”Dobbiamo sopravvivere e rimanere sotto l’ombrello dell’euro, perchè è l’unico modo per proteggerci da una povertà che non abbiamo ancora sperimentato”. Lo ha dichiarato al settimanale Vima il ministro delle Finanze greco, Yannis Stournaras, in vista di una settimana cruciale di incontri fra il governo greco e i vertici europei e valle di uscite allo scoperto dei partner  Ue che hanno iniziato ad ammettere l’esistenza di piani per far fronte al crack ellenico e, quindi, all’uscita della Grecia dalla moneta unica. Ovvero, con un gioco di parole tra Grecia ed exit strategy, la Grexit. 

“Chiunque attui una decisiva politica di riforme, ottiene la solidarietà europea. Chi non rispetta le regole e rompe gli accordi siglati non può attendersi aiuti finanziari”. Ha detto dal canto suo il ministro tedesco dell’economia, Philipp Roesler in un’intervista allo Spiegel online dove la Grecia non viene mai citata, anche se il messaggio al Paese è chiaro: “l’Europa e l’euro non possono fallire per colpa di chi blocca le riforme”.

Bordata più diretta dal capogruppo della Cdu al Bundestag, Volker Kauder, secondo il quale “la Grecia deve rispettare le promesse. Non c’è spazio per altre manovre: né in termini di tempo né in termini di sostanza”. Secondo il politico tedesco se Atene chiedesse di rivedere i patti “si tratterebbe di un altro accordo rotto che è esattamente ciò che ci ha condotto alla crisi”.

Il governo greco deve mettere a punto tagli per circa 11,5 miliardi di euro per poter accedere al nuovo pacchetto di aiuti di Unione europea e Fondo monetario internazionale. “Se non prendiamo queste misure, allora la nostra permamenza nell’euro sarà a rischio”, ha sottolineato Stournaras secondo il quale per Atene non ci sono alternative. “Abbiamo il sistema di welfare piu’ costoso dell’Eurozona e non possiamo più mantenerlo con soldi presi in prestito”.

L’ennesimo piano di risparmi da lacrime e sangue dovrebbe essere approvato da Atene all’inizio della prossima settimana e dovrebbe toccare tra il resto funzionari pubblici e sanità (1 miliardo); il budget per i dipendenti delle società controllate dal governo (1 miliardo); sussidi (1 miliardo); pensioni (2,6 miliardi); assicurazioni e cliniche pubbliche (2 miliardi); governo (1,5 miliardi); città e comuni (1 miliardo); difesa (1 miliardo) e istruzione (500 milioni).  

Tuttavia secondo le indiscrezioni circolate ieri potrebbe non bastare ancora, dal momento che il buco di bilancio della Grecia non sarebbe di 11,5 miliardi, ma di 14 miliardi, come risulterebbe dalla visita ad Atene della Troika composta dalla Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale Banca centrale europea.

Aggiornamenti sono attesi a partire da mercoledì 22, quando il presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, si recherà ad Atene per rendersi conto in prima persona della situazione. Il giorno dopo, il 23, Angela Merkel riceverà a Berlino il presidente francese François Hollande, e il giorno dopo il premier greco Samaras che punta a ottenere più tempo per rientrare dei finanziamenti.  Il 3 settembre, infine, la Troika preparerà un nuovo rapporto che determinerà il futuro della Grecia.