Pd siciliano, che sino alla fine di luglio era il più irriducibile sostenitore del Governo guidato da Raffaele Lombardo, il presidente imputato di concorso esterno in associazione mafiosa, per uscire dal vicolo cieco in cui si era cacciato aveva pensato di stringere alleanza con l’Udc e insieme sostenere la candidatura alla Presidenza della Regione dell’ex sindaco di Gela, Rosario Crocetta.

Quella guidata da Crocetta doveva essere un’inaffondabile nave da battaglia, sostenuta anche dalle artiglierie mediatiche dell’editore Mario Ciancio. Invece le ricerche dell’Ipsos del fidato Pagnoncelli, hanno, come si dice, fatto seccare i cabbassisi a lor signori. La corazzata di Crocetta si è arenata sugli scogli come la Costa Concordia guidata da Capitan Schettino. Nei sondaggi di Pagnoncelli Crocetta sta infatti al terzo posto, davanti a lui Gianfranco Miccichè (quando è stato fatto il sondaggio il leader di Grande Sud era ancora in corsa e non si era ritirato per favorire la corsa di Nello Musumeci) e soprattutto Crocetta sta dietro a Claudio Fava.

Che si tratti di dati seri non lo dice solo l’indiscussa autorevolezza professionale di Pagnonceli, ma il fatto che chi ha commissionato il sondaggio lo ha immediatamente fatto sparire: Timbro “Top Secret” e giù, nel fondo di un cassetto. A rompere le uova nel paniere è stato un irriverente sito web, che è andato a ficcare il naso nelle segrete stanze e ha trovato i numeri che nessuno voleva rendere noti.

Visto che i numeri di Pagnoncelli non lasciano speranze, i vertici del Pd stanno in tutti i modi cercando di cambiare il cavallo in corsa. In queste ore si cerca di convincere Crocetta a farsi da parte, in cambio di “sicura riconoscenza”, sostituendolo con un candidato “fine di mondo”. Chi sia costui è difficile dirlo, numerosi sono stati infatti i “no grazie” collezionati nei mesi scorsi dal segretario regionale del Pd, Giuseppe Lupo, che era arrivato persino a tentare inutilmente di convincere Pippo Baudo.

In testa ai sondaggi sta dunque Claudio Fava, il candidato che “quelli che di politica ne capiscono” davano fuori dalla corsa. In realtà Fava nella corsa c’è sempre stato, ma una delle principali armi quando si controllano i media è quella di creare un luogo comune: si spacciava per verità indiscutibile il fatto che Crocetta era il candidato più forte, votare per Fava – si diceva con spocchiosa sicumera – sarebbe come dare un voto alla destra, poiché lo si toglie al vero competitore. Invito “al voto utile”, turandosi il naso e magari vomitando, ma sempre con “grande senso di responsabilità”. Oggi dovrebbero essere costoro a far marcia indietro e, in nome del “senso di responsabilità”, sostenere senza se e senza ma la candidatura di Fava.

Penso che il voto a Fava sia assolutamente un voto utile a prescindere dai sondaggi, che dovrebbero invece fare riflettere chi ancora in queste ore ragiona sull’ipotesi di mettere in campo candidature di disturbo. Il voto a Fava è un voto utile perché è un voto contro Il Sistema trasversale che ha governato la Sicilia. Uno scrittore caustico come Alfio Caruso, con felice acronimo, ha chiamato questo sistema PUS (Partito Unico Siciliano). Un Sistema nel quale i protagonisti sono politica, mafia, economia, editoria, burocrazia. Un Sistema col quale, in nome di interessi spesso inconfessabili, sono ormai coinvolti larga parte dei dirigenti del Pd e pezzi della cosiddetta antimafia di carta: quella dei convegni, dei salotti televisivi.

E’ questo Il Sistema che va rotto. Per farlo non ci vuole l’acquiescenza verso una classe politica collusa, ci vuole radicalità assoluta sui valori. E’ necessaria la totale indisponibilità al compromesso, ci vuole rabbia per quello che ci è stato tolto… e il modo ancor (ci) offende! Fava è una speranza di cambiamento, ma è solo un uomo e, da solo, un uomo non potrà cambiare niente. Potrà farlo solo se cambieremo noi tutti, se avremo voglia di essere la sua forza. Se non lo faremo sarà nostra la responsabilità. Solo nostra.

Siamo stati governati da sciacalletti e jene e anche noi siamo diventati jene e sciacalli. Forse questa è l’occasione per trovarli – dentro di noi, dove sono sempre stati – gli artigli dei Gattopardi rampanti. Il gradimento per Fava ci dice che i siciliani, dentro l’abominio a cui si sono da essi stessi condannati, stanno lentamente ritrovando il coraggio di essere liberi.

Alla fine in cabina ci andiamo in due: noi e la nostra coscienza che adesso, forse, non è più disposta a farci sconti.